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LA LETTERA

Per Giussani l'educazione non ha mai fine

Rileggendo il Giussani di "L’io, il potere. Le opere” si comprende come il processo educativo, concepito come introduzione alla totalità della realtà, non abbia mai termine, anche nell’età adulta. Nel lavoro, nella politica e nella giustizia. 

Libertà religiosa 11_07_2017

Caro direttore,

come ti ho già scritto, sto rileggendo il libro del Servo di Dio don Giussani “L’io, il potere. Le opere” (Marietti), dopo che l’avevo riaperto, a distanza di qualche anno, per leggervi, a pagina 165, l’intervento dello stesso don Giussani tenuto ad Assago trent’anni fa. Poi, sono rimasto colpito ancora una volta dall’immenso patrimonio di idee e di giudizi che si trovano in quel libro: ne consiglio a tutti la lettura. Un bel compito per le vacanze!

In particolare, vorrei riprendere con te quanto si trova scritto da pagine 99 in poi, sotto il titolo “La libertà alla radice dell’opera”. Tale intervento è diviso in paragrafi, il primo dei quali è intitolato “Le opere nascono solo quando uno ha il coraggio di dire ‘io’ “, in cui si sottolinea dove sta l’origine della libertà di ciascuno di noi. Il secondo paragrafo è intitolato “Se l’uomo non costruisce, come fa a vivere?”. In esso si legge: “Solo se si ha il senso di una responsabilità di fronte a Dio si può vivere veramente, con cura, il senso della responsabilità verso i propri fratelli, verso i propri compagni di viaggio, verso gli altri uomini”. Il terzo paragrafo porta il titolo “Educazione alla libertà” ed in esso si sottolinea come il processo educativo, concepito come introduzione alla totalità della realtà, non ha mai termine, anche nell’età adulta. 

Come verifica che si sta percorrendo la strada indicata nei tre paragrafi, don Giussani indica quattro punti.

“Innanzitutto, la stima sincera per il lavoro” e la stima sincera ha una prova del nove ed è “l’insofferenza…per la disoccupazione di tanti altri. Che tanti non abbiano lavoro non può lasciare tranquillo me oggi”, perché “è impossibile che avvenga l’educazione alla libertà senza la possibilità di un lavoro”. Infatti, come suggeriva San Tommaso d’Aquino, “un uomo conosce se stesso solo in azione, durante l’azione, mentre è in azione”. Stupendo esempio di realismo cattolico.

In secondo luogo, “la libertà ha la sua prima espressione nel poter educare”. E don Giussani aggiungeva: “E' vergognoso giocare politicamente con forze che neghino la libertà educativa”. Ritorna in mente la sua famosa frase secondo cui chiedeva di lasciarci andare in giro nudi purchè ci fosse lasciata la libertà di educazione. Purtroppo, assistiamo allo spettacolo di molti, anche cattolici, che preferiscono vestirsi elegantemente piuttosto che lottare per la libertà di educazione!

Il terzo fattore implicato nell’educazione alla libertà è quello della giustizia. “Non si può affermare una giustizia distruggendo il tessuto della vita di in popolo, distruggendo il benessere di un popolo, distruggendo la possibilità di uno sguardo futuro di un popolo, facendo smarrire i cuori più attenti”. Giudizio sempre estremamente attuale, di fronte alle sentenze “creative” di questo periodo.

Il quarto fattore riguarda “una vita politica che sia secondo una posizione ideale. Non può un partito essere partito di popolo se non ha un ideale che raggrumi quel popolo”. Questa frase sintetizza la disastrosa situazione politica di oggi, ma indica anche, in positivo, quale debba essere la nostra responsabilità complessiva e “totale”. Indica un lavoro molto duro e difficile, ma anche molto affascinante.

Caro direttore, il libro di cui parlo, come capita ogni volta che ci si confronta con gli scritti dello stesso autore, è fonte inesauribile di giudizi sempre attuali, ma anche di prospettive affascinanti e provocanti per un fattivo impegno.