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Pace e commercio nei Balcani, per "colpa" di Trump

Storico accordo economico fra Kosovo e Serbia, mediato da Trump. Inoltre, Israele sarà riconosciuto dal Kosovo e la Serbia riconoscerà Gerusalemme capitale. I media ne parlano poco. Troppo impegnati nella campagna contro Trump?

Vucic, Trump e Hoti

Accordo storico nei Balcani, annunciato venerdì negli Stati Uniti. E’ giunto a felice conclusione un negoziato che, in realtà, riguarda due aree calde del mondo: i Balcani, appunto, e il Medio Oriente. Kosovo, Serbia e Israele hanno tutti conseguito degli importanti risultati, passi avanti nelle loro relazioni internazionali. A far da paciere non è stata l’Ue (premio Nobel per la pace nel 2012), ma l’amministrazione Trump.

“Dopo una tragica storia di violenza e anni di negoziati falliti – ha dichiarato il presidente americano – la mia amministrazione ha proposto un nuovo modo per appianare le divergenze. Concentrandoci sulla creazione di posti di lavoro e sulla crescita economica, i due Paesi (Kosovo e Serbia, ndr) hanno potuto raggiungere un grande risultato”. Al fianco del presidente Usa sedevano i due “eterni” rivali, il premier kosovaro Avdullah Hoti e il presidente serbo Aleksander Vucic. La terza parte, Israele, era assente. Ma Trump ha ottenuto importanti concessioni anche per l’alleato mediorientale. La Serbia, infatti, ha promesso di trasferire la sua ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, unendosi agli Usa e a una lista ancora piccola di Paesi che la riconoscono come capitale dello Stato ebraico. Mentre il Kosovo, Paese a maggioranza musulmana, stabilirà relazioni diplomatiche con Israele e da esso otterrà un riconoscimento ufficiale della propria indipendenza, proclamata unilateralmente nel 2008.

La Serbia non riconoscerà il Kosovo, nemmeno dopo questo accordo, come ha reso noto il presidente Vucic in conferenza stampa. Però ha accettato, assieme alla controparte, la costituzione di un’area di libero scambio, un mercato unico con il Kosovo, con libertà di movimento di persone, servizi e capitali. Saranno tagliate le tariffe commerciali e verranno condivise energia e acqua. Questi nuovi accordi vanno ad aggiungersi e a perfezionare quelli già raggiunti sui trasporti per via aerea, ferroviaria e stradale. E’ pronto anche il primo volo diretto fra Belgrado e Pristina: il primo dopo 21 anni di guerra e tensione. “Gli Stati Uniti monitoreranno importanti progetti con noi – ha aggiunto il presidente serbo – come l’autostrada per Pristina. Abbiamo raggiunto un accordo sulla costruzione della ferrovia e su come connettere Pristina con la Serbia centrale”. Gli Usa hanno promesso prestiti a basso interesse, garantiti dal governo federale, per lo sviluppo delle nuove infrastrutture.

Il risultato è strategico per gli Stati Uniti, anche in funzione anti-cinese. Perché tutto, comunque, può essere letto in un’ottica di nuova guerra fredda fra Usa e Cina. Sia Kosovo che Serbia, infatti, hanno promesso agli Stati Uniti di rimuovere tutte le infrastrutture 5G fornite “da venditori non di fiducia” e di non comprarne di nuove. Per “venditori non di fiducia” si intende soprattutto Huawei, come hanno fatto intendere funzionari serbi e kosovari. Sarebbe un duro colpo per la Cina che ha costruito, negli anni, una grande influenza nei Balcani, soprattutto in Serbia. E che considera quella regione d’Europa un terminale per la nuova Via della Seta.

Stupiscono soprattutto due aspetti di questa vicenda. Il negoziato è stato, a quanto dichiarato da fonti della Casa Bianca, molto duro e difficile. Ma i risultati si sono comunque visti in relativamente poco tempo, considerando che l’amministrazione Trump ha meno di quattro anni di vita e non li ha dedicati tutti alla ricerca di un accordo nei Balcani. In compenso l’Ue, che sta negoziando da più di 10 anni, non ha ottenuto nulla di simile. Questo può essere dovuto al diverso tipo di approccio. L’amministrazione Trump, sia nei Balcani che in Medio Oriente, ha puntato sul negoziato economico, andando subito al sodo: autostrade, treni, voli, tariffe, barriere da rimuovere. L’Ue dialoga invece più in termini politici e incontra ostacoli molto più duri: Vucic è stato eletto da una maggioranza nazionalista che non vuol riconosce il Kosovo, tanto per dirne uno.

L’altro aspetto, a dir poco sbalorditivo, è la scarsa o nulla risonanza che questi accordi hanno ottenuto nei media. Se ne è parlato solo in poche righe o servizi relegati negli spazi dedicati agli esteri. Tutti erano probabilmente troppo impegnati a sparare in prima pagina la notizia di “Trump che insulta i caduti di guerra”, basata unicamente su voci di corridoio non confermate e smentite dai funzionari della Casa Bianca. Anche questo è un effetto della campagna elettorale permanente che, a quanto pare, non è Biden contro Trump, ma i media contro Trump.