• Blasfemie

Ricky Martin: «Maria ha prestato il suo grembo»

Il cantante Richy Martin, omosessuale dichiarato e “sposato” con un altro uomo, ha avuto dei bambini con la pratica dell’utero in affitto (ad oggi sono 4 i figli di Martin). In un’intervista al quotidiano spagnolo El País del 21 giugno scorso ha dichiarato: «Io non ho noleggiato nessun utero, l’utero mi è stato prestato e più volte. Per questo porto su un piedistallo queste grandi donne che mi hanno aiutato a crescere la mia famiglia. Come ho sul suo piedistallo la Vergine Maria, che ha prestato il suo grembo in modo che Gesù venisse nel mondo».

Gli ha risposto via Facebook un suo conterraneo, don Leonardo J. Rodriguez, sacerdote della parrocchia Maria Madre de la Misericordia di Guaynabo: « L’uso capriccioso dei nostri corpi o parti di essi viola la dignità umana. Non è possibile affittare o acquistare una persona o parte di una persona, proprio perché si tratta di una persona e non di una cosa. Per lo stesso motivo i bambini non dovrebbero nascere tramite la fecondazione in vitro perché non abbiamo il diritto di avere figli, perché i bambini, proprio perché sono delle persone, non sono oggetto di diritti, ma soggetti. Volere essere un padre o una madre a tutti i costi, indipendentemente dai mezzi usati per esserlo, può finire per diventare una violazione della dignità dei bambini a cui si dice di amare così tanto.

[…] La Vergine Maria non “prestò” a Dio il suo corpo o il suo corpo; prima di tutto perché il corpo è un dono di Dio, in effetti non è nostro bensì suo, così come lo Spirito e l’anima. In secondo luogo, siccome non possiamo separare spirito, anima e corpo, Maria non prestò il suo ventre a Dio, ma si consegnò tutta a Lui: il suo spirito, l’anima e il corpo. E quando disse «Ecco la serva del Signore» si donò completamente a Dio, non per fare la sua volontà capricciosa, bensì per compiere la volontà salvifica di Dio. C’è grossa differenza tra questo e ciò che afferma il sig. Martin.

Maria non ha prestato il suo grembo a Dio, perché i prestiti sono per un tempo limitato, mentre lei ha dato tutta la sua vita, per sempre. Maria non prestò il suo grembo a Dio e poi diede suo Figlio a un’altra persona per allevarlo, come se fosse stata una cosa di cui poteva liberarsi, anche se l’avesse portata per nove mesi nel suo grembo, ma fosse stata una sua vera Madre; al punto che pur essendo suo figlio Dio e lei è una creatura, la chiamiamo – ed è veramente la Madre di Dio – non un’incubatrice di Dio, né tantomeno l’utero di Dio.

Nell’intervista il sig. Martin afferma: «Vorrei che i miei figli crescano vulnerabili e che vivano la realtà della vita umana». Maria ebbe cura del Figlio che portò in grembo, lo accompagnò nel suo percorso di crescita umana, non lo consegnò ad un uomo ricco e famoso affinché lo crescesse nel suo palazzo. Suo Figlio, per il mistero dell’Incarnazione, si fece veramente vulnerabile, si incarnò in un popolo semi-sconosciuto, nacque e visse in povertà e morì miserevolmente, assumendo così tutta la vulnerabilità e la realtà umana.

[…] Noi cristiani, noi sì che abbiamo Maria su un piedistallo, un piedistallo offertole da Dio, non da lei né da noi. Offerto, non perché avrebbe offerto generosamente il suo utero, ma perché ha donato a Dio tutto il suo cuore e la sua esistenza per divenire, non l’incubatrice di Dio, ma la Madre del Figlio di Dio».