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Papà De Nardo, quel padre che ci consola nella tempesta

Come Ettore, come San Giuseppe, come il papà nella Tempesta di Giorgione. E come il padre misericordioso. Francesco De Nardo, il papà di Erika, ha atteso in un fermo silenzio la redenzione della figlia. È questa la paternità che stiamo perdendo e che ci consola.  

Come ha annunciato don Mazzi, fondatore della comunità Exodus, al settimanale Oggi, Erika De Nardo si è sposata.

Nel 2001, insieme a Mauro «Omar» Favaro aveva ucciso a coltellate la madre e il fratellino undicenne Gianluca. Il delitto – soprattutto a causa delle modalità particolarmente efferate – aveva suscitato una enorme impressione.

Ora don Mazzi riferisce: «Erika ha una nuova vita, si è sposata, ha maturato la giusta consapevolezza sulla tragedia, quella che permette di continuare a vivere. Il padre è stato molto importante in questo percorso».

Ecco, vorremmo soffermarci su quest’ultima frase. Il padre di Erika si chiama Francesco De Nardo, ingegnere, cattolico. Ha visto la sua vita e la sua famiglia distrutta per la mano omicida della propria figlia. Eppure non l’ha ripudiata, quella figlia, non l’ha abbandonata.

Sempre puntuale alle visite in carcere, sempre presente nei giorni di Natale. Sempre lontano dai microfoni e dai riflettori. Invisibile, eppure presente. Straziato, eppure vigile su sua figlia che ha protetto per tutti questi anni. Non sappiamo (né possiamo immaginare) cosa abbia vissuto in questi anni, né cosa stia vivendo adesso. Non lo sappiamo perché non ha parlato, almeno non con le parole.

Ha parlato, piuttosto, con il suo comportamento, con il suo atteggiamento. Il comportamento di Ettore, il vero eroe dell’Iliade, il padre di famiglia disposto a sacrificarsi per le persone che ama. L’atteggiamento del padre de La tempesta del Giorgione (1478-1510).

Come dite? Non l’avete mai notato? Certo, tutti notano le nubi minacciose sullo sfondo; e la madre, seminuda e inerme, che allatta serenamente il figlio mentre la tempesta si avvicina; e ci guarda. Il padre, sulla sinistra, non lo nota nessuno. È in un angolo, palesemente in disparte; sembra quasi uno stupido pezzo d’arredamento. Non guarda nemmeno verso di noi, anzi: sembra ignorarci. Infatti: non ha altro interesse che la moglie e il figlio, sui quali veglia armato e silenzioso. Questo è ciò che conta, non l’opinione di chi guarda il quadro. Il proprio dovere, non l’opinione altrui.

Sono questi il comportamento e l’atteggiamento del padre archetipico. È l’atteggiamento di san Giuseppe. Nei Vangeli non abbiamo una sola parola da lui pronunciata; eppure, quando la sua famiglia è in pericolo, si attiva e agisce. Nuovamente: senza clamore, in silenzio. Agisce, fa: non parla.

Francesco De Nardo ci ricorda anche un altro padre: il padre «prodigo», come molti lo chiamano. Trattato come un bancomat, un oggetto; considerato già morto (quindi ucciso) da un figlio sciocco e superficiale che ha dilapidato nel modo più stupido il patrimonio (parola non casuale) frutto di una vita di sacrifici. Eppure non esita ad accogliere e ad abbracciare quello stesso figlio che torna da lui. Pentito? Mah… sicuramente affamato e in povertà. Con che coraggio si ripresenta a casa? Eppure lo fa. E il padre è lì, pronto a perdonare, ad accogliere. A festeggiare il suo ritorno.

Il Murillo (1618-1682), pittore spagnolo, ha dipinto questa scena nel quadro intitolato Il figliol prodigo. Tra i piedi del padre e del figlio, ha inserito un cagnolino bianco e scodinzolante. Un cagnolino simile è dipinto anche in un altro quadro del Murillo, intitolato La sacra famiglia dell’uccellino (non è un caso). Chi rappresenta, questo cane? Chi ha una fedeltà a tutta prova? Chi festeggia il nostro ritorno a casa, qualunque cosa gli abbiamo fatto? Dio. Il Padre.

Abbiamo bisogno di un Padre così, sempre presente, sempre pronto a perdonare e ad accogliere nonostante i nostri peccati, per quanto orribili essi possano essere.

I racconti, i quadri, il Vangelo ci aiutano a definire meglio i tratti di questo Padre. Abbiamo fede in Lui, speriamo nel Suo perdono e nel Suo abbraccio. Il mondo no: il mondo, disilluso e ferito, non ci crede. Non è possibile amare così, ripete. Un padre così è una favoletta per ingenui, un mito: non può esistere, nella realtà.

Bene: l’ingegner De Nardo ci dice che è possibile che esista un padre così. Che la paternità come la desideriamo, come l’abbiamo nel cuore, della quale abbiamo nostalgia esiste.

E questo ci consola.