Onu, sotto accusa l'utero in affitto
Un report presentato all'ONU condanna la pratica della maternità surrogata e il linguaggio LGBT discriminatorio verso le donne.
Reem Alsalem (nella foto), Relatrice Speciale ONU sulla violenza contro le donne e le ragazze, ha presentato alla 62ª sessione del Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, il report preliminare Violence Against Mothers.
Il report, oltre a chiedere di rendere illegale l’aborto eugenetico (seppur sia favorevole all’aborto per stupro), condanna la maternità surrogata, pratica a cui ricorrono anche le coppie gay maschili. Al paragrafo K possiamo leggere:
«Le madri surrogate subiscono molteplici forme di violenza e discriminazione. Sono spesso soggette a:
(a) Violenza economica, tra cui sfruttamento, mancato pagamento e dipendenza;
(b) Violenza psicologica, tra cui coercizione, privazione del controllo sul proprio corpo e gravi traumi legati alla separazione forzata dal bambino;
(c) Violenza fisica attraverso l'esposizione a farmaci pericolosi, che causano gravi complicazioni in gravidanza e mettono a rischio la vita;
(d) Violenza riproduttiva, come l'esposizione a procedure mediche dannose e interventi imposti senza il loro effettivo consenso, tra cui il trasferimento forzato di embrioni e l'aborto forzato su richiesta dei genitori committenti e delle agenzie. Spesso viene loro negato il riconoscimento legale come madri, nonostante abbiano partorito, e sono soggette a pratiche che equivalgono a tratta di esseri umani, tortura, servitù o condizioni simili alla schiavitù».
E più avanti si aggiunge: «I tribunali possono anche imporre la separazione forzata delle madri, comprese le madri surrogate, dai loro figli, contrariamente al miglior interesse del bambino».
C’è poi una critica al linguaggio politicamente corretto del mondo LGBT. Nel paragrafo C possiamo leggere: «L'uso di un linguaggio in cui si esclude il termine “madre” si inserisce in una tendenza più ampia ad allontanarsi dal linguaggio specifico per sesso in alcuni contesti, ostacolando l'accesso delle donne a servizi personalizzati e oscurando la condizione di madre. Gli sforzi per mantenere un linguaggio specifico per le donne e per le madri sono stati, in alcuni casi, definiti "esclusivi", "stereotipati" o offensivi. Questa tendenza è stata accompagnata da una crescente spinta all'uso di una terminologia riduttiva come "donne che partoriscono", "madri surrogate" o "allattamento al seno". Coloro che si oppongono a tale linguaggio o alle politiche correlate, inclusi i consulenti per l'allattamento al seno, vengono denigrati o ostracizzati».
Infine nella sezione M possiamo leggere: «Alle madri che cercano di proteggere i propri figli da pratiche dannose e di agire nel loro interesse esercitando le proprie responsabilità genitoriali, a volte vengono negati i loro diritti. Ciò include il caso delle madri che si rifiutano di sottoporre le proprie figlie alla mutilazione genitale femminile e di quelle che si oppongono alla "transizione di genere" sociale, legale o medica dei propri figli, madri che possono essere minacciate, aggredite o ostracizzate. In alcuni casi, le madri hanno perso la custodia dei figli, essendo state ritenute madri inadatte.
Questo nonostante il fatto che né a loro né ai loro figli vengano fornite informazioni adeguate e basate su prove scientifiche riguardo alle cause profonde di tali disturbi e alle gravi conseguenze per la salute di tali pratiche».
