Presepe multato, nella Francia di Macron la libertà si paga
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Negli spazi comunali non c'è posto per la Sacra Famiglia, nemmeno a Natale. Il sindaco di Beaucaire ne ha fatto le spese, con ben 120mila euro di multa imposta dal Tribunale amministrativo di Nîmes. Nel nome della separazione tra Stato e Chiesa.
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Quanto costa la lotta per «mantenere e salvaguardare» le radici storiche, artistiche e religiose di una civiltà? Ora lo sappiamo: non meno di 120.000 euro. Infatti, secondo la sintesi del Figaro, il comune di Beaucaire, cittadina francese di 16 mila anime, sulla riva destra del Rodano, è appena «stato condannato» a pagare «una multa di 120.000 euro». Per l’immensa e irreparabile colpa, che sotto Macron è un vero delitto, di aver rifiutato «in maniera deliberata» di togliere «il presepe» installato, come ogni anno, in uno spazio del comune stesso.
Il contenzioso risale al 20 dicembre scorso, quando il Tribunale amministrativo di Nîmes ha «ordinato» al sindaco di Beaucaire, Nelson Chaudon, membro del partito di Marine Le Pen, di togliere «il presepe nel giro di 48 ore», con la minaccia di dover pagare una multa di «mille euro per ogni giorno di ritardo». Il Tribunale di Nîmes era stato allertato da una denuncia di Francis Labbe, militante della «Lega dei Diritti dell’uomo» il quale ora commenta fiero che la severa condanna «va nel senso giusto». Ed anzi se riuscisse a «impedire ai comuni» l’aggiramento della «legge del 1905», quella che proclama la separazione assoluta e giacobina tra Chiesa e Stato, «sarebbe perfetta».
Addirittura, secondo il laicista e de-costruttore Labbe, visti i «10 anni di presepi illegali», la multa in realtà sarebbe «poco cara»: l’essenziale per lui e i suoi è che il presepe cristiano esposto al pubblico in occasione del Natale scompaia per sempre e che «la prefettura del Gard» faccia applicare concretamente la «decisione della giustizia».
Alle minacce tribunalizie di dicembre il sindaco Chaudon aveva protestato con coraggio, asserendo che gli era «impossibile rispondere all’ingiunzione del Tribunale» anche perché «l’allestimento» è una libera «esposizione culturale, artistica e festiva»: parlare di «presepe secondo la definizione del Larousse» sarebbe improprio.
D’altra parte il fumus della persecuzione (e discriminazione) anticristiana è evidente: la già salata ed abnorme multa di 1000 euro per ogni giorno di presenza del presepe, visto «il rifiuto persistente» di Chaudon, è stata «aumentata a 5000 euro», a partire dell’11 gennaio. Raggiungendo così la somma complessiva di 120.000 euro il 2 febbraio scorso, domenica della Presentazione di Gesù al Tempio, in cui come da tradizione il presepe è tornato in cantina.
Certo un presepe all’interno di un comune francese, italiano o americano ci può essere o no, in base a mille considerazioni pratiche e contingenti. Ma appare assurdo multare in tal modo un sindaco che ha la colpa di voler «promuovere la memoria» – di cui spesso si parla a sproposito – e di difendere il patrimonio religioso e ancestrale della nazione.
Nelson Chaudon ha dichiarato alla stampa che «prende atto» dell’incredibile «decisione del tribunale», ribadendo che si è già messo in moto per «istruire tutti i ricorsi che gli si offrono» per far valere i «propri diritti».
Come notano gli anti-presepe e coloro che preferiscono il vuoto a Gesù bambino, la scelta di installare la grotta e i pastori nella hall del comune, «persiste dal 2014», esattamente da quando i sindaci della città portano i colori del Rassemblement national, prima con Julien Sanchez e ora Nelson Chaudon.
Scrive il Figaro che non solo a Beaucaire, ma anche in «altri comuni nazionalisti» come Béziers e Perpignan, per la gioia della gente comune (persino ebrei, mussulmani e i senza religione), «ogni anno sono esposti dei presepi» e questo avviene sempre «malgrado le condanne della giustizia amministrativa».
Visto che la Francia sta acquisendo dei primati tutt’altro che piacevoli in ordine alla delinquenza, alla criminalità e al terrorismo, non sarebbe più saggio che «le condanne della giustizia amministrativa» siano pronunciate per punire più urgenti reati e delitti?
Una bella iniziativa però è sorta dall’ingiustizia. Il 18 febbraio, il gruppo parlamentare del Rassemblement national, guidato da Marine Le Pen e su proposta del deputato Yoann Gillet, ha richiesto ufficialmente di «esentare i presepi» rispetto ai cosiddetti «segni religiosi» vietati in nome della giacobina «legge di separazione del 1905». Vedremo se vincerà il buon senso o la rancorosa laïcité.
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