• QUADRO POLITICO

Pd e Pdl: chi vuole davvero le elezioni anticipate

I politici si rendono conto di quanto potrebbe essere letale per la nostra economia un'improvvisa crisi di governo, eppure esiste una voglia di voto anticipato che taglia trasversalmente tutti gli schieramenti.

parlamento

Nella commedia degli inganni della politica italiana, si intrecciano trame difficilmente decifrabili e che certamente sfuggono al cittadino medio, sempre più indispettito da sceneggiate, bizantinismi e manipolazioni sistematiche della verità da parte di quasi tutti i media. Le forze responsabili del Paese si rendono conto di quanto potrebbe essere letale per l’economia del nostro Paese un’improvvisa crisi di governo, che aprirebbe la strada ad una lunga campagna elettorale, con le inevitabili incertezze sui mercati finanziari. Eppure esiste una latente voglia di voto anticipato che taglia trasversalmente tutti gli schieramenti.

Il voto in giunta sulla decadenza di Berlusconi, previsto per i prossimi giorni e comunque in settimana, offre il pretesto a parte del Pd e parte del Pdl per far saltare il tavolo delle larghe intese e impedire che Letta si consolidi come leader moderato e potenziale candidato premier del centro-sinistra alle prossime elezioni politiche, quando ci saranno. La polemica sullo scrutinio segreto nella votazione che, ai primi di ottobre, dovrebbe decretare la definitiva decadenza da senatore di Silvio Berlusconi (sul voto in giunta della prossima settimana, a favore della decadenza, non ci sono ormai più dubbi, ma poi ci vorrà la ratifica in aula e quella avverrà a scrutinio segreto, con tutte le incognite del caso) è la cartina al tornasole degli infingimenti della classe politica italiana, affezionata alla sistematica dissociazione tra dichiarazioni ufficiali e desideri occulti.

Siamo proprio sicuri che il Pd sia compatto nel voler far decadere Berlusconi? I precedenti sembrano alimentare per lo meno qualche dubbio. Ad aprile, in occasione delle elezioni per il Presidente della Repubblica, il Partito Democratico indicò un proprio candidato da votare per il Quirinale, Franco Marini. Quest’ultimo fu impallinato, forse perché gradito anche al centro-destra, e così la direzione del partito si riunì e all’unanimità designò Romano Prodi come l’uomo giusto per il Colle. Sappiamo bene come sono andate le cose, con 101 franchi tiratori che hanno impedito all’ex premier, l’unico che abbia battuto per ben due volte Berlusconi alle elezioni politiche, di prendere il posto di Napolitano. Dunque, sulla compattezza del Pd è lecito dubitare, visto che è stato capace perfino di bruciare propri candidati alla carica istituzionale più prestigiosa.

Ma che convenienza avrebbe il Pd a salvare Berlusconi nel segreto dell’urna? I numeri dei tesserati del partito di Epifani sono pressoché dimezzati rispetto a quelli dell’anno scorso, i sondaggi lo danno in calo e quindi far precipitare le cose, col rischio di tornare alle urne con un partito spaccato in vari tronconi, potrebbe essere un rischio. Al contrario, continuare ad avere in Berlusconi il nemico da combattere, il collante formidabile che mette a tacere i dissapori interni appare al momento una panacea per il Pd. E’ evidente che utilizzare il voto segreto per impedire la decadenza di Berlusconi significherebbe esporsi alle feroci critiche dei propri elettori e quindi bisognerebbe dare ufficialmente la colpa dell’eventuale salvataggio del Cavaliere ai grillini. Questi ultimi hanno fiutato il tranello e hanno chiesto per primi il voto palese, al fine di smascherare la doppiezza dei parlamentari del Pd.

Tuttavia, c’è anche un’interpretazione opposta, che circola nei corridoi dei palazzi romani. I renziani punterebbero alle elezioni anticipate per spingere il loro leader verso Palazzo Chigi. Letta, in caso di caduta del suo governo, non sarebbe spendibile come candidato di un centro-sinistra ricompattato (con Sel e le altre componenti più estreme), essendosi accreditato come l’uomo delle larghe intese. A quel punto l’unico cavallo vincente del centro-sinistra sarebbe il sindaco di Firenze. Non ci sarebbe tempo né per le primarie né per il congresso e quindi si giungerebbe a una tregua armata tra le correnti del Pd: i bersaniani manterrebbero il controllo sul partito e quindi sulle candidature e i renziani “si accontenterebbero” di vedere il loro leader competere per la guida del governo del Paese con ottime possibilità di vittoria. La resa dei conti tra la vecchia guardia diessina e il vasto schieramento dei rottamatori sarebbe solo rinviata a dopo le elezioni anticipate. 

E’ ipocrita l’atteggiamento di quei partiti (Pd, Sel, Lega, Scelta civica, Udc) che invocano il cambio di regolamento al Senato per ottenere il voto palese, ben sapendo che la cosa non sarebbe possibile. Vogliono dimostrare ai rispettivi elettori di essere coerenti con quanto dicono, e cioè che voteranno per la decadenza di Berlusconi, nella certezza che al momento del voto (segreto) nessuno avrà modo di controllare. Peraltro il voto segreto è stato concepito nel nostro ordinamento parlamentare proprio per evitare pressioni indebite su deputati e senatori da parte di lobbies e gruppi di interesse. Far precipitare il quadro politico, accanendosi sul voto per la decadenza di Berlusconi, è quanto meditano gli “sfascisti” di entrambi gli schieramenti, che non hanno mai digerito le larghe intese.

Anche nel Pdl il clima è tesissimo. Paradossalmente, la decadenza del leader del centro-destra potrebbe, però, far evaporare i dissapori tra falchi e colombe e saldare le due anime del partito anche nel sostegno ai referendum radicali, trasformando Berlusconi nella vittima di una persecuzione giudiziaria e la riforma della giustizia nel leitmotiv della prossima campagna elettorale, magari nella primavera 2014. Nel frattempo, per marcare il distacco dalle larghe intese e dimostrare nel contempo senso di responsabilità, il centro-destra potrebbe ritirare i propri ministri dal governo e assicurare, ancora per qualche mese, un sostegno parlamentare al governo Letta. Lavorando, parallelamente, al lancio di Forza Italia.