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Paghiamo anche gli islamologi: il lauto “ristoro” alla Scuola di Bologna

Mentre le imprese chiudono senza ristori, nelle campagne palermitane "prospera" una biblioteca sconosciuta con appena 9.000 libri e due bibliotecarie, ma che promette di essere punto di riferimento internazionale dell’islamologia grazie ai milioni che lo Stato italiano gli garantirà per 5 anni. Merito dell'accordo cucito su misura e senza bando tra Ministero dell'Università e Fondazione per le Scienze religiose di Bologna, che ha ottenuto il finanziamento quinquennale di 2 milioni e mezzo per la Biblioteca La Pira. Nata solo due anni fa, ospitata dalla Diocesi dell'amico vescovo Lorefice, è specializzata in testi coranici e islamici. Che ancora sono pochissimi: saranno comprati con i soldi dello Stato. 

Avere un ristoro dallo Stato è cosa improba, di questi tempi: ritardi e misure insufficienti a colmare i fatturati perduti a causa della gestione delle politiche di lockdown hanno inchiodato alla serrata molte attività economiche. Ma non per tutti è stato così. Ci sono attività che invece nascono e “prosperano” proprio nell’anno della pandemia grazie alle elargizioni generose proprio dello Stato.

Per la Fondazione per la Scienze Religiose (FSCIRE) l’anno del Coronavirus è stato particolarmente fortunato, come del resto lo sono stati gli ultimi cinque grazie ai milioni dati dallo Stato.

E non poteva essere altrimenti visto il corposo assegno da 2 milioni e mezzo di euro che il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) ha staccato alla Scuola di Bologna il 27 luglio scorso diviso per cinque annualità. Vale a dire che per i prossimi cinque anni, la Scuola di Bologna potrà contare su 500mila euro provenienti dal Ministero dell’Università come finanziamento a una biblioteca specializzata in storia e dottrine dell’Islam.

SCONOSCIUTA E GIA’ RICCHISSIMA

Biblioteca che oggi è ancora agli albori, dato che è nata nel 2018 a Palermo ed è praticamente sconosciuta, ma che già promette di diventare «un luogo ad altissima specializzazione, una delle maggiori biblioteche al mondo sulla storia e le dottrine degli islam capace di fornire quelle conoscenze indispensabili per attraversare una fase ricca di opportunità e al contempo di rischi», come pomposamente recita il progetto operativo scritto dal segretario FSCIRE Alberto Melloni e soci con il quale hanno “convinto” il ministero a sborsare la somma.

Per giunta, una biblioteca semi fantasma che nessuno in città conosce, ospitata attualmente alla periferia del capoluogo, in un’ala di un palazzo dell’Arcidiocesi di Palermo sulla cui cattedra, guarda un po’, siede quel Corrado Lorefice, che dal 2015 è vescovo e primate di Sicilia, dopo essere stato in gioventù un frequentatore proprio della FSCIRE e aver mantenuto i rapporti con gli eredi di Alberigo, ormai gli unici depositari della corretta interpretazione dello ”spirito del Concilio”.

Un finanziamento monstre senza alcun bando di concorso, per capirci, per una biblioteca che ad oggi ha sui suoi scaffali appena 9000 libri cartacei (e 170mila digitali), un niente se si considera che una qualunque biblioteca comunale di provincia conta almeno 25mila libri, ma che dovrebbe rimpinguarsi di volumi islamici e coranici grazie ai soldi dello Stato.

MA I LIBRI LI PAGHIAMO NOI

Nel piano del progetto, infatti, Melloni (in foto) e compagni hanno illustrato al Ministero come intenderebbero spendere i soldi così generosamente dati. Ebbene: ogni anno per la voce “acquisto libri e riviste” è stanziata una cifra che va dai 130mila al 120mila euro. In pratica: la biblioteca ancora è agli esordi, ma grazie ai soldi statali potrà arricchirsi di nuove acquisizioni e diventare così un punto di riferimento dell’islamologia.

Islamologia che non è mai stata una branca delle attività della Scuola di Bologna, ma che evidentemente lo è diventata, attrezzandosi per rispondere a quelle che erano le richieste del mercato. Insomma: la biblioteca, privata, si compra i libri coranici grazie ai soldi dei contribuenti italiani, ma "a regime" promette di costare molto di più: 3 milioni all'anno.

Nel piano della struttura con sede in via Maddalena in località Poggio ridente e intitolata all’ex sindaco di Firenze La Pira, infatti, si stanziano 43mila euro all’anno per 1 posto da ricercatore e 156.400 per assegni di ricerca, mentre le spese per pagare il personale ammontano a circa 71mila euro all’anno e la voce viaggi, missioni, convegni e altre spese generali ammonta a 77.467 euro all’anno per crescere però nell’ultimo triennio fino a 97.167 euro.  

NESSUN BANDO PUBBLICO

Perché nessun bando per un finanziamento che forse poteva fare gola, magari, anche a qualche altro istituto di islamologia forse più blasonato o riconosciuto a livello internazionale? È una domanda lecita che ci si potrebbe fare dopo aver letto la genesi dello stanziamento ministeriale, il quale ha una sua ragione d’essere nella Finanziaria scorsa.

