a cura di Stefano Fontana
  • TEOLOGIA E DOTTRINA

Oggi chi frena il potere? Il katéchon in pensione

Il termine katéchon è contenuto nella seconda lettera di San Paolo ai Tessalonicesi (oltre che in altri scritti dell’antichità), e indica il contenimento o trattenimento del potere delle tenebre che, prima del ritorno di Cristo, sarà lasciato libero con la conseguente apostasia nella Chiesa e apocalittici danni nel mondo. Scopo dell’autorità politica dovrebbe essere quindi anche quello di agire come katéchon e scopo della Dottrina sociale della Chiesa dovrebbe essere di aiutare l’autorità politica ad agire come katéchon.

Questa visione della Dottrina sociale si è persa soprattutto da quando è emersa una visione del mondo, ossia della realtà che un tempo si chiamava secolare o profana, come qualcosa di positivo. Sul piano pastorale ciò è avvenuto con l’invito solenne di Papa Giovanni a non essere “profeti di sventura” contenuto nel discorso Gaudet Mater Ecclesia che inaugurava il Vaticano II. Nel mondo non sarebbe più operante il principio delle tenebre, ma il secolo sarebbe solo lo spazio dell’attività umana, il luogo in cui il cristianesimo incontra gli uomini. Sono note le perplessità del cardinale Biffi o del cardinale Siri davanti a questa visione, che però poco hanno potuto fare per correggere il percorso.

Sul piano strettamente teologico, il cambiamento decisivo e maggiormente sistematico si è avuto con la svolta antropologica di Rahner, preceduta dal personalismo cristiano in particolare e dal naturalismo politico in generale. Rahner dice che Dio si auto-comunica nella storia profana dell’umanità e la Chiesa non ha diritto a nessuna primogenitura rispetto ad altri luoghi della rivelazione di Dio e della comunicazione della sua grazia. La storia è evolutiva e anche la vita della Chiesa è dentro questa evoluzione. Sparita la distinzione tra sacro e profano non c’è bisogno più di nessun katéchon.

Tale posizione era stata anticipata dal personalismo cristiano, che vede la persona umana come la sintesi dell’ordinamento profano del mondo secolare e ritiene che il cristianesimo dovrebbe incontrarsi con tutte le altre tradizioni religiose e spirituali proprio su questo punto (laico) della persona. Già qui c’era in anticipo la richiesta di Rahner di non parlare più di Dio ma dell’uomo. In ambedue i casi il quadro si secolarizza, la condizione umana risulta “normale”, il peccato è una debolezza che può essere combattuta e vinta con la politica, di una azione di trattenimento (katéchon) non c’è più bisogno.  

All’origine di tutto però c’è il naturalismo, ossia l’idea che l’ordine naturale sia in grado di fare da sé, abbia una sua consistenza autonoma, una sua maturità sicché il cristianesimo non debba più portargli la salvezza dall’esterno, cosa vista come ideologica, ma debba far emergere la salvezza dal suo interno. Il naturalismo esplode soprattutto nell’età moderna a cominciare da Blondel, e quello politico con Lamennais.

Oggi assistiamo al compattamento di un potere sistematico e tentacolare che penetra ovunque. È un potere ideologico che vuole uniformare l’intero pianeta ad alcuni (falsi) principi. È un potere politico che mira ad un globalismo intollerante. È un potere ateo militante. È un potere finanziario ed economico artificiale e pianificato. È un potere post-naturale, post-umano e post-cristiano. Nella prospettiva del katéchon la Chiesa era in prima linea nella lotta per il trattenimento di questo potere e la sua Dottrina sociale era un suo strumento. Sparito il concetto teologico di katéchon chi combatterà più contro questo potere? (Stefano Fontana)