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Nuovi "diritti": l'emancipazione di nutrie e conigli

Vietato mangiare carne di coniglio? Fermare la "inutile strage" di nutrie, nonostante tutti i danni all'agricoltura? Non è uno scherzo. L'onorevole Michela Vittoria Brambilla, paladina dei "diritti" degli animali, lo propone realmente. Ma la reazione dell'opinione pubblica non è così favorevole come pensava.

Brambilla e la nutria Maraya

L’onorevole Michela Vittoria Brambilla fa le sue dichiarazioni, associazioni animaliste applaudono, istituzioni e quotidiani locali si lamentano e tremano al pensiero che le sue parole si trasformino in leggi. Ormai è diventata una costante di questi ultimi tempi. Prima con i conigli, poi con le nutrie, l’onorevole animalista ha proposto di farne specie protette.

Sui conigli, pazienza. Ma sulle nutrie, la reazione è stata forte. “Ma lo sa quanti danni provocano?” ha risposto un utente Facebook all’appello della Brambilla, con la sua nutria “Maraya” in braccio, per fermare la loro “inutile strage”. I danni che le nutrie provocano, a prescindere dall’affetto per Maraya, ammontano a 2 milioni (campi distrutti, argini di fiumi e canali danneggiati) in 8 anni in una sola provincia della Lombardia: il Mantovano. Dove, non a caso, si annuncia battaglia contro l’ex ministro del Turismo, oltre che caccia grossa per abbattere i roditori. A prendere il toro per le corna (anzi: la nutria per la coda) è soprattutto un sindaco del Mantovano, Giuseppe Torchio, primo cittadino di Bozzolo, che per far fronte all’invasione di questi roditori ha emesso un’ordinanza per dar loro la caccia, catturarli vivi o ucciderli. Il problema è, appunto, soprattutto legislativo. Dallo scorso anno, infatti, la nutria non è più considerata parte della “fauna selvatica” e sono dunque saltati tutti i piani di contenimento provinciali, mentre i rimborsi per i danni sono stati aboliti. Negli ultimi due anni, la popolazione di nutrie è più che quadruplicata. Nel braccio di ferro con il sindaco, l’associazione Amici della Nutria (che ha presentato ricorso contro l’ordinanza che apre alla caccia) plaude alla Brambilla, ma Confagricoltura sta dalla parte del primo cittadino. Chi vive del frutto del proprio lavoro non è disposto a spendere cifre sempre più consistenti per riparare i danni dei roditori, anche se per alcuni sono carini e simpatici e, secondo la Brambilla, “Non accettiamo che vi siano animali considerati di serie B o addirittura nocivi”. Come se il fatto di definirli “nocivi” fosse il frutto di un pregiudizio razziale e non una constatazione di fatto e di milioni di euro spesi.

Se per i roditori di serie B la Brambilla chiede la fine dell’“inutile strage”, per i roditori di serie A, cioè i conigli, aveva appena chiesto pari diritti di cani e gatti. In concreto: vietarli in cucina. “Il coniglio – osservava la Brambilla durante l’evento Conigliando&Friends – è un animale socievole e sensibile, capace di stabilire un forte legame affettivo con gli esseri umani che se ne prendono cura. Come il cavallo, ma per ragioni storiche completamente diverse, il coniglio ha un duplice, ma poco invidiabile, status: da una parte sfruttato come animale da carne e da pelliccia, dall'altra animale d'affezione. Obiettivo della mia proposta – aggiunge lei - è eliminare questa ambiguità, a favore di un animale che ormai, nelle nostre case, fa concorrenza al cane e al gatto come compagno di giochi”.

Immediate le reazioni locali, dove i conigli li vedono ancora come piatti da tavola e fonte di reddito tradizionale:  “Presto diremo addio al succulento coniglio alla ligure, uno dei piatti della tradizione culinaria della nostra regione? Forse” si chiedono i liguri sul quotidiano locale Riviera 24. La sua proposta dell’ex ministro del Turismo desta qualche preoccupazione “anche qui nel ponente ligure, visto che oltre ad essere un piatto della tradizione, è una delle portate di punta servite nei vari ristoranti soprattutto dell'entroterra”.

A Ischia, intanto, un quotidiano locale scrive all’onorevole una simpatica lettera aperta che pare apprezzare l’umanitarismo pro-conigli, ma a modo suo “Mia nonna era affezionata a tutti i conigli che teneva. Li chiamava per nome (ricordo a mo’ di esempio Tonino ‘o zuoppo e Pascalino meza recchia) e li faceva scorrazzare liberi e felici nell’aere (…) A un certo punto della stagione, quando il coniglio raggiungeva esattamente il peso di un chilo e trecento grammi, mia nonna lo catturava con una sola mano e lo destinava ad un altro luogo di ristoro, dove accompagnato dall’aglio, dal vino e dai pomodorini si crogiolava in una piscina bollente dove prendeva calore e colore, e per lui, coniglio montanaro, sembrava di essere al mare”.

Sono tutte opposizioni, lettere, reazioni spontanee, botta e risposta sui social network che dimostrano un paio di cose. Prima di tutto che non è poi così vero quanto ritiene la stessa onorevole quando dice: “si afferma ogni giorno di più una nuova coscienza di amore e rispetto verso gli animali e i loro diritti e, di conseguenza, cresce il numero di persone che sceglie uno stile di vita Veg e decide di non mangiarli, senza distinzione di specie. Per fortuna sono sempre di più gli italiani che hanno questa sensibilità”. Mica tanti, a giudicare dalla reazione. Soprattutto se il divieto di mangiare o cacciare riguardi la propria vita. Per chi vive in città e lontano dal verde è anche facile pensare alla nutria come a un simpatico castorino di campagna e al coniglio come animale domestico. Per chi vive in campagna, un po’ meno. L’antropocentrismo, dunque la convinzione che sia l’uomo a dominare e custodire il creato, è nell’istinto e nella natura dell’uomo. E’ un’esigenza quella di fare delle scelte e stabilire gerarchie, fra la specie umana e le altre. E’ nella nostra natura scegliere di difendere i diritti dell’uomo, compreso quello di poter usare gli animali come cibo o strumento di lavoro, quando non dobbiamo difenderci da essi. Lo dimostra la Brambilla stessa, che, in un passato molto recente, nel 2001, creò il gruppo Sal Seafood e fondò la Sotra Coast International, società di vendita all’ingrosso di prodotti ittici: vendita di gamberi surgelati e salmone affumicato, animali uccisi dopo essere stati privati di ogni diritto, per mero scopo di lucro.