Nella legge 160 del 27 dicembre 2019 per l’anno 2020, all’articolo 1, era stato inserito un comma, il 273, piuttosto criptico. Che diceva così: «Allo scopo di potenziare le infrastrutture europee delle scienze umane e sociali, insediando nel Mezzogiorno uno spazio dedicato per le infrastrutture di ricerca del settore delle scienze religiose riconosciute ad alto potenziale strategico dal Forum strategico europeo per le infrastrutture di ricerca (ESFRI), nonché́ di incrementare, attraverso l'analisi e lo studio della lingua ebraica, la ricerca digitale multilingue per favorire la coesione sociale e la cooperazione strategica nell'ambito del dialogo interculturale, è autorizzata la spesa di 1 milione di euro annui a decorrere dall'anno 2020, da iscrivere in apposito fondo istituito nello stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca».

CUCITO SU MISURA

1 milione di euro alle infrastrutture di ricerca nel settore delle scienze religiose.

Quei soldi però, non erano ancora automaticamente destinati alla Fondazione. Successivamente allora, «per l'attuazione degli interventi di cui al comma 273», il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha così stipulato appositi protocolli con infrastrutture specialistiche e organismi di ricerca «già operanti sul territorio italiano, nel settore delle scienze religiose, e con i quali siano già in essere, alla data di entrata in vigore della presente legge, accordi di programma» come stabilito dal comma successivo, il 274.

Quindi: destinatario del finanziamento doveva essere una infrastruttura di scienze religiose con la quale però doveva preesistere un accordo di programma. Tradotto: solo la FSCIRE aveva questa caratteristica dato che dal 2016 il MIUR, di cui il MUR è costola, ha in essere con la Scuola di Bologna proprio un accordo di programma per lo sviluppo delle infrastrutture di ricerca sottoscritto nel dicembre 2016 (QUI l'inchiesta della Bussola) e che viene richiamato proprio come conditio rispondente ai requisiti richiesti.

Il finanziamento si perfeziona l’11 giugno scorso con la presentazione dell’istanza ad avere accesso allo stanziamento. Istanza che solo FSCIRE presenta e che per ricevere l’ok del ministero ha avuto bisogno solo di un “progettino” in carta intestata con la ripartizione dei fondi.

Il 27 luglio 2020, col protocollo siglato tra FSCIRE e il direttore generale del MUR i milioni diventano 2 e mezzo e la direzione generale del Ministero assegna la tranche 2020 dei fondi alla biblioteca La Pira, che, con meno di due anni di vita può così contare sul lauto contributo e fregiarsi della titolarità dell’altisonante progetto Resilience – Religious Studies Infrastructure: Library & Experts Network researCh from Europe: la biblioteca La Pira di Palermo.

AFFITTO? «NON SO»

A Palermo la biblioteca non è facilmente raggiungibile telefonicamente: «Abbiamo qualche problema di linea telefonica», spiega alla Bussola la bibliotecaria Rosanna Budelli, dipendente FSCIRE distaccata a Palermo. Per poterla trovare abbiamo dovuto telefonare alla vicina Università Lumsa, che occupa la gran parte dello stabile Santa Silvia di proprietà della diocesi e chiedere di poter avere un contatto diretto. Avuto il cellulare abbiamo così scoperto dalla bibliotecaria che «attualmente siamo due bibliotecarie e 7 ricercatori in materia di islam che hanno vinto borse di studio della Fondazione».

Ma che cosa si fa nella biblioteca? «Abbiamo tanti libri in lingua araba, urdu e persiano e chi viene qui è un ricercatore che fa ricerche specifiche». Poi chiediamo qualche cosa sull’affitto della struttura. «Credo che per le Fondazioni non si debba pagare affitto – prosegue – ma di queste cose non me ne occupo, dovrebbe sentire a Bologna. Sul sito c'è scritto genericamente che la Diocesi «ha messo a disposizione due edifici in centro storico che devono subire profondi restauri, e da subito l’intera ala Est del complesso di Santa Silvia». Mettere a disposizione a che titolo? Di comodato? Di affitto? «In ogni caso dovremmo trasferirci e andare altrove», dice la donna. Dove? E quando? Chiediamo. «Non so», la risposta.

ISLAM? STRATEGICO

Qualcuno potrebbe chiedersi quale sia il bisogno di finanziare con soldi pubblici studi di islamologia. La risposta la dà la Fondazione nella presentazione della biblioteca La Pira sul suo sito: «Nel mutare del paesaggio religioso e nel pieno di un religious global warming è oggi necessaria una massiccia immissione di sapere e la costruzione degli specialismi che questo sapere sappia produrlo». Insomma: il cambiamento climatico ha investito anche le religioni e nel nome di parole chiave come multuculturalismo e pluralità religiose si conducono in porto operazioni economiche ingenti e discubili, quanto meno dal punto di vista culturale.  

Insomma: nelle campagne palermitane, dove le palme nane lentamente iniziano a diradarsi e a lasciare spazio ai cardi, sorge una biblioteca con appena 9000 libri cartacei, due bibliotecarie e 7 ricercatori, la cui referente non sa se si paga o no l'affitto e che promette di diventare un punto di riferimento internazionale dell’islamologia partendo praticamente da zero grazie ai milioni di euro che lo Stato italiano gli garantirà per cinque anni. Messo nero su bianco, nel progetto si legge che «la Biblioteca La Pira non domanda dunque e non accetterà finanziamenti di paesi islamici». Che nobiltà… ma bastano, effettivamente, quelli degli italiani. Tu chiamali, se vuoi, ristori coi fiocchi.