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INTERVISTA / GULLÓN

Rispondere alla chiamata di Dio: la vera storia dell’Opus Dei

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A La Bussola parla il coautore del primo testo storiografico dedicato all’Opera fondata da san Josemaría Escrivá, frutto della ricerca negli archivi e dell'amore per il carisma. Quasi un secolo di vita e una schiera di uomini e donne impegnati a vivere (e studiare) la fede.

Ecclesia 21_01_2026
Wikimedia Commons - Author: Pablovarela

«Un messaggio divino e carismatico rimane integro se le persone dell’istituzione che lo preserva lo fanno proprio e lo diffondono con cura», spiega alla Nuova Bussola Quotidiana José Luis González Gullón, sacerdote dell’Opus Dei e docente di Storia presso la Pontificia Università della Santa Croce. Ma siccome questo non è possibile senza la conoscenza della propria storia risulta fondamentale che Gullón, insieme a John F. Coverdale, sempre sacerdote dell’Opera e già professore di storia alla Princeton University, abbia deciso di pubblicare un volume storiografico sulla realtà carismatica fondata da san Josemaría Escrivá (Opus Dei. Una storia, Ares, Milano 2025), soprattutto ora che «le persone che facevano parte della sua cerchia ristretta» non ci sono più: «Aveva senso raccontare quegli anni, così importanti per qualsiasi istituzione: fino ad ora non era stata pubblicata alcuna storia e, in qualità di storico e sacerdote dell’Opus Dei, mi ponevo delle domande sul passato dell’Opera. Dopo una lunga ricerca negli archivi, credo di aver trovato delle risposte che condivido con tutti nel libro».

Per santa Teresina di Lisieux la santità passava dall’offrire a Dio ogni piccolo gesto, mentre Escrivá sottolineò che questo era possibile ad ogni uomo, anche laico. Ci si chiede, però, come si possa realizzare nella frenesia di oggi un programma di vita e preghiera come quello che il fondatore dell'Opera proponeva?
San Josemaría diceva che, secondo il carisma che aveva ricevuto, il ritmo intenso con cui viviamo non è un ostacolo, ma cammino per chi si sente e vive come figlio di Dio. Senza dubbio, sorprende la proposta di Escrivá che invita a essere contemplativi di Gesù in tutte le attività che si svolgono. Egli affermava che non solo è possibile, ma è anche vocazionale: Dio ti chiama a essere unito a Gesù dove vivi, dove lavori, dove sei. Questo è il messaggio evangelico che ricorda l’Opus Dei. Per quanto riguarda i modi per realizzarlo, Escrivá spiegava che noi cristiani abbiamo, da un lato, il rapporto con Dio attraverso la preghiera e la frequente ricezione dei sacramenti dell’Eucaristia e della Penitenza, insieme alla direzione spirituale e la formazione sulle verità della vita cristiana. Dall’altro lato, la realizzazione più perfetta possibile delle nostre attività professionali, familiari e sociali è la materia con cui ci santifichiamo, cresciamo come persone e ci doniamo agli altri.

Il vostro fondatore fu accusato da alcuni di essere un progressista, mentre in epoca postconciliare fu visto da molti altri come un rigido tradizionalista da molta parte della Chiesa. In realtà, cosa rendeva lo rendeva equilibrato?
Non ho dubbi: l’unione con Gesù. Così invitava tutti, laici e sacerdoti, donne e uomini, sposati e celibi, a intraprendere lo stesso cammino che percorreva lui: cercare Gesù, trovare Gesù, amare Gesù. Diceva che la vita ha pieno senso quando si vive con Dio. E non aveva alcun problema a proporre un rapporto personale e intimo, tanto che usava il verbo innamorarsi di Gesù. Mi sembra che questa fosse la sua forza. Predicava ciò che viveva e viveva ciò che amava.

Di fronte al deragliamento dottrinale dei membri di diversi movimenti, quelli dell’Opus Dei sembrano reggere maggiormente alla confusione dei tempi. Come mai, secondo lei?
San Josemaría aveva una vera passione per spiegare la verità. A volte diceva che il più grande nemico di Dio è l’ignoranza e che l’Opus Dei è una grande catechesi. Per questo motivo l’Opera ha sempre attribuito grande importanza alla formazione dottrinale per ogni tipo di persona, dagli intellettuali a coloro che hanno un’istruzione elementare. C’è un’altra espressione che il fondatore amava usare: bisogna avere «dottrina da teologi e pietà da bambini». Entrambi gli elementi sono importanti nella vita cristiana. Infatti, nello studio che pubblico faccio ricerche su migliaia di uomini e donne, alcuni vivi e altri defunti, che hanno seriamente intrapreso la santità come programma di vita e allo stesso tempo si sono impegnati a studiare la fede che vivevano: queste persone non erano perfette, ma erano oneste. In ogni circostanza, ognuno ha risposto a modo suo alla chiamata che Dio gli ha rivolto. Questa è la vera storia dell’Opus Dei.

L'Opus è opera di Dio, affermava Escrivá. Che differenza c'è fra questa e i movimenti sorti nel post-concilio?
Mi sembra che la differenza risieda nel messaggio originario di ogni realtà, cioè in ciò che Dio chiede agli uomini attraverso un carisma specifico. È poi logico che ci siano alcuni elementi comuni tra i carismi, perché tutti hanno la stessa radice evangelica e lo stesso fine di unione con la divinità; in fin dei conti, un carisma è un cammino concreto all’interno della Chiesa che conduce all’unione con Gesù e alla missione apostolica. Allo stesso tempo, ogni istituzione ha le proprie caratteristiche che la distinguono dalle altre famiglie cristiane; questi elementi originali apportano luce e ricchezza ai modi in cui Dio realizza la salvezza degli uomini. Nel caso dell’Opus Dei, comprendere la secolarità come vocazione è qualcosa di caratteristico: i laici e i sacerdoti diocesani sono chiamati a unirsi a Dio attraverso le attività che svolgono ogni giorno.

