Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
San Romano di Condat a cura di Ermes Dovico
PAUPERISMO

Oxfam denuncia la ricchezza dei pochi, ma sbaglia diagnosi

Troppo divario fra ricchi e poveri: è la denuncia di Oxfam contro le multinazionali, come se non producessero ricchezza, ma solo la accumulassero sottraendola al resto dell’umanità. Non si tiene conto invece di corruzione e malgoverno, dei quali in effetti privati e imprese possono approfittare, ma che sono la prima causa di mancato sviluppo.

Economia 30_01_2023
Manifestazione al G7

La disuguaglianza uccide 21.300 persone al giorno, una ogni quattro secondi. E non conosce crisi. Questo vuole dimostrare il rapporto che l’organizzazione non governativa Oxfam ha realizzato in occasione di Davos 2023, il World Economic Forum conclusosi il 20 gennaio. La ricchezza dei 10 uomini più ricchi del mondo, secondo Oxfam, è raddoppiata durante la pandemia di Covid-19. Tra marzo 2020 e novembre 2021 hanno guadagnato 810 miliardi di dollari, mentre il reddito del 99% dell’umanità peggiorava. L’1% dell’umanità, quello più ricco, nei due anni della pandemia ha visto crescere di 26mila miliardi di dollari il proprio patrimonio acquisendo così – Oxfam dice “accaparrando” – il 63% dell’incremento complessivo della ricchezza netta globale; e per di più produce tanto CO2 quanto i 3,1 miliardi di più poveri.

Il rapporto, diffuso il 16 gennaio, spiega che nel 2022, 95 aziende multinazionali leader nei settori dell’energia e dell’alimentazione hanno più che raddoppiato i loro profitti rispetto al quadriennio 2018-2021, ma che l’84% dei profitti, pari a 257 miliardi di dollari, sono andati agli azionisti. Intanto centinaia di milioni di persone hanno dovuto adattarsi agli aumenti dei prezzi: per 1,7miliardi di lavoratori l’inflazione ha superato l’aumento dei salari.

È un sistema economico ingiusto che va cambiato, conclude Oxfam, e lancia un appello: “Se vuoi dire basta a questa ingiustizia, se credi in un mondo più giusto dove l’economia sia al servizio delle persone, dove queste siano libere da sfruttamento e precarietà, adesso puoi agire concretamente. È ora di combattere la disuguaglianza. Vivere in un mondo più umano è un diritto. E oggi tu puoi fare in modo che venga garantito”. Come? Firmando la petizione di Oxfam #STOPDISUGUAGLIANZE.

Considerato che Oxfam è una confederazione di 18 Ong che hanno per missione la lotta alla povertà fornendo aiuti umanitari e realizzando progetti di sviluppo in decine di paesi e che quindi deve per forza conoscere le cause complesse della povertà, l’ingenuità dell’analisi e dei rimedi che propone è disarmante, tanto da sembrare inverosimile. L’indice è puntato contro i ricchi, considerando tali le persone con più di 120 dollari al giorno da spendere a parità di potere d’acquisto (43.800 dollari, 40.285 euro all’anno) e contro le multinazionali: come se non producessero ricchezza, ma solo la accumulassero sottraendola al resto dell’umanità. Non si tiene conto invece di corruzione e malgoverno, dei quali in effetti privati e imprese possono approfittare, ma che sono la prima causa di mancato sviluppo e di impoverimento dove e quando i governi si appropriano  di quote enormi di denaro pubblico – in questo caso è giusto dire “si accaparrano”– e utilizzano male quel che lasciano nelle casse statali.

Il rimedio secondo Oxfam, petizione a parte che può essere segno tangibile di riprovazione, tuttavia privo di effetti concreti, è un sistema fiscale “più equo”, vale a dire un ulteriore prelievo fiscale. Una imposta del 5% sui grandi patrimoni, oltre alle tasse che già versano, “potrebbe generare per i paesi riscossori risorse da riallocare per obiettivi di lotta alla povertà a livello globale affrancando dalla povertà fino a due miliardi di persone”. Togliere ai ricchi, in sostanza, per dare ai poveri, semplicemente, anche se dovrebbe far riflettere il fatto che in Italia, ad esempio, i redditi oltre 50mila euro sono già tassati al 43% eppure i poveri sono aumentati. Per non parlare dei miliardi di dollari che, in forma di doni, investimenti e prestiti a condizioni agevolatissime, ogni anno da decenni si riversano, ad esempio, in Africa, con discreti risultati senza dubbio, ma che continuamente rischiano di essere cancellati da conflitti e instabilità politica.

Ingenua nelle soluzioni proposte, Oxfam si dimostra anche inaffidabile quanto ai dati riportati e alla descrizione della situazione economica globale. Ha ragione quando sostiene che nel 2020 per la prima volta in 25 anni sono aumentate sia ricchezza che povertà estrema. Ma sbaglia affermando che 500 milioni di persone sono diventate povere. L’emergenza Covid-19 nel 2020 ha determinato per la prima volta dal 1998 un aumento percentuale dei poveri che tuttavia sono passati “solo” dall’8,4% al 9,2% della popolazione mondiale, l’incremento maggiore dal 1990. Poi nel 2021 il tasso di povertà è sceso al 9% e nel 2022 all’8,5%. La tendenza nel lungo periodo resta quindi positiva: in termini percentuali, nel 2000 i poveri erano il 29,1%. In valori assoluti, nel 1982 quando la popolazione mondiale era di 4,6 miliardi, i poveri erano 1,94 miliardi. Adesso che gli abitanti della Terra sono otto miliardi, i poveri sono 685 milioni.

Un dato da rilevare tuttavia è che questa riduzione costante si verifica mentre degli stati registrano invece un aumento della povertà. 430 milioni di poveri su 685 vivono in Africa sub sahariana. Un secondo dato che va evidenziato è il fatto che negli ultimi anni la povertà ha continuato a diminuire (con l’eccezione del periodo Covid-19), ma di pochi decimi di punto percentuale all’anno, molto meno che in passato. Il primo dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030, secondo l’agenda fissata nel 2015 dalle Nazioni Unite, è azzerare la povertà. Invece la stima attuale è che si riesca a portarla al 7%. Difficilmente un maggiore prelievo fiscale sui redditi elevati potrebbe migliorare le prospettive.