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Perché ai cinesi interessano i vescovi di Brescia, Fiesole e Biella

Come emerge dall'inchiesta sulla raccolta dati ad opera della ditta Zhenhua Data, in Cina, anche la Chiesa viene attentamente monitorata. Tre diocesi emergono nel database cinese: Brescia, Fiesole e Biella. Le ragioni di tanta attenzione sono ignote, ma si tratta di tre centri industriali e commerciali che interessano molto la Cina. E i prelati hanno "influenza nei settori strategici"

Duomo di Biella

Il Dragone non perde il vizietto dei dossier. Con l'inizio dell'era della cyberguerra mondiale le pile di scartoffie polverose hanno lasciato il posto ai più agevoli database virtuali. Questi ultimi, però, si stanno rivelando meno affidabili delle prime: per la seconda volta in pochi mesi, infatti, un'operazione di cyber-war condotta da una società privata riconducibile al governo di Pechino viene smascherata da analisti informatici occidentali.

Già a fine luglio l'americana Record Future aveva rivelato in un report come un gruppo di hacker cinesi avesse violato i server della Missione di studio della Santa Sede ad Hong Kong. Di pochi giorni fa è invece la notizia di un imponente dossieraggio su personalità pubbliche o considerate influenti in altri Paesi realizzato da una società avente sede nella città di Shenzhen. A beccare con le mani nella marmellata virtuale la Zhenhua Data - questo il nome dell'azienda che sarebbe collegata alle autorità di Pechino - sono stati gli australiani Robert Potter, ex specialista informatico per il ministero della Difesa locale che aveva già accertato un attacco ai danni dei server dell'Oms, Christopher Balding, professore associato alla Fulbright University Vietnam e consulente sugli affari cinesi per diversi governi. L'azienda privata, che nella presentazione delle attività non fa mistero di collaborare con autorità statali, ha dichiarato tra le proprie finalità quella di contribuire al "rinnovamento della nazione cinese". Quest'ultima è un'espressione ricorrente nella propaganda del partito comunista più potente del mondo, utilizzata anche poche ore fa da Xi Jinping durante la visita in una scuola elementare.

Un ulteriore elemento a conferma del legame esistente tra la Zhenhua Data e Pechino? Il presidente del Copasir Raffaele Volpi ha ricordato in un'intervista concessa a Giuseppe Marino su Il Giornale che pur non potendo "dare per scontato che si tratti di un'attività di intelligence riferita al governo cinese (...) dobbiamo tenere conto (che) in Cina esiste una legge che obbliga a fornire al governo ogni tipo di informazione da parte di ogni cittadino". Della vicenda, infatti, si è interessato il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica perché nella montagna di dati raccolta dall'azienda di Shenzhen compaiono oltre 4000 nomi italiani. Nella categoria delle "persone politicamente esposte" - come rivelato dall'inchiesta di Giulia Pompili sull'edizione de Il Foglio del 15 settembre - ci sono anche i nomi di "molti prelati" tra i quali i vescovi menzionati sono Pierantonio Tremolada (Brescia), Mario Meini (Fiesole) e Gabriele Mana (emerito di Biella).

Una nuova operazione di cyber war ai danni di autorità ecclesiastiche pochi mesi dopo la clamorosa rivelazione sull'hackeraggio subito dalla missione della Santa Sede ad Hong Kong, sebbene in questo caso appaia improbabile una sua finalità legata ai termini del rinnovo dell'accordo sino-vaticano. Perché i cinesi hanno scelto di schedare i vescovi di tre diocesi che non sono certo le più influenti d'Italia? La chiave per poter azzardare delle ipotesi realistiche sta nell'indirizzo generale del database: l'attenzione delle barbe finte del Dragone, infatti, sembra concentrarsi su quelle personalità che - come sottolineato da Pompili nella sua inchiesta - hanno "influenza politica nei settori strategici". Può apparire non casuale, quindi, che Brescia e provincia siano primo distretto italiano per i prodotti in metallo ed abbiano una lunga e gloriosa storia nella produzione di acciaio. Così come non casuale potrebbe essere il fatto che Biella sia da sempre la capitale italiana della lana e che proprio i tessuti di lana pettinata occupassero due anni fa il primo posto nelle esportazioni italiane verso la Cina, con un saldo commerciale a nostro vantaggio. Siderurgia e tessile, si sa, rappresentano due priorità nell'agenda della politica economica di Pechino.

La raccolta di dati ed informazioni realizzata da Zhenhua, d'altra parte, si è concentrata su quelle personalità individuate come potenzialmente capaci di esercitare una qualche influenza anche a livello locale dimostrando di dare - come ha scritto l'autrice dell'inchiesta su Il Foglio - "più importanza a certi settori piuttosto che ad altri". Proprio quei settori particolarmente strategici per gli interessi economici del Dragone.