Avete patito, pregato e offerto per anni al fine di occupare il vostro posto particolare al servizio della Chiesa. Cosa accadde?
Un carisma suscitato da Dio deve trovare una sistemazione giuridica nella Chiesa. Prima viene la vita, il fiorire dei tempi iniziali, e poi diventa necessaria una struttura canonica adeguata al messaggio. Questo rapporto tra l’autorità della Chiesa e un carisma deve realizzarsi attraverso un dialogo sereno, che si nutre di tempo, ascolto e rispetto reciproco. Si tratta di un flusso benefico attraverso il quale la Chiesa accoglie i nuovi carismi quando constata la loro fedeltà alla fede e i frutti di santità che producono, e i carismi si comprendono come realtà che appartengono all’unico Corpo mistico di Cristo. Nel caso dell’Opus Dei, dal 1982 la figura giuridica che lo colloca all’interno del diritto della Chiesa è la cosiddetta prelatura personale, in cui laici e sacerdoti, con unità vocazionale, sono sotto la giurisdizione di un prelato per quanto riguarda lo scopo proprio dell'Opus Dei.

Alla guida dell’Opus, dopo Escrivá, ci furono per decenni due suoi stretti collaboratori che lo avevano seguito fin dall’inizio e ciò ha garantito che l'Opera non fosse soggetta a interpretazioni errate. Dopo quasi 100 anni potete dire di aver mantenuto perfettamente integra l’Opera?
Un messaggio divino e carismatico rimane integro se le persone dell’istituzione che lo preserva lo fanno proprio e lo diffondono con cura. All’Opus Dei sta accadendo ciò che è successo ad altre realtà ecclesiali quando hanno raggiunto il loro primo centenario. Finora, l’Opera era caratterizzata dalla vita del fondatore e delle persone che facevano parte della sua cerchia ristretta. Ora i membri dell'Opus Dei devono unire la fedeltà allo spirito originale con una risposta ai cambiamenti nella società, nella Chiesa e nella stessa istituzione, il che implica una certa evoluzione nei modi di fare e di dire. Riusciranno a portare avanti questa sfida attraverso lo sforzo per la santità personale e l’amore per l’unità.

L’apostolato dell'amicizia è la modalità scelta da Escrivá per evangelizzare, come la vivete oggi?
San Josemaría Escrivá spiegava che, normalmente, il messaggio della santità nel mondo si trasmette da persona a persona: un amico che parla con un altro, una madre con un figlio, un operaio con un collega di lavoro. Questo modo di diffondere il Vangelo ha un grande impatto perché in una conversazione faccia a faccia si apre il cuore all’altra persona, si condivide il proprio incontro con Gesù Cristo con l’ascoltatore e si mantiene un dialogo aperto, sincero e profondo. Allo stesso tempo, Escrivá disse che le persone dell’Opus Dei con l’intervento di amici e cooperatori avrebbero avuto alcune attività collettive di carattere educativo e assistenziale che sarebbero state come una vetrina pubblica dello spirito dell’Opera. Nel caso della città di Roma penso, ad esempio, al Centro Elis o all’Università Campus Bio-Medico. Dal punto di vista istituzionale, l’Opus Dei pubblicizza le proprie iniziative attraverso il suo sito web — disponibile in oltre 40 lingue e visitato da circa due milioni di persone ogni anno — oltre che tramite la presenza sui social network e altri canali di comunicazione. Sul sito è disponibile una mappa interattiva con i centri dell’Opera in Italia. Vi si trovano inoltre testimonianze di membri, notizie su attività, una sezione dedicata ai dati economici e le pagine con gli statuti. Questi elementi istituzionali — e lo stesso vale a livello individuale — danno frutti evangelizzatori quando sono composti da persone che cercano di essere contemplative nel mondo, sono unite al Papa e alla Chiesa e hanno un chiaro senso della missione.



La storia

San Josemaría Escrivá e la nascita dell’Opus Dei

26_06_2025 Antonio Tarallo

All’origine dell’Opus Dei c’è un ritiro che il suo fondatore, allora giovane sacerdote, fece presso i lazzaristi. Il dialogo nel silenzio con Dio gli fruttò una «illuminazione su tutta l’Opera», che prese forma nei mesi e anni seguenti.

INTERVISTA

«Vi racconto il mio amico san Josemaría Escrivá»

Pippo Corigliano, portavoce storico dell'Opus Dei, ci racconta cosa significa aver vissuto al fianco di un Santo e di come quell'incontro abbia stravolto la sua vita. Di san Josemaría ci rivela i tratti più affascinanti, quelli che hanno conquistato migliaia di anime all'amore di Dio. Perché questo era Escrivá: «Un padre che ci ha insegnato ad amare il mondo come Gesù, a chiamare Dio "Papà" e a ridere della vita sino alle lacrime».
- EN ESPAÑOL 

UN SANTO AL CINEMA

Josemaría Escrivà che sconfigge i draghi dell'odio

09_04_2011

Roland Joffè confeziona una pellicola fedele ai dati storici e intrigante.
La Spagna si divide, ma il film sbanca.
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