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Germania

Onoravano le vittime di guerra, la polizia tedesca picchia i polacchi

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Agenti tedeschi hanno picchiato a Berlino gli attivisti polacchi del Movimento per la Difesa delle Frontiere, che volevano collocare una croce di legno accanto a un masso in memoria dei propri connazionali vittime della Seconda Guerra Mondiale. Un episodio inquietante, documentato da un video.

Esteri 20_06_2026

A Berlino, lo scorso 16 giugno, agenti di polizia tedeschi hanno picchiato gli attivisti polacchi del Movimento per la Difesa delle Frontiere (ROG), scatenando un'ondata di indignazione in Polonia. L'aggressione è stata motivata unicamente dal fatto che gli attivisti del ROG volevano pregare e collocare una croce di legno accanto a un masso in memoria delle vittime polacche della Seconda Guerra Mondiale. Secondo la polizia i polacchi non avevano il permesso per farlo. Un video sconvolgente testimonia tutta la volontaria brutalità dei poliziotti che hanno assalito una dozzina di persone inermi che pacificamente portavano una grande croce, le buttavano per terra, le ammanettavano e le picchiavano.

Lo Stato responsabile della Seconda Guerra Mondiale si rivela incapace di mostrare il minimo rispetto per la memoria delle sue vittime. Se ai polacchi nella capitale tedesca viene impedito di rendere omaggio ai loro compatrioti assassinati, allora ci troviamo di fronte a qualcosa che dovrebbe preoccupare non soltanto i polacchi ma tutta l’Europa.

Per capire meglio cosa è successo il 16 giugno a Berlino bisogna ricordare un po’ di fatti. Esattamente un anno fa, vicino al Bundestag, è stata eretta la "Pietra della Memoria per la Polonia 1939-1945". L'enorme masso, con una targa in tre lingue, intende commemorare le vittime polacche del nazismo e dell'occupazione tedesca. Doveva essere un gesto di riconciliazione delle autorità tedesche verso la Polonia, ma invece ha provocato le reazioni sdegnate di tanti polacchi. Il Paese, la Germania, che durante la guerra distrusse la Polonia causando milioni di morti e che non ha mai pagato dei risarcimenti di guerra, come ha fatto con tanti altri Paesi, si voleva "ripulire la coscienza" con un sasso!

A seguito dell'occupazione tedesca, la Polonia ha perso quasi sei milioni di cittadini, di cui la metà erano ebrei. Durante il solo primo anno di occupazione, le SS, la Selbstschutz e la polizia tedesca assassinarono oltre 100 mila rappresentanti dell'intellighenzia; durante tutta l’occupazione, che durò dal 1939 al 1945, avevano sterminato il 55% degli avvocati, il 30% degli scienziati, il 40% dei medici, il 20% degli insegnanti e il 20% del clero. Complessivamente, la Polonia perse il 37,5% dei laureati e degli artisti. Le forze di occupazione tedesche uccisero 1,5 milioni di bambini, lasciarono orfani il 20% dei rimanenti. Per di più i tedeschi deportarono in Germania, per germanizzarli, circa 200 mila bambini! Uccisero quasi tutti i pazienti degli ospedali psichiatrici. Diedero alle fiamme oltre 800 villaggi, in tutto o in parte, uccidendo i loro abitanti. Due milioni e mezzo di polacchi, la maggior parte dei quali di età compresa tra i 15 e i 24 anni, furono costretti ai lavori forzati per arricchire ditte tedesche come Hugo Boss, ThyssenKrupp, Daimler-Benz, BMW, Audi, Bayer, AGFA, Siemens, Dr. Oetker, Zeiss, Bosch, Maggi, BASF, IG Farben e migliaia di agricoltori tedeschi. Il 15% di questi lavoratori forzati non sopravvisse. L'occupazione tedesca lasciò circa 590 mila polacchi permanentemente disabili. Un milione di persone lottò contro la tubercolosi dopo la guerra, causata da malnutrizione e superlavoro, e migliaia morirono nel giro di pochi anni. A ciò si aggiunsero la rovina dell'economia, la distruzione delle infrastrutture industriali, energetiche, dei trasporti e dei servizi, il saccheggio e la rimozione di intere fabbriche e officine, la confisca di prodotti agricoli e bestiame, il furto di beni bancari e risparmi milionari. E non si può scordare l’enorme perdita del patrimonio culturale: i tedeschi rimossero 516 mila opere d'arte, spogliando gallerie e collezioni private, demolirono 25 musei, distrussero il 43% degli edifici storici e delle chiese e saccheggiarono o bruciarono 15 milioni di libri. La stragrande maggioranza delle opere d’arte non è ancora stata restituita ai legittimi proprietari, spesso a causa delle leggi tedesche che impediscono tale restituzione.

