• IL VIRUS INFETTA LA POLITICA

Recessione dietro l'angolo e prove tecniche di governissimo

L’allarme Coronavirus turba il sonno degli italiani per gli effetti che sta avendo e potrà avere sulla loro salute. E sull'economia del Paese. L’onda recessiva potrebbe travolgere l’apparato produttivo nazionale, che dipende in larga parte dal nord, area maggiormente colpita, almeno per ora, dai contagi. E si fa largo l'ipotesi di un governissimo

L’allarme Coronavirus turba il sonno degli italiani per gli effetti che sta avendo e potrà avere sulla loro salute. Sono in molti, però, a temere che, oltre ai contagi delle persone, ci saranno anche tantissimi fallimenti di aziende. Ristoranti e negozi vuoti da giorni, pioggia di disdette in alberghi e strutture ricettive, per non parlare degli innumerevoli annullamenti di viaggi in treni e aerei. Il settore turistico si prepara a vivere una stagione disastrosa, dovuta anche alla pessima pubblicità che ci stanno facendo nel mondo i nostri principali competitor, cioè gli altri Stati europei.

Per carità, noi ci stiamo mettendo del nostro, con una classe dirigente approssimativa, superficiale, indecisa su tutto e incapace di trasmettere messaggi lineari e coerenti all’opinione pubblica. Dopo che già nell’ultimo trimestre del 2019 si era registrata una recessione, non ci sono dubbi che anche il primo trimestre dell’anno in corso segnerà burrasca. Non è realistico pensare a una ripresa nei prossimi mesi, anzi i contraccolpi dell’emergenza Covid-19 si faranno sentire a lungo e in modo traumatico e devastante.

Va rimarcato, però, un concetto fondamentale, affinchè nessuno dei partiti di governo possa utilizzare alibi: la crisi economica era già in atto, ben prima dell’allarme virus, proprio a causa di alcune scellerate scelte di matrice puramente assistenzialistica compiute dall’esecutivo, che si è dimostrato ancora una volta nemico del ceto medio. Il rinnovo del reddito di cittadinanza e di Quota 100, sommato all’erogazione di sussidi sganciati da ogni logica di produttività e meritocrazia, ha alimentato e sta alimentando una spirale recessiva distruttiva, della quale pagheremo le esose conseguenze nei prossimi anni.

I fattori di debolezza del Sistema Paese sono peraltro collegati, non solo alla fragile struttura della nostra economia, che è seduta su una polveriera pronta a espolodere, che si chiama gigantesco debito pubblico, ma anche all’instabilità politica.

Il premier continua a ostentare la presunta coesione della maggioranza, ma le cose stanno molto diversamente. Ieri Matteo Salvini è salito al Quirinale per rappresentare a Sergio Mattarella il punto di vista delle opposizioni. Cresce, infatti, l’insofferenza dei partiti del centro-destra, ma anche di Italia Viva, verso il Conte-bis, che vivacchia e rinvia tutte le decisioni più delicate, aggrappandosi alle poltrone e alle scadenze del calendario politico-istituzionale. Il fatto che sia previsto il 29 marzo il referendum confermativo sul taglio dei parlamentari (se l’allarme coronavirus dovesse prolungarsi, non sono esclusi rinvii) e che, subito dopo, si debbano ridisegnare i collegi elettorali, mette l’esecutivo al riparo da elezioni politiche anticipate. Non è affatto escluso, però, che ci possano essere altri governi in questa legislatura, proprio in ragione della tempesta economico-finanziaria che potrebbe abbattersi nelle prossime settimane sul nostro Paese.

L’onda recessiva potrebbe travolgere l’apparato produttivo nazionale, che dipende in larga parte dal nord, area maggiormente colpita, almeno per ora, dai contagi. Confindustria ha lanciato al governo il grido d’allarme sulla paralisi attuale e ha auspicato interventi immediati e risolutivi per dare uno scossone al sistema delle imprese affinchè non soccomba.

Ecco perché l’ipotesi governissimo, cioè l’idea di un governo d’emergenza con tutti dentro, chiamato a varare politiche di rilancio dell’economia senza divisioni laceranti e senza contrapposizioni tra maggioranza e opposizione, potrebbe tradursi in realtà. Anzi, si sarebbe saldato un fronte inedito tra i due Matteo, entrambi interessati a scalzare Giuseppe Conte da Palazzo Chigi. Avranno parlato senz’altro anche di questo ieri al Quirinale Sergio Mattarella e il leader del Carroccio. Dopo tutto era stato proprio un fedelissimo del Capitano, lo stratega Giancarlo Giorgetti a far circolare la possibilità che un governo istituzionale sostituisse un moribondo e ibrido Conte-bis, fortemente minoritario nell’opinione pubblica e decisamente detestato proprio dai ceti più produttivi del nord.

Ma gli ostacoli alla formazione di un nuovo governo che traghetti l’Italia fuori dalla crisi e la conduca entro un anno a elezioni anticipate, con un Parlamento presumibilmente dimagrito a seguito della probabile vittoria dei “si” al referendum anti-casta, sono due. Da una parte il Pd, che dovrebbe spiegare ai suoi elettori le ragioni di un governo con amici e nemici, Lega compresa. Dall’altra Giorgia Meloni, che ha sempre escluso governissimi, ribadendo che dopo Conte potranno esserci solo elezioni anticipate. Se la leader di Fratelli d’Italia non si convincesse, difficilmente un esecutivo di solidarietà nazionale potrebbe vedere la luce. Matteo Salvini non lascerebbe mai all’alleata-rivale un campo elettorale così ampio per intercettare tutto il dissenso anti-governativo.