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Renzi straborda in Tv. E torna il tormento par condicio

In prossimità di ogni consultazione elettorale riesplode, puntuale come un orologio svizzero, la polemica sul rispetto delle norme sulla par condicio. Questa volta a inalberarsi è il centrodestra e il Movimento Cinque Stelle, perché il premier Matteo Renzi è stato ospite negli studi de L’Arena, di Massimo Giletti, su RaiUno

Il premier Matteo Renzi

In prossimità di ogni consultazione elettorale riesplode, puntuale come un orologio svizzero, la polemica sul rispetto delle norme sulla par condicio. Una legge fatta nel 2000 da una maggioranza di centrosinistra obbliga, infatti, tutte le emittenti radiotelevisive, durante la campagna elettorale, a garantire parità di spazi a tutte le forze politiche in campo. Questa volta a inalberarsi sono le opposizioni di centrodestra e il Movimento Cinque Stelle, perché il premier Matteo Renzi è stato ospite, domenica pomeriggio, nella fascia di massimi ascolti pomeridiani, negli studi de L’Arena, di Massimo Giletti, su Rai 1. Ha parlato di bonus pensioni, l’argomento del giorno, ma ha avuto la possibilità di esternare su tutti gli altri temi oggetto delle attenzioni del governo, dalla scuola alla politica estera, passando per le elezioni regionali. 

Apriti cielo! Sia Renato Brunetta (Forza Italia), seguito a ruota dai colleghi di partito Maurizio Gasparri e Paolo Romani, sia Roberto Fico (Movimento Cinque Stelle) hanno subito annunciato ricorsi all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) per denunciare una presunta violazione della par condicio. La sovraesposizione mediatica di Renzi penalizzerebbe, secondo forzisti e pentastellati, l’equilibrio nella propaganda politica. Brunetta ha annunciato anche un esposto alla Commissione parlamentare di vigilanza Rai, peraltro presieduta dallo stesso Fico. I dati sullo spazio dedicato al governo durante i tg documentano, in effetti, una posizione dominante: oltre il 37% del minutaggio complessivo, a fronte del 27% occupato dal governo berlusconiano nel 2010, anno delle precedenti consultazioni elettorali regionali. Peraltro il Tg1, da cui dipende la trasmissione di Giletti, appare in buona compagnia nell’atteggiamento filogovernativo, se è vero che anche il berlusconiano Tg5 dedica uno spazio soverchiante all’esecutivo. La questione cruciale, però, attiene alla regola dei tre terzi. In ogni Stato europeo in cui vige il principio della par condicio, un terzo dello spazio informativo viene dedicato alla maggioranza, un terzo all’opposizione e un terzo al governo. Risulta tuttavia difficile distinguere il piano della maggioranza da quello del governo. Quando Renzi “esonda” in Tv raccontando quello che fa il suo governo, fa informazione di pubblica utilità, informazione istituzionale nell’interesse dei cittadini o fa propaganda politica, essendo anche segretario del partito di maggioranza relativa?

Il quesito si è già posto all’epoca dei governi berlusconiani, quando l’ex Cavaliere veniva intervistato come Presidente del Consiglio, ma indirettamente tirava anche la volata al suo partito, esaltando misure e provvedimenti adottati dal governo da lui presieduto. Inoltre, domenica scorsa, a gettare benzina sul fuoco è stata anche Lucia Annunziata, che nel suo contenitore In mezz’ora (Rai 3), sempre nella fascia pomeridiana di massimi ascolti, ha ospitato il dissidente forzista, Raffaele Fitto, il quale ha attaccato Forza Italia (più di quanto forse non avrebbe fatto un esponente del Pd) e ha picconato l’attuale centrodestra, alimentando ulteriore disaffezione nell’elettorato di quell’area politica. Di qui i ripetuti attacchi di alcune forze politiche ad Agcom, che oggi si riunirà per valutare eventuali sanzioni nei confronti della Rai o, più probabilmente, iniziative per riequilibrare gli spazi di visibilità mediatica maggioranza-opposizione. L’Autorità potrebbe, ad esempio, imporre a Giletti di ospitare, domenica prossima (sarà l’ultima domenica prima delle elezioni del 31 maggio), uno o più esponenti delle opposizioni al governo Renzi, affinché possano controbattere alle cose dette dal premier, senza contraddittorio, domenica scorsa. Basterà per placare gli animi di chi protesta e arriva perfino a chiedere le dimissioni di Cardani, presidente dell’Agcom?

Improbabile, perché il difetto sta nel manico, cioè in una normativa che appare sempre più inadeguata a regolamentare la materia della propaganda elettorale. Impervia risulta, infatti, la distinzione tra trasmissioni informative, trasmissioni di approfondimento e trasmissioni di intrattenimento, così come l’applicazione di un rigido bilancino fondato su criteri di misurazione meramente quantitativi. E poi c’è il mare magnum della Rete, attraverso cui passa ormai buona parte del confronto politico, e che sfugge a rigide segmentazioni e a trasparenti misurazioni, con l’aggravante dell’inefficacia dei controlli. Di qui la necessità di una riforma della legge sulla par condicio, varata quindici anni fa, quando il contesto mediatico era molto meno evoluto di oggi sul piano tecnologico. 

Il “caso Giletti” potrebbe risvegliare il dibattito sulla modifica di alcuni punti di quella normativa, che in linea di principio è utilissima a garantire l’uguaglianza sostanziale nella propaganda elettorale, ma che, soprattutto negli ultimi anni, è diventata di problematica e spesso sterile applicazione.