• IL DECRETO

Nuovi martiri per una Spagna schizofrenica

Il Papa ha autorizzato 27 nuovi religiosi uccisi in odio alla fede nel corso della Guerra Civile spagnola portando a 1962 il numero totale dei martiri per Cristo, la persecuzione più numerosa della Storia della Chiesa. Ma la composizione politica attuale è del tutto simile a quella che 80 anni fa portò allo sterminio di tanti cattolici. Così mentre la Chiesa beatifica i suoi martiri, il mainstream culturale e mediatico ancora ritiene che la parte giusta fosse quella dei carnefici.

 

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Lo scorso 12 dicembre Papa Francesco ha approvato il decreto che riconosce 27 nuovi martiri della Guerra civile spagnola (1936-1939). In questo caso si tratta di tutti membri della famiglia dei Domenicani: 25 religiosi, una religiosa e un laico terziario dell’Ordine dei Predicatori. Gli assassini si verificarono nei primi mesi della guerra civile e in divere località del centro della Spagna: Almagro (Ciudad Real), Huéscar (Granada) e varie regioni dell’Almeria.

Da quando, il 29 maggio 1987, San Giovanni Paolo II beatificò tre monache carmelitane di Guadalajara, il numero dei martiri della Guerra Civile spagnola riconosciuti dalla Santa Sede è salito già a 1962: vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici che morirono in odio alla fede durante quella che è considerata la maggior persecuzione religiosa della storia. Una persecuzione che si concentrò nei primi mesi della guerra, ma non perché il disegno anticristiano fosse diminuito col passare del tempo, ma perché tutti quelli che non erano stati assassinati in quel periodo iniziale, avevano trovato rifugio o erano stati incarcerati, là dove il carcere, grazie al senso del dovere di alcuni uomini onesti, non divenne sinonimo di morte. Lo sterminio della Chiesa visibile nella zona sotto il controllo del Frente Popular fu efficiente e almeno nelle intenzioni, totale.

Questo sterminio lo portarono avanti in forma sistematica miliziani, armati dal governo, di partiti e sindacati integrati con: il PSOE (partito socialista), UGT (sindacato socialista) PCE (Partito comunista), CNT/FAI (anarchici), ERC (indipendentisti catalani)… il terrore fu sistematico e in alcuni casi si rivestì di una crudeltà diabolica.

Oggi si sta verificando la circostanza per la quale, per la prima volta, dal 1936, il governo che si sta formando in Spagna, con alla guida Pedro Sànchez, riesca a raggruppare tutte queste tendenze: il PSOE (che ha già governato da solo con Felipe Gonzales e Josè Luis Rodriguez Zapatero), i neo comunisti di Pablo Iglesias e Unidad Podemos (che includono quello che è rimasto del PCE) e, come partito, il cui appoggio parlamentare è necessario, ERC, che ha partecipato al tentativo di secessione della Catalogna nel 2017 come già fece due volte negli anni ’30.

E tutto questo, mentre contemporaneamente si intensifica la applicazione della legge sulla Memoria storica, di Zapatero del 2007, che pretende di imporre a tutti gli spagnoli la visione della Guerra Civile propria della propaganda bellica stalinista. Il PP (Partito Popolare) di Mariano Rajoy aveva promesso di abrogarla e poteva farlo, dato che godette della maggioranza assoluta tra il 2011 e il 2015, ma si è piegato agli slogan culturali della Sinistra e la legge e la legge entrò in vigore durante i suoi sette anni di governo. 

Già nel 2002, il PP, governato da José Marìa Aznar, approvò nel Congresso dei deputati, una risoluzione condannando l’Alzamiento Nacional (Il risveglio nazionale ndr.) del 1936. E nel 1995, il PP di Aznar, pur all’opposizione, aveva appoggiato il riconoscimento della nazionalità spagnola, come partigiani per la libertà e la democrazia, ai membri delle Brigate Internazionali, reclutati in tutto il mondo dai comunisti per “condurre” la guerra in Spagna al servizio di Stalin, dei cui molti crimini furono esecutori. 

In questo modo la società spagnola vive una schizofrenia sorprendente. Da un lato, la Chiesa riconosce che migliaia di suoi figli furono martirizzati da una delle parti della guerra civile, sebbene a gerarchia ecclesiastica faccia il possibile per far dimenticare chi furono gli assassini. Dall’altro, l’establishment politico, culturale e mediatico (incluso il sistema scolastico) impone l’idea che le bande che uccidevano migliaia di persone solo per la loro fede (ovviamente le cifre salgono alle stelle se aggiungiamo le cause politiche), fossero la parte buona, che stava dalla parte della libertà e della democrazia, alla quale si opponeva una compagine “fascista” fatta di militari, possidenti, aristocratici, banchieri e vescovo comandati da Francisco Franco. 

Politicamente solo Vox conserva una visione concorde con i fatti così come si susseguirono e contraria a resuscitare l’odio ideologico della Sinistra e lavora attivamente contro la legge della Memoria Storica. Il partito guidato da Santiago Abascal deve una buona parte del suo successo elettorale a questa vibrata rivendicazione del sentimento comune.

Culturalmente e mediaticamente, in questo come in altri aspetti della guerra culturale, la rete social e un pugno di poche attività editoriali stanno servendo come contrappeso alle correnti mainstream del politicamente corretto, sostenendo la Verità della storia circa coloro che morirono per la Verità che è Cristo. Frutto di questo sforzo sono, per esempio, due recenti film che ritraggono le pagine del martirio della Chiesa spagnola: “Un Dios proibido” (un Dio proibito) (2013) di Pablo Moreno, sui martiri claretiani, e “Bajo un manto de estrellas” (Sotto una coperta di stelle) (2014) di Oscar Parra de Carrizosa, precisamente sui martiri domenicani di Almagro, che saranno ora beatificati.

*Vice direttore del giornale Religion en Libertad

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