• GANDOLFINI A VERONA

"Renzi, ci ricorderemo". Le famiglie non dimenticano

In poco più di sei mesi i vertici del Comitato famiglie per il No, diretta espressione della realtà del Family day, hanno incontrato centinaia di migliaia di famiglie. Il tour si è concluso a Verona. Massimo Gandolfini ha illustrato tutte le ragioni del No: non una vendetta, ma l'opposizione a un disegno politico che mira alla disgregazione della famiglia.

Famiglie per il No

“Renzi ci ricorderemo” recitava uno striscione al Circo Massimo lo scorso gennaio, nella piazza che contestava l’imminente approvazione della unioni civili. “Renzi ti ricorderai di noi” è l’auspicio del movimento di popolo guidato da Massimo Gandolfini che dallo scorso maggio ha organizzato centinaia di incontri in tutta Italia per illustrare e promuove un NO ragionato alla riforma costituzionale Renzi/Boschi. 

In poco più di sei mesi i vertici del Comitato famiglie per il No, diretta espressione della realtà del Family day, hanno incontrato centinaia di migliaia di famiglie in ogni angolo della penisola rispondendo al guanto di sfida lanciato dal premier che promise di andare a spiegare le modifiche della Carta in ogni parrocchia del Paese. 

Del segretario del Pd non si è vista traccia, ma nel frattempo Gandolfini e i suoi sodali hanno calcato le sale degli oratori, dei cinema e dei teatri di quartiere, dei paesi e dei piccoli borghi, concludendo il loro tour sabato a Verona, a piazza della Cittadella, in un comizio partecipato da diverse migliaia di persone. 

Il messaggio lanciato non lascia spazio alle mistificazioni della stampa che tira la volata al pensiero unico. Gandolfini ha di nuovo sgombrato il campo da ogni strumentalizzazione: “La decisione di votare No non è una vendetta, ma la logica conseguenza davanti ad un governo che ha portato avanti a colpi di fiducia leggi contro la vita e la famiglia e tramite una riforma che indebolisce la rappresentanza popolare vuole riscrivere l’antropologia della società italiana”. 

Obiettivo dichiarato è fermare la deriva centralista che l’attuale governo sta promuovendo. “L’accentramento del potere in un'unica direzione nega di fatto la democrazia e del bilanciamento dei poteri – ha spiegato ancora Gandolfini nella città scaligera -. L’annullamento dei corpi intermedi, primo fra tutti la famiglia, allontana la partecipazione del popolo alle decisioni che lo riguardano”. 

Inutile infatti girarci intorno, leggi liberticide, come il ddl Scalfarotto sull’omofobia e le linee guida della buona scuola che rendo obbligatoria l’educazione di genere in tutte le scuole di ogni ordine e grado, attendo dormienti solo l’approvazione della riforma per essere approvate alla velocità della luce nelle aule parlamentari senza alcun margine di discussione. 

“Il nuovo assetto istituzionale, anche a causa alle riforma elettorale, accentra il potere nella figura del premier e verrà utilizzato, come dicono pubblicamente i vertici del Pd, per completare la trasformazione del tessuto sociale italiano – ha aggiunto Gandolfini -. Le unioni civili sono infatti solo il capo fila di una politica tesa all’approvazione delle adozioni per tutti; del suicidio assistito; dell’estensione della procreazione artificiale a coppie gay e single; della regolamentazione dell’utero in affitto, delle leggi sulla omo-fobia e della legalizzazione delle droghe”. Un programma indicato pubblicamente dalla stessa senatrice Cirinnà: con un parlamento monocamerale e controllato, grazie all’Italicum, da un solo partito, ogni mozione sul matrimonio egualitario passera nell’arco di 70 giorni. 

Sul palco di Verona il Comitato famiglie per il NO ha voluto anche rendere un piccolo omaggio ai parlamentari che si sono distinti per il loro impegno contro le unioni civili e per il NO al referendum costituzionale. Eugenia Roccella, Carlo Giovanardi, Lucio Malan, Maurizio Gasparri, Gian Marco Centinaio e Alessandro Pagano hanno evidenziato, nei loro brevi interventi, l’importanza dell’appuntamento referendario in un contesto Occidentale che vede importanti novità sul fronte della deriva antropologica. Il meccanismo della globalizzazione forzata e della disintermediazione che appiattisce popoli e identità e decostruisce l’umano si è infranto – oltre ogni aspettativa - sulla Brexit e sul fenomeno Trump. Il 4 dicembre può essere la data di una nuova disfatta dei gendarmi del progressismo a senso unico.  

Gandolfini ha concluso l’evento veronese chiedendo un ultimo sforzo ad un popolo che dal giugno del 2015 si è sempre mobilitato a proprie spese: “Non date retta ai sondaggi il risultato del voto dipende da tutti noi, parlate con gli indecisi e motivate la ragioni del nostro impegno”. 

Un ultimo pensiero è dedicato al premier “cattolico” che più di ogni altro ha ignorato con pervicacia la voce della famiglie: “Renzi hai ancora di una settimana di tempo per incontrarci in un confronto pubblico! Noi siamo disponibili sai dove trovarci”.