a cura di Anna Bono
  • Repubblica democratica del Congo, quattro milioni di profughi

Repubblica democratica del Congo, una crisi peggiore di quella del Medio Oriente

La giornata mondiale del migrante e del rifugiato, celebrata il 14 gennaio, in Italia si è incentrata sui flussi illegali di emigranti provenienti da Africa e Asia. D’altra parte rappresentano il problema che più coinvolge il paese. Ma nel mondo ci sono 60 milioni di profughi, per circa un terzo rifugiati e per due terzi sfollati. Sarebbe stato opportuno approfittare della ricorrenza per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla loro sorte, sottolineando le situazioni più gravi. Una in particolare, quella dei profughi delle province orientali e centrali della Repubblica democratica del Congo, avrebbe meritato attenzione. Incessanti conflitti tra gruppi armati che infieriscono sulla popolazione sono la causa di una crisi umanitaria che dura ormai da anni, aggravandosi periodicamente in certe regioni. Si ritiene che nel 2017 in media 5.500 persone al giorno abbiano lasciato casa e beni per sottrarsi alla violenza dei combattenti. Già a luglio l’Unicef aveva definito quella dell’Rdc una delle più gravi emergenze per l’infanzia, con 850.000 bambini profughi nella sola provincia del Kasai. A fine anno per dimensioni e gravità la situazione è stata definita dal Consiglio norvegese per i rifugiati una “mega crisi”, peggiore persino di quella in Siria, Yemen e Iraq. In Rdc i rifugiati e gli sfollati sono in tutto 4 milioni, ma le persone che lottano per sopravvivere, in estrema difficoltà, sono sette milioni.