Ogni 1 settembre, il giorno dell’invasione tedesca della Polonia nel 1939, bisognerebbe ricordare al mondo questi numeri che nella Germania di oggi si vogliono dimenticare. E bisogna sottolinearlo con forza: la Polonia non è stata mai risarcita per queste spaventose perdite umane ed economiche. Per di più da decenni il governo tedesco fa una politica storica per sminuire le responsabilità tedesche dei crimini durante la Seconda Guerra Mondiale e, ancora peggio, tenta d’incolpare le vittime di collaborazione.

Per questo motivo i fatti di Berlino acquisiscono una gravità ancora maggiore. Inquietante è anche un fatto che è emerso dai filmati: un agente tedesco infila qualcosa nella tasca del leader del Movimento per la Difesa delle Frontiere, Robert Bąkiewicz, prima di buttarlo in un'auto della polizia. La polizia tedesca stava forse cercando un pretesto per giustificare il brutale trattamento riservato a Bąkiewicz? Il filmato, diffuso online, mostra a un certo punto il leader del ROG immobilizzato a terra da ben cinque agenti e con la faccia schiacciata contro la terra. I filmati mostrano anche che la polizia si accanisce contro persone che portano una croce, le staccano dalla croce, le buttano per terra e ammanettano. E si tratta di persone di una certa età. La croce sottratta ai polacchi si vede buttata per terra. La foto che sciocca di più mostra un uomo che tiene il rosario nelle mani ammanettate. Non bisogna allora meravigliarsi se nei social media polacchi, sotto tali foto e filmati, compaiano commenti quali: «La polizia tedesca come la Gestapo!»

Cosa succederebbe se un simile brutale attacco della polizia tedesca riguardasse i musulmani che manifestano in favore della Palestina? Cosa succederebbe se la polizia polacca brutalizzasse ebrei con bandiere israeliane ad Auschwitz per una pacifica ma “non autorizzata” manifestazione in ricordo delle vittime ebree nei campi di concentramento? Sicuramente ci sarebbe una critica mondiale delle autorità polacche con attacchi e accuse via media mainstream. Se invece la polizia tedesca interviene brutalmente contro i polacchi che vogliono commemorare le vittime dei crimini tedeschi, non c’è reazione dei media, non c’è sdegno generale, i vergognosi video non vengono mostrati alle televisioni.

Gli eventi a Berlino rappresentano anche una prova per Donald Tusk e Radosław Sikorski, persone note per la loro sudditanza verso le oligarchie di Bruxelles e la Cancelleria tedesca. Reagiranno al comportamento vergognoso della polizia tedesca nei confronti dei polacchi o rimarranno in silenzio per non offendere i loro “protettori”? Ci troviamo di fronte a qualcosa di più grande di un semplice caso di ripristino dell’ordine pubblico (sarebbe stata violata qualche legge locale, come proclamano le autorità tedesche), qualcosa che riguarda il nervo scoperto della politica storica della Germania: i loro crimini durante la Seconda Guerra Mondiale.