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Quote arcobaleno in sanità

Manlio Converti, presidente di Amigay che è un’associazione di medici LGBT, pubblica una lettera sul Quotidiano Sanità in cui chiede “riconoscimenti istituzionali, come potrebbero essere le quote arcobaleno”.

Le quote arcobaleno non hanno ragion d’essere perché, al di là delle riserve morali che concernono la condizione omosessuale e le relative condotte, l’ordine dei medici, come qualsiasi consesso rappresentativo, non deve rappresentare tutte le tipologie dell’umano esistente. A seguire questa logica dovremmo avere rappresentati delle seguenti categorie in ogni parlamento e in ogni ordine professionale: anziani e giovani, abili e disabili, alti e bassi, magri e grassi, sposati e non, juventini, milanisti, etc.

Inoltre chiedere quote rosa significa ammettere di essere portatori di un handicap connaturato alla condizione omosessuale, handicap che dovrebbe essere invece compensato da un intervento dall’alto. Alle persone disabili è giusto riservare dei parcheggi dedicati – quote di parcheggio: volere simili quote negli ordini professionali per i medici omosessuali non significa forse riconoscersi “disabili” come professionisti proprio perché omosessuali?

https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=58465