• MESSAGGIO ALL'AZZOLINA

Paritarie pronte, la scuola cerca aule. A patto che...

La Azzolina ha ammesso di non aver pregiudizi nei confronti delle paritarie adesso che il Ministero cerca aule. Allora sia coerente e porti a compimento il costo standard. L’unica soluzione intelligente alla crisi delle scuole pubbliche statali sono i patti educativi con le scuole pubbliche paritarie disponibili. 

Occorre fare un po’ di chiarezza sulle parole della ministra Azzolina del 22 agosto scorso quando ha aperto alle scuole paritarie per far fronte alla carenza di aule. «Nessun pregiudizio ideologico», ha detto.

Chi fa è colpevole di fare; chi non fa si giustifica con lo scaricabarile: «Il ricorso alle scuole paritarie da parte degli Enti locali competenti per trovare spazi aggiuntivi è del tutto possibile e non è mai stato previsto il contrario. Né potrebbe esserlo», ha aggiunto. A pensar male si potrebbe tradurre “colpa degli enti locali se a 170 giorni questi patti educativi languono”. Eppure l’eccezione di Milano (si ricordi il modello Pisapia-Cappelli per le scuole dell’Infanzia) è stata più volte portata come esempio alla Ministra nella speranza di attirarne l’attenzione. I cittadini genitori sicuramente ricordano. E ricorderanno al momento opportuno.

E’ chiaro che ora la Ministra è messa alle strette: mancano gli spazi, manca l’organico, i mezzi di trasporto vacillano, le comparse a La7 forse sono terminate, lo spettro delle elezioni incombe; non le resta che dire “certamente, patti educativi con le paritarie, ma attenzione: nessuno li ha mai esclusi, toccava agli enti locali”. Colpevoli gli enti locali che non li hanno siglati, mentre attendevano dal Ministero - visto che a più riprese erano stati citati i teatri, le biblioteche, i cinema, i B&B, gli edifici dismessi da ristrutturare - una parola che per quanto sussurrata e confusa avrebbe dato il la. Una dirigente scolastica di Milano, al TG del 24 agosto, ha detto “Siamo confusi perché se noi potessimo essere autonomi io saprei come organizzare la scuola, ma poiché non posso fare altro che aspettare le linee dall’alto, queste - se arrivano e quando arrivano - cambiano il giorno dopo”.

E’ evidente: nessun ministro ha mai dimostrato tanto disprezzo per il parere intelligente dei cittadini. Sicuramente il Presidente Mattarella, la Presidente Casellati hanno fatto propri gli appelli sulla scuola ma non l’avvocato del popolo, non la Ministra che inveiva non solo contro le classi pollaio, ma anche verso le paritarie tutte, dette diplomifici e “postifici”… carta canta. Purtroppo, le migliaia di famiglie rimaste senza scuola potrebbero pensare: “se questa è la politica del popolo… preferisco quella di palazzo che almeno risolve i problemi”.

Se davvero la Ministra riconosce la verità di quanto ha il 23 agosto: “Le scuole paritarie fanno parte del Sistema nazionale di Istruzione e non c’è pregiudizio alcuno nei loro confronti”, sono i fatti a smentire lei e i parlamentari del movimento 5 stelle, ciechi, sordi e muti. Milioni di cittadini sanno che sul tema è stato argomentato in centinaia di articoli, interviste, dichiarazioni. Il 26 Aprile, per la prima volta, i responsabili ultimi delle scuole pubbliche paritarie cattoliche italiane lanciavano la proposta dei patti educativi fra le 40mila sedi scolastiche statali e le 12 mila sedi scolastiche paritarie, per consentire agli 8 Mln di studenti di rientrare in classe in termini di sicurezza.

Eppure, nessun cenno dal Premier, nè dalla Ministra, che avevano ricevuto la proposta sulla scrivania. Solo le opposizioni e le forze più sensibili al Governo ne avevano accennato. Unica voce squillante, quella della senatrice pentastellata Granato, che insinuava atteggiamenti da avvoltoio da parte delle paritarie, volendo queste approfittare della pandemia. Il 26 giugno la Ministra Azzolina parla di patti educativi con enti che gestiscono cinema, teatri, musei ed edifici dismessi, ma non fa cenno alla seconda gamba del Sistema Nazionale di Istruzione, la scuola pubblica paritaria, che non solo non vuole soldi per sé, ma regala 6mld di euro all’anno allo Stato, cioè ai cittadini, al Governo, ai Parlamentari.

Ergo, se la scuola non riparte, la colpa è tutta sua, le piaccia o no. Forse occorre ribadirle rispettosamente, in modo semplice, che cosa sono i patti educativi, lontani anni luce dall’esproprio napoleonico, permetterebbero di portare finalmente a compimento anche in Italia (come già in tutta Europa) il percorso della legge sulla parità, avviando un processo di interazione fra statale e privato, favorevole al cittadino sul tema della scuola pubblica.

L’unica soluzione intelligente alla crisi presente delle scuole pubbliche statali sono i patti educativi con le scuole pubbliche paritarie disponibili, una volta che siano acquisiti i dati sul fabbisogno di aule, arredi e docenti relativi alle 40 mila sedi scolastiche. Questi patti possono prevedere o lo spostamento di classi (allievi e docenti) dalla statale alla paritaria più vicina, oppure, a seconda dei casi, per il 15% di allievi delle statali che lo desiderano, l’assegnazione alla famiglia dell’alunno di una quota capitaria che abbia come tetto massimo il costo medio studente o il costo standard di sostenibilità per allievo, di molto inferiore agli 8.500 euro annui che lo Stato spende per ogni alunno.

Nel giro di due anni si completerebbe l’operazione introducendo i costi standard di sostenibilità per allievo, unica soluzione per porre rimedio alle storture di una scuola pubblica statale priva di autonomia.

Si tratta di un processo obbligato, la soluzione più intelligente e più economica per consentire a tutti gli studenti di ritornare in classe e di dare un futuro alla Nazione: non farlo per una irrazionale chiusura ideologica sarebbe il gesto più irresponsabile della storia degli ultimi 50 anni.