“Non pregate contro”, lo sciacallaggio mediatico colpisce i cardinali
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Gli esami conferamo il lieve miglioramento del quadro di salute di Francesco, ma la prognosi resta riservata. A tenere banco è lo sciacallaggio dei giornalisti fan del bergoglismo, che demoliscono anche i cardinali in preghiera perché «suoi oppositori». Un livore privo di carità che svela la paura di perdere il loro protagonismo col papato al tramonto.
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Mentre il Santo Padre Francesco ha trascorso la sua 14esima notte al 10° piano dell’appartamento pontificio del Policlinico Gemelli (le notizie di ieri hanno confermato che «le condizioni cliniche del Santo Padre nelle ultime 24 ore hanno mostrato un ulteriore, lieve miglioramento. La lieve insufficienza renale riscontrata nei giorni scorsi è rientrata. La TAC torace, eseguita ieri sera, ha evidenziato una normale evoluzione del quadro flogistico polmonare, ma la prognosi rimane riservata»), e mentre tutti i fedeli si riuniscono in preghiera, ieri il Rosario in San Pietro è stato guidato dal cardinal Re, decano del collegio cardinalizio, a tenere banco sui media è un chiacchiericcio sterile, che nel tentativo disperato di andare oltre agli scarni bollettini medici, prova a creare una narrazione sul prossimo conclave per apparecchiare il quale starebbero tramando i soliti nemici di Francesco.
È l’approccio squallido di giornalisti che grazie alle buone entrature, al chiacchiericcio e alla calunnia si sono fatti largo nel corso di questo pontificato e grazie a questa posizione di superiorità morale impartiscono lezioni di carità cristiana a cardinali anziani accusati persino di sfruttare la preghiera per il Papa per loschi tornaconti elettorali.
È il caso dei cardinali Muller, Burke, Sarah e Becciu, presi di mira dalla stampa perché si sono presentati in prima fila a pregare per il Papa in piazza San Pietro. Mal gliene incolse: essendo bollati per partito preso come critici del suo pontificato, evidentemente secondo certa stampa livorosa devono aver avuto un tornaconto personale e un’opacità di fondo nel loro agire. Urge rimarcarlo, quindi fiato alle trombe.
Austen Ivereigh, che nel suo profilo su X si autoproclama biografo di Papa Francesco si è sentito in dovere di correggere un post di Raymond Arroyo il quale rifletteva sul concetto di carità cristiana prendendo a esempio proprio il caso di Burke: «Se volete sapere come si presenta la carità cristiana, si presenta così. Il cardinale Raymond Burke è stato uno dei pochi cardinali americani ad aver sfidato il freddo per recitare un rosario per Papa Francesco ieri sera. Questo dopo che il Papa lo ha cacciato dal suo appartamento, gli ha tagliato lo stipendio e ha pubblicamente ridicolizzato Burke durante la sua battaglia per la salute. Che bella testimonianza ha offerto a tutti noi».
Considerazioni ineccepibili perché se c’è effettivamente qualcuno che potrebbe in linea terorica nutrire risentimenti umani nei confronti di Bergoglio, questi è proprio Burke. Il quale però è anche un cardinale e a conferma del fatto che la preghiera per un fratello che sta male (e che fratello visto che è il Papa in persona) travalica tutte le piccolezze umane, non si è sentito per nulla in difficoltà ad offrire la sua orazione personale e pubblica per la salute del pontefice.
Ma questo evidentemente non deve essere un esempio da prendere a modello nel cinico mondo di chi ragiona da fan a contratto vaticano.
«Non faceva freddo – ha puntualizzato con pignoleria Ivereigh -. È a 5 minuti dal suo appartamento da € 8000 al mese, dove rimane nonostante indebolisca il papa a ogni piè sospinto. È stato chiesto ai funzionari del Vaticano di partecipare; 27 cardinali lo hanno fatto. È andato a pregare, il che non è un atto di carità per un prete».
Non si comprende per quale arcano motivo un prete che prega non compia un atto di carità, ma soprattutto colpisce il livore di chi anche in questo momento così delicato per la Chiesa, come è da sempre quando un Papa - qualunque Papa - lotta per la vita e si avvicina all’inesorabile soglia dell’ultima tappa terrena, si debba perdere tempo e catalizzare l’attenzione per proseguire quella guerra di schieramento nella quale crede soltanto chi pensa di aver tutto da perdere del proprio protagonismo con un pontificato che si avvia al tramonto.
È un modo di raccontare non solo le vicende vaticane, ma anche la malattia di Francesco che tradisce tutto il calcolo della guerra per bande, la quale evidentemente certi professionisti dell’informazione con l’elmetto in testa pensano di dover condurre.
Stesso approccio irriguardoso per quei vaticanisti che vivono più di spifferi e ricostruzioni che di realtà.
Fabio Marchese Ragona sul Giornale, ad esempio, non si capacita del fatto che a pregare per il Papa ci siano anche i suoi oppositori. «Gli anti Bergoglio al Rosario in San Pietro. “Non pregate contro”», titola il quotidiano il suo articolo dove il virgolettato attribuito a Bergoglio non è stato certo pronunciato da lui ieri, ma risale a una vecchia battuta di Francesco. Però rispolverato all’occorrenza e messo accanto alla loro presenza, con un sottotitolo oltremodo provocatorio - «alla veglia, seduti vicini, anche i porporati che non hanno risparmiato critiche» - dà l’effetto di una ricostruzione fasulla e “pretesca”, ma di facile presa: ci sono anche i suoi oppositori, tutti uniti, non pregate contro di lui, però.
L’articolo però non si azzarda a fare i nomi dei suoi oppositori in prima fila a pregare, perché ciò che conta non è la rispondenza dei fatti alla realtà, ma solo evocare concetti perché chi comprenda, comprenda e adombrare il loro complotto: «Sono sempre gli stessi che hanno attaccato il Papa e che oggi si ritrovano sia per pregare, ben venga, sia per pianificare un prossimo conclave».
Ma dato che le immagini del Rosario in diretta erano inequivocabili, non ci voleva un genio per scoprilo. Infatti, Open, il quotidiano on line di Enrico Mentana coglie al volo l’assist di Marchese Ragona sciorinando i nomi: Burke, Muller, Sarah e Becciu, tutti – nell’articolo a firma Alessandro D’Amato – definiti come gli anti Bergoglio.
Eppure, non risulta che i cardinali citati abbiano rilasciato dichiarazioni o fatto azioni anche solo lontanamente riconducibili all’apparecchiarsi delle alleanze per un eventuale imminente conclave.
Semmai ci sarebbe da riflettere sui tanti ecclesiastici che in questi giorni hanno avanzato persino il tema delle dimissioni (Ravasi) o si siano stracciati le vesti perché «è orribile che cardinali, vescovi e preti pensino e lavorino al conclave con il Papa vivo», come ha fatto tuonando con la Stampa un indignato arcivescovo di Lussemburgo Jean-Claude Hollerich.
Di sicuro, chi si sta mettendo avanti per il prossimo Conclave non è certo chi viene definito nemico di Papa Francesco, ma chi per ovvie ragioni di carriera può essere ascritto a giornalista a lui molto vicino. Javier Martínez-Brocal, autore di libri su Papa Francesco è pronto per l’imminente uscita in libreria di un libro che è tutto un programma visto il tempo che stiamo vivendo: «Conclave, le regole per eleggere il prossimo Papa». Mentre lo stesso Ivereigh sta riproponendo in questi giorni il suo libro sul Papa. A proposito di chi sta sfruttando la malattia di Bergoglio.