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DOPO MARSIGLIA

Papa e immigrati: né invasione né emergenza, accogliere e basta

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Nell'incontro di Marsiglia intervento molto "politico" di papa Francesco che contesta l'uso di espressioni che creano pregiudizi contro gli immigrati e richiama tutti al "dovere" dell'accoglienza. E davanti a Macron critica il sostegno all'eutanasia.

Ecclesia 25_09_2023

Il viaggio apostolico a Marsiglia sarà ricordato per uno dei discorsi più "politici" del Papa. Un discorso che entra a gamba tesa sull'attualità dominata dalle immagini degli sbarchi record a Lampedusa. Una settimana dopo la visita della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nell'isola siciliana e l'enunciazione del piano d'azione in 10 punti che riconosce l'aumento della pressione migratoria sulla rotta mediterranea promettendo di far decidere d'ora in poi all'Ue chi dovrà entrare e chi no, Francesco parla una lingua diversa alla sessione conclusiva dei “Rencontres Méditerranéennes” organizzati a Marsiglia. Un altro dei porti d'Europa ma non in prima linea come Lampedusa.

Di fronte al presidente Emmanuel Macron e al suo ministro dell'interno Gérald Darmanin che aveva voluto ribadire l'indisponibilità della Francia ad accogliere anche uno solo dei migranti sbarcati in questi giorni in Italia, il Papa ha elogiato Marsiglia «una porta spalancata sul mare, sulla Francia e sull’Europa» contrapponendola a «vari porti mediterranei (che) invece si sono chiusi». Le parole di Bergoglio non sono equivocabili laddove biasima l'uso di lemmi come “invasione” ed “emergenza” «alimentando le paure della gente». «E si chiudono i porti», ha affermato il Papa individuando la chiusura come la conseguenza naturale del ricorso ad un lessico emergenziale sul fenomeno migratorio.

Il discorso papale è suonato come una bocciatura di quello che la premier italiana Giorgia Meloni ha definito il cambio di paradigma dell'Ue esplicitato da von der Leyen nel suo piano in 10 punti. «Quanto all’emergenza, il fenomeno migratorio non è tanto un’urgenza momentanea, sempre buona per far divampare propagande allarmiste, ma un dato di fatto dei nostri tempi», ha detto Bergoglio quasi ad attribuire l'accusa di strumentalizzazione politica a chi davanti a quasi 20mila sbarchi in un solo mese parla di emergenza.

L'unica concessione nel suo discorso si rintraccia nel riconoscimento che la maggior parte del peso dei flussi sta sulle spalle di Cipro, Grecia, Malta, Italia e Spagna, Paesi di primo approdo e in cui, peraltro, non c'è la Francia con "la porta spalancata" marsigliese. Il processo va gestito «con una responsabilità europea in grado di fronteggiare le obiettive difficoltà». Ma alla fine, nella visione di Francesco, la "colpa" dell'immigrazione di massa ricade sull'Europa perché «il mare nostrum grida giustizia, con le sue sponde che da un lato trasudano opulenza, consumismo e spreco, mentre dall’altro vi sono povertà e precarietà».
Un giudizio su cui pare pesare l'aspetto biografico che lui stesso, poco più avanti nel discorso, ricorda ovvero quel suo essere un «Papa venuto dall’altra parte del mondo».  «Dire “basta”» davanti alle migliaia di arrivi che sembrano destinati a non arrestarsi significa, a suo dire, «chiudere gli occhi (per) tentare ora di salvare sé stessi». 

Ma il discorso pronunciato a Palais du Pharo nel suo secondo e ultimo giorno in Provenza non è stato "politico" solo per l'invito al dovere dell'accoglienza dei migranti. Al termine del suo intervento, anche Macron e i membri dell'esecutivo francese presenti si sono uniti alla standing ovation nonostante la "randellata" che il Papa non ha mancato di dare a proposito del progetto di legge sul fine vita, ritardato di qualche giorno proprio per la visita della massima autorità religiosa dei cattolici.

Lamentando come la decrescita della cura sia il vero male della nostra società, il Papa si è chiesto: «Chi presta ascolto al gemito degli anziani soli che, anziché esser valorizzati, vengono parcheggiati, con la prospettiva falsamente dignitosa di una morte dolce, in realtà più salata delle acque del mare?». Considerando la rilevanza data al tema delle stragi di migranti nel Mediterraneo, queste parole di Francesco rendono bene l'idea della sua condanna dell'eutanasia.

Ogni dubbio sul destinatario di questo monito è stato fugato sul volo di ritorno, durante l'incontro con i giornalisti, quando il Papa ha prima detto di non aver parlato di eutanasia nel suo colloquio con Macron - smentendo l'Eliseo che inizialmente aveva fatto filtrare il contrario - poi ha spiegato che al presidente aveva manifestato il suo punto di vista in una precedente occasione, ricordandogli che «con la vita non si gioca nè all'inizio, né alla fine».
Sull'aereo, il Papa ha definito l'eutanasia «una brutta compassione» facendola rientrare nelle forme di colonizzazione ideologica.

A proposito della tradizionale conferenza aerea, questa volta il Papa ha risposto soltanto a tre domande. All'ultima domanda vertente sulla situazione della missione del cardinale Matteo Maria Zuppi per allentare le tensioni del conflitto russo-ucraino, Bergoglio ha ammesso un senso di frustrazione per i mancati progressi pur precisando che qualcosa si muove sul fronte del rimpatrio dei minori ucraini portati in Russia. Francesco ha fornito una sua interpretazione dei motivi che ostacolano la pace, sostenendo che «questa guerra è un po' interessata non solo dal problema russo e ucraino ma per vendere le armi» perché «gli investimenti che danno più redditi sono le fabbriche di armi, cioè le fabbriche di morte». Al tempo stesso, però, il Pontefice ha detto di aver letto che «qualche Paese si schiera indietro, che non dà le armi» ritenendo che in questo modo cominci «un processo dove il martire sarà il popolo ucraino» e giudicandola come «una cosa brutta».

Francesco però ha preferito ritornare all'argomento principale della visita a Marsiglia, ovvero quello dei migranti di cui aveva già parlato nella prima risposta dicendo che «non possiamo mandarli indietro come nel ping-pong» e citando come esempio positivo Luca Casarini, l'ex leader no-global ora a capo della ong Mediterranea Saving Humans, presente a Marsiglia e già invitato al Sinodo sulla sinodalità. Poi il Papa si è congedato dai giornalisti per la cena. Nessuna domanda sul caso che tiene ancora banco a Roma, la riabilitazione dell'ex gesuita Marko Rupnik da parte del Vicariato guidato dal cardinal Angelo De Donatis. 



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