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QUESITI AMBIGUI E DEMAGOGICI

Referendum, le furbizie verbali per nasconderlo

La maggioranza è stata furba nel dare il titolo elogiativo alla legge sottoposta a referendum. Ma il contenuto del quesito contiene alcune evidenti falsità. Come quella del superamento del bicameralismo paritario o della riduzione del numero dei parlamentari. Per arrivare alla fumosità del quesito centrale. 

Politica 16_10_2016
Matteo Renzi
Caro direttore
vedo che le forze politiche stanno aspramente litigando anche sulla formulazione del quesito che verrà sottoposto al popolo italiano il 4 dicembre (speriamo non sotto la neve) con il referendum costituzionale.
 
Due osservazioni in premessa. La maggioranza governativa è stata molto furba nel dare il titolo elogiativo alla legge sottoposta a referendum, mentre l’opposizione è stata molto ingenua nel non pensare in tempo di cambiare quel titolo (nessuna proposta di emendamento fu mai presentata sul tema) ed in politica occorre anche essere furbi (non come l’Ncd in tema di legge Cirinnà). A parte l’aspetto “elogiativo”, l’intitolazione della legge è molto carente, trattandosi di un provvedimento parlamentare composto da 42 articoli, che cambia un terzo della Costituzione. Da questo punto di vista, il quesito dovrebbe essere completato almeno con queste altre voci, che modificano la costituzione: regolamenti delle Camere, i referendum, la decretazione d’urgenza, la dichiarazione dello stato di guerra, i trattati internazionali, le inchieste parlamentari, l’elezione del Presidente della Repubblica, lo scioglimento delle Camere, la regolamentazione dei pubblici uffici, l’abolizione delle province, la costituzione delle città metropolitane, l’elezione della Corte Costituzionale.
 
Di tutte queste materie non si fa cenno nel quesito, il cui contenuto è, invece, molto demagogico. Mi pare che la Rai sia molto faziosa in materia referendaria, dando uno spazio spropositato alle dichiarazioni di Renzi. Anche quando parla di cipolle, gli fanno fare lo spot per il sì. Trovandoci oramai in campagna elettorale, la Rai dovrebbe rispettare rigorosamente il principio della par condicio, tanto caro alla sinistra (quando era all’opposizione).
 
Detto questo, vorrei smentire il contenuto del quesito referendario, che contiene alcune evidenti falsità, come mi è stato suggerito da un amico “nonno”. Il quesito parla di “Superamento del bicameralismo paritario”. Falso, perché il bicameralismo rimane, con l’aggravante che si è aggiunta una grande confusione tra le competenze della Camera dei Deputati e del Senato, che darà luogo a grandi litigi istituzionali. Basti leggere l’articolo 10 della legge che modifica l’articolo 70 della Costituzione (posto che sia possibile la lettura di un articolo illeggibile e contorto).
 
Il quesito parla di “Riduzione del numero di parlamentari. L’spressione parla alla “pancia” della gente e solo in parte descrive la vera realtà, perché i senatori, anche se in numero minore, rimangono, La riduzione di cui si parla è molto più modesta di quella che era stata effettuata con la riforma voluta (con metodo sbagliato) dal centro-destra e che fu rifiutata dal centro-sinistra.
 
Il quesito parla di “Contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni”. Questa è l’espressione più demagogica e bugiarda dell’intero quesito. In effetti, il contenimento dei costi è quasi risibile. Il Senato, con tutto il suo apparato (che rimane) di personale, di commissioni, di compiti, di strutture, costa 500 milioni l’anno, mentre il risparmio degli stipendi dei senatori si aggira intorno ai 30 milioni, visto che rimarranno i rimborsi spese, che costituiscono parte notevole degli attuali introiti dei senatori. Se poi si pensa che il bilancio della Stato ammonta a circa 800 miliardi, appare evidente come i costi delle “istituzioni” vengono ridotti in misura veramente risibile.
 
L’unica cosa esatta contenuta nel quesito riguarda la soppressione del Cnel, della cui esistenza molti italiani nulla sapevano. L’espressione più grave e pesante contenuta nel quesito è quella che riguarda “La revisione del titolo V della parte II della Costituzione”. In poche, sintetiche e reticenti parole, viene segnalata, senza indicarne i contenuti, la proposta di riforma più pesante contenuta nella legge sottoposta a referendum e che determina una micidiale accentuazione del centralismo statalistico, togliendo moltissimi poteri alle regioni, ai corpi intermedi e, in sostanza, liquidando per sempre il principio fondamentale della sussidiarietà.
 
Il nuovo titolo V sovvertirebbe pericolosamente l’impostazione autonomista data al nostro assetto istituzionale dai nostri padri costituenti. La riforma proposta va nella direzione, voluta dalle grandi lobby del “pensiero unico”, di rendere più decisiva l’oligarchia governativa rispetto alla sovranità popolare. Non a caso il duo Renzi&Boschi non parla mai di questa problematica e si sofferma solo sugli aspetti più demagogici della riforma.
 
Smontato il quesito, occorre impegnarsi nello spiegare a tutti che il NO al referendum costituisce la premessa di una vera riforma più democratica. Non è vero che se vincesse il NO poi per 30 anni non si farebbe più nulla. Solo la demagogia arrogante del Premier scout può affermare questo, insieme ai suoi servitori sedicenti “moderati”.