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Odio sociale, l'Italia sulle orme del Venezuela

Si sta gravemente sottovalutando il clima di odio sociale che viene montato contro i cosiddetti No Vax. Da venezuelana posso dire che ho già visto questo meccanismo nell'ascesa al potere del dittatore comunista Hugo Chavez. L'Italia si è messa sulla stessa via. La guerra scatenata contro i No Vax non è casuale, aprite gli occhi!

Hugo Chavez

Come sappiamo in questi giorni c'è grande agitazione intorno all'argomento dei cosiddetti No Vax (in realtà persone che non si fidano di questo vaccino o non lo fanno per scelta etica). Si annuncia l’imposizione di ulteriori restrizioni che mirano a escludere i non vaccinati dalla vita sociale, compresa perfino la durata dimezzata di 24 ore della certificazione ottenuta con il test rapido. I mass media italiani non parlano d’altro, i No Vax sono il nemico da sconfiggere: “Sono negazionisti”, “sono i colpevoli della quarta ondata”, “finiscono in terapia intensiva prendendo il posto di chi veramente ha bisogno”, e così via in un crescendo di affermazioni e sentenze pilotate, senza nessun fondamento scientifico.

Non basta avere più dell’84% della popolazione over 12 vaccinata, no! Nonostante sia dimostrato che i vaccinati contagiano e si contagiano lo stesso, secondo il governo è la minoranza - peraltro molto attenta con le misure di protezione per evitare il contagio - che mette a rischio l’intero Paese e deve essere perseguitata con ogni mezzo. Anche violando garanzie costituzionali, come il diritto al lavoro o le libertà personali.

È una vera follia! Ma da venezuelana mi sembra di vivere un déjà-vu che potrebbe portare l’Italia verso un percorso molto pericoloso.
È la trappola della cultura dell’odio, un copione già vissuto in Venezuela in nome di una ideologia, il socialismo: il piano implica la creazione del nemico interno da segnalare, perseguitare e sconfiggere con la logica della guerra, limitando ogni libertà e utilizzando le proprie strutture civili, che significa usare settori della popolazione per compiti di intelligence, per il confronto diretto tra cittadini, senza armi.

Così sta accadendo nel mondo del lavoro. Una testimonianza personale: lunedì scorso sono stata cacciata da un colloquio di lavoro perché non avevo il Green Pass, sebbene non fosse mai stato richiesto in sede di convocazione. Comunque, a quel punto sono andata di corsa a fare il tampone e ottenere così il benedetto certificato, ma dal momento che non mi era ancora arrivato il messaggio della Regione sul cellulare, la ragazza della reception mi ha respinto per la seconda volta con molta maleducazione, accusata di essere No Vax e, come se non bastasse, aggredita per essere straniera: "Vattene al tuo Paese", ha detto; peccato però che sono "italianissima"...

È stata una scena davvero deprecabile, ma indicativa del clima  che si è creato. Al di là dell'amarezza che ho provato, quello che mi preoccupa di più è che si stanno sottovalutando le conseguenze di questa pazzia. Sono italiana, ma sono anche venezuelana e so bene cosa significa perdere un Paese per l'imposizione di una ideologia.

Hugo Chavez ha limitato le libertà ai venezuelani in nome della lotta alle disuguaglianze, Mario Draghi sta limitando le libertà degli italiani in nome della lotta contro il Covid-19. Papa Giovanni Paolo II aveva già sollevato il monito: “Grave è la responsabilità delle ideologie che proclamano l’odio e il risentimento come motori della storia”.

Evidentemente quello che accade in Italia non è casuale. Per capire la gravità della situazione si deve guardare al di là della discussione sul vaccino, ovvero alla pericolosa predica dell’odio e della punizione di ogni dissenso, che deteriora le relazioni sociali distruggendo la convivenza anche all’interno delle famiglie.
La storia ci ha insegnato che tutti i sistemi dittatoriali devono cercare meccanismi per mantenersi e avendo un nemico è possibile giustificare determinate azioni. La trappola della lotta contro i No Vax non è casuale, aprite gli occhi!

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