a cura di Stefano Fontana
  • CHIESA & POLITICA

Quei laici in politica che tradirono la dottrina

Quando la società era cristiana non c’era bisogno di una presenza organizzata di fedeli laici. La necessità si presentò nell’Ottocento, quando gli Stati divennero tutti laicisti e la modernità politica mostrò il suo carattere intrinsecamente irreligioso. A quel punto bisognava contrastare il laicismo istituzionalizzato: nacque la Dottrina sociale della Chiesa e nacque anche il laicato organizzato. Dapprima si pensò di puntare non sulla politica ma sulla religione e poi sulla società. In seguito si arrivò anche alla politica. La Gerarchia intervenne perché ci furono molte deviazioni dottrinali e pratiche, ma l’idea di un laicato organizzato e militante non morì. Pio XII aveva ancora l’idea della società cristiana, ma anche lui dovette affidarsi ai laici politicamente organizzati. Anche nel postconcilio si continuò a puntare sui laici organizzati nella società. Giovanni Paolo II affidò loro il compito della “nuova evangelizzazione”.

Tra laicato organizzato è Dottrina sociale della Chiesa c’è uno stretto legame e anche, possiamo dire, un certo equivoco. Il legame è che, come già detto, sia la Dottrina sociale che l’organizzazione sociale e poi politica dei laici cattolici, nasce dopo la constatazione degli esiti anticristiani della modernità, confluiti nella Presa di Roma. La Dottrina sociale doveva dare i principi per l’azione con lo scopo di ripristinare la società cristiana che era stata distrutta. A quel tempo c’era ancora una società pervasa di sentimento religioso, anche se il Paese legale era massonico il popolo era cattolico. Si poteva quindi pensare che una seria mobilitazione avrebbe prodotto frutti. Purtroppo la storia produsse altri eventi a favore del laicismo e alla lunga anche il popolo italiano venne scristianizzato.

E qui tocchiamo l’equivoco. La scesa in campo del cattolicesimo laico organizzato comportava il riconoscimento del sistema politico che aveva occupato Roma e che aveva poi, soprattutto dopo la prima guerra mondiale, scristianizzato la società intera. Significava accettare i principi della modernità, come per esempio la democrazia e le libertà soggettive, per farsene strumento per lottare contro la modernità stessa. La cosa comportava un equivoco di fondo: per lottare contro il nemico si adoperavano gli strumenti inventati dal nemico. Era quindi molto facile che i laici cattolici scivolassero verso forme di accettazione di principio incompatibili con la fede cattolica e questo spiega gli interventi del magistero, come quelli di Pio X contro il Sillon francese o i modernisti italiani come Romolo Murri, oppure quello di Paolo VI che nel 1970 tolse l’assistente ecclesiastico alle Acli e così via.

Questo equivoco di fondo però rimase e i laici cattolici organizzati nella società e nella politica finirono per essere influenzati culturalmente dagli strumenti che adoperavano, i quali erano stati prodotti dalla politica moderna liberal-massonica ed erano ad essa funzionali. Sarebbe stato possibile assumere quegli strumenti senza il retroterra culturale anticristiano che essi contenevano? Per esempio sarebbe stato possibile assumere la democrazia moderna senza però assumere la moderna concezione di libertà? Pio XII cercò di rendere possibile questa distinzione nei suoi insegnamenti sulla democrazia e poi anche gli altri pontefici, ma la storia attesta che l’operazione non è riuscita, anzi che è successo il contrario. Sono stati i laici cattolici a cambiare, assimilando la cultura che stava dietro gli strumenti che essi adoperavano nell’intento opposto.

Qual è la situazione oggi? La situazione è che i laici cattolici impegnati nel sociale o in politica hanno talmente acquisito i contenuti dottrinali delle ideologie che dovrebbero invece combattere, ne hanno talmente condiviso i principi che hanno cessato completamente di combatterle e vi collaborano direttamente. L’adesione dei cattolici deputati in parlamento a leggi contrarie alla legge morale naturale testimoniano che essi hanno ormai dato alla democrazia il valore di fondamento della politica e non di mezzo. Ma ciò era proprio quanto i pontefici dicevano di evitare e quanto invece voleva imporre la politica liberal-massonica..

Ovviamente in questo passaggio anche la Dottrina sociale della Chiesa è stata tradita. Giovanni Paolo II voleva rilanciarla, ma prevalse l’assimilazione dei laici cattolici alla temperie culturale da combattere e quindi la Dottrina sociale della Chiesa non serviva o era di ostacolo.

I laici cattolici che ancora combattono a difesa della legge morale naturale, come quelli che scenderanno in piazza l’11 luglio contro la legge Zan sono una speranza in controtendenza rispetto alla storia che abbiamo sommariamente descritto. A patto che non cadano nello stesso equivoco. E come non cadervi? In realtà è semplice, basta tenere fermo il diritto naturale e l’idea che esso senza la Chiesa cattolica viene perduto. In questa semplice idea c’è già la società per cui essi lottano, appunto la società cristiana. Obiettivo della lotta contro la legge Zan è lo stop alla legge Zan, ma c’è anche qualcosa di più.