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guerra liturgica

Rito congolese sì, Messa in latino no

L'apprezzamento del Papa per la Messa in Congo, con un rito peculiare che risente degli usi locali, si scontra con gli allarmi circa un "giro di vite" sul rito romano antico.

Borgo Pio 18_02_2023

Cresce l'allarme tra i fedeli legati al rito tradizionale della Messa su un possibile "giro di vite" della Santa Sede. Allarme lanciato in Italia dal ben informato blog Messainlatino e che potrebbe assumere la forma di una costituzione apostolica che stringerebbe ulteriormente le restrizioni già in atto dal 2021, quando il motuproprio Traditionis Custodes ha di fatto posto fine alla paziente "riconciliazione liturgica" tessuta nel pontificato di San Giovanni Paolo II e più ancora in quello di Benedetto XVI. L'obiettivo già dichiarato del resto è quello di non limitarsi a restringere, ma di porre fine totalmente al rito romano antico.

Eppure pochi giorni fa il Papa ha espresso apprezzamento per il rito congolese:«Il rito congolese mi piace, perché è un’opera d’arte, un capolavoro liturgico e poetico. È stato fatto con senso ecclesiale e con senso estetico. Non è un adattamento, ma una realtà poetica, creativa, per essere significativo e adeguato alla realtà congolese. Per questo sì, mi piace e mi dà gioia», ha detto ai gesuiti del Congo e Sud Sudan. Rito che nel 2020 aveva definito «via promettente anche per l’eventuale elaborazione di un rito amazzonico».

E più di una volta aveva esaltato la bellezza delle liturgie orientali, per esempio durante il viaggio a Cipro quando proprio in riferimento alla varietà dei riti aveva affermato: «Non ci sono e non ci siano muri nella Chiesa cattolica, per favore! ». Muri che inspiegabilmente si innalzano soltanto davanti alla forma tradizionale della liturgia romana.