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FRANCIA

Paty, un omicidio rituale islamico premeditato

I giudici francesi hanno concluso l'istruttoria sulla morte per decapitazione di Samuel Paty, il professore ucciso da un 18enne islamista dopo la lezione sulla libertà di espressione. Non si è trattato di un gesto improvvisato come si è voluto far credere, ma di un atto costruito a tavolino e alimentato da una campagna denigratoria nei giorni precedenti l'uccisione. Paty sapeva di essere nel mirino tanto che chiedeva ai colleghi di accompagnarlo a casa. 

Libertà religiosa 15_12_2022

Il 5 ottobre 2020, Samuel Paty, professore di storia e geografia, tiene una lezione sui limiti della libertà di espressione alla sua classe di tredicenni; è il 7 ottobre, quando il padre di una studentessa denuncia sui social il professore accusandolo di islamofobia. Solo undici giorni dopo, il 16 ottobre, verrà trovato il suo cadavere, decapitato, poco distante dalla scuola dove insegnava.

Pochi giorni prima di essere assassinato, Samuel Paty non si mostrava ignaro e inconsapevole del destino che gli stava venendo incontro. Tutt’altro. Eppure la versione dell’attentato venduta ai media, e cavalcata dalla classe politica, ha sempre sostenuto la tesi di un omicidio improvviso e improvvisato. Di un gesto dettato dalla furia cieca di un fanatico che male aveva digerito la notizia della lezione sulla libertà d’espressione del professore che, però, non si sentiva in pericolo. E invece, due anni dopo, i giudici istruttori antiterrorismo incaricati dell’inchiesta sull’assassinio di Samuel Paty hanno concluso le indagini e quel che emerge è una fotografia certamente preoccupante della forza dell’islam nel Paese. Non solo ben quattordici sono gli incriminati, tra cui diversi studenti universitari e un minorenne, ma il rapporto, svelato in anteprima da Le Parisien, racconta come il professore fosse stato fortemente minacciato dalla comunità islamica del posto. E accende così i riflettori francesi sul ruolo che giocano le moschee e sulla radicalizzazione dei giovanissimi che, non essendosi integrati, rivendicano regole e diritti che in Francia, come in Europa, non esistono. 

Il caso Samuel Paty è stato emblematico: punito dal mondo islamico francese per una lezione sul concetto di libertà d’espressione durante la quale aveva mostrato le vignette di Maometto a dimostrazione di quali conseguenze un simile gesto aveva provocato in Europa. Neanche il tempo di rincasare che, lo stesso pomeriggio, sui social fioccano le denunce di un genitore per quello a cui la figlia ha dovuto assistere. Seguono giorni di tensione nel mondo islamico francese. 

Secondo le indagini Paty si sente braccato. Solo sei giorni prima di esser barbaramente ucciso, scrive una mail ai colleghi ai quali racconta quello che la sua lezione ha scatenato e chiede se qualcuno può accompagnarlo nel tragitto scuola-casa. Cosa che prima era abituato a fare a piedi, da solo. Il 14 ottobre 2020, secondo il rapporto, cerca su internet se stesso per vedere se ci sono notizie sulle minacce che sta ricevendo e “sulla definizione legale di una minaccia all’ordine pubblico”.

È la mattina del 16 ottobre, un collega racconta di aver notato una certa cupezza in Paty. “Mi ha chiesto se potevo accompagnarlo ma ho dovuto dirgli di no a causa dei miei impegni, era molto teso quel giorno. Girava in tondo. Penso che non si fosse neanche lavato e aveva la barba, quando di solito era ben rasato. Appariva come un uomo divorato”.  

Il rapporto pubblicato sulla stampa francese riporta anche la testimonianza di un altro collega che racconta gli ultimi istanti prima della decapitazione, “lo ricordo molto teso mentre si aggirava nell’aula insegnanti. Prima di uscire si è tirato il cappuccio del cappotto fin sopra la testa, a volersi camuffare”. Gli inquirenti troveranno un martello nel suo zaino, “senza che sarà mai possibile stabilire a cosa sarebbe stato destinato”, si legge. 

Accoltellato e poi decapitato poco distante dalla scuola, nella tranquilla città della regione parigina, a Conflans - Sainte-Honorine (Yvelines) dall’islamista Abdoullakh Anzorov, diciottenne rifugiato ceceno, accolto dalla Francia di Macron e ucciso poco dopo dalla polizia: lo aveva ritenuto colpevole di blasfemia e in un messaggio audio, subito dopo averlo ucciso, rivendicherà la responsabilità della sua azione, congratulandosi con se stesso per aver “vendicato il profeta”. Aveva saputo della lezione del professore qualche giorno prima, tramite i social, dove erano stati condivisi i video di Brahim Chnina, il padre di un’alunna di Paty e di un noto attivista islamico, Abdelhakim Sefrioui. I video avevano trovato, poi, la strada facile dell’ampia diffusione perché mostrati durante un sermone del venerdì nella moschea di Pantin. 

Quindi la lamentela di uno studente con i suoi, un padre che biasima pubblicamente l’etica di un professore della République poco coerente però con la shari’a, una moschea che condanna la scuola pubblica francese, la polemica che impazza e un diciottenne che, forte della comunità islamica locale che lo sostiene, decide di decapitarlo vendicando così Allah.  

La preoccupazione del professore “di fronte all’ampiezza e all’aggressività del mondo islamico che lo aveva preso di mira”, che emerge dal rapporto, è la prova dell’entità della minaccia islamica che lo aveva portato a sapere di avere le ore contate. Eppure nessuno aveva voluto raccontarlo prima. Ma soprattutto, secondo quanto emerge dalle indagini, nessuno aveva dato troppo ascolto alle sue richieste di aiuto. Al punto che qualche collega gli ha persino rinfacciato di essersi tirato da solo nella situazione in cui lamentava di essere. 

“Quello che è successo con Samuel Paty può succedere a qualsiasi collega. Il rapporto fa emergere che l’istituzione non si è preoccupata della sua incolumità. Peggio ancora, considerava colpevole l’insegnante. Secondo il referente inviato dalla scuola, Samuel Paty avrebbe “offeso gli studenti”, così Didier Lemaire ha commentato i risultati dell'inchiesta - è il professore di filosofia che, dopo aver avvertito dell’ascesa dell’islamismo in Francia, si è ritirato dall’insegnamento ed è sotto protezione

Ad oggi, il numero di minacce agli insegnanti francesi è tale che il Servizio di protezione non riesce a coprire tutte le richieste. Ad aprile è stata aperta anche un’altra inchiesta, per omessa assistenza a persona in pericolo e mancata prevenzione di un reato, dopo le denunce insistenti dei parenti di Samuel Paty. Secondo l’avvocato dell’accusa sono stati commessi errori enormi sia da parte del Ministero dell’Istruzione che da quello dell’Interno: Samuel Paty avrebbe potuto salvarsi. La prima sentenza arriva ad ottobre 2022: una diciassette viene condannata “per associazione a delinquere terroristica”. 

Mentre Le Parisien pubblicava la sua esclusiva, su un muro della scuola media Danielle-Casanova, a Vitry-sur-Seine (Val-de-Marne), dall’altra parte del Paese rispetto a dove Paty è stato decapitato, qualcuno, presumibilmente uno studente,  scriveva il nome del preside e la frase, “Ti ucciderò come Paty”. Minaccia che arriva pochi giorni dopo che uno studente di Charenton-le-Pont è stato condannato per apologia di terrorismo, e per aver minacciato di decapitare i suoi insegnanti.