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NUCLEARE

Nessuno vuole più il disarmo nucleare. Scaduto il trattato Start

Il trattato New Start, che limitava il possesso di testate nucleari strategiche a 1550 a testa in Usa e Russia, è scaduto senza alcun rinnovo (formale). Caduti nel vuoto gli appelli della Conferenza Episcopale Usa e di Papa Leone XIV. 

Esteri 06_02_2026
Missili balistici intercontinentali russi Topol-M

Ieri è stato un giorno funesto per la lotta alla proliferazione delle armi nucleari. Il trattato New Start, che ne limitava il numero a 1550 a testa in Usa e Russia, è infatti scaduto senza alcun rinnovo. Il presidente Donald Trump annuncia un nuovo negoziato, ma è ancora tutto da fare. Caduti nel vuoto gli appelli di Papa Leone XIV e dell’arcivescovo di Oklahoma City, Paul S. Coakley, presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti. Si tratta, senza esagerare, della fine di un’epoca, inaugurata da George Bush e Michail Gorbachev nel 1991 con la firma del primo trattato Start. Oggi il mondo è più difficilmente gestibile di quello dominato dalle due superpotenze nucleari, c’è quantomeno un grande terzo incomodo, la Cina, che costringere Washington a rifare i conti.

Donald Trump ha dichiarato, in un post su Truth, il suo social media, che, anziché impegnarsi per estendere il trattato esistente, che ha definito un “accordo mal negoziato" (da Obama, intende) vuole lavorare a un «Trattato nuovo, migliorato e modernizzato che possa durare a lungo nel futuro». Il trattato Start prevedeva un tetto massimo di 1550 testate nucleari strategiche e 700 vettori di lancio a lungo raggio per ciascuna delle due grandi potenze nucleari, Russia e Usa. Era il New Start, la quarta e più restrittiva versione dei trattati di limitazione di armi nucleari seguiti alla fine della Guerra Fredda.

Nella prima versione, lo Start (acronimo inglese di Trattato di Riduzione delle Armi Strategiche), firmato nel '91 da George Bush e Michail Gorbachev, prevedeva un tetto massimo di 6000 armi nucleari a testa, per Usa e Urss (che non si era ancora sciolta). Sciolta l’Urss e diventata indipendente la Russia, nel 1993 una seconda versione dello Start venne firmata sempre da Bush con il presidente russo Boris Eltsin. Nella sua seconda versione il trattato vietava i missili con testata multipla. Ma la Duma russa lo ratificò solo nel 2000, in attesa di vedere se gli Usa avessero rispettato un altro trattato, quello Abm, che regolava le difese anti-missile. I missili con testata multipla, infatti, sono stati progettati apposta per superare, saturandole, le difese anti-missile. Lo Start 2 ebbe vita brevissima: nel 2001, George W. Bush (figlio del firmatario dello Start 1), preoccupato per la minaccia missilistica degli “Stati canaglia” e intento a ricostruire le difese antimissile del Nord America, annunciò l’uscita degli Usa dal trattato Abm e nel 2002 la Russia si ritirò dallo Start 2. Il trattato venne così sostituito temporaneamente dal Sort, firmato dall’allora nuovo presidente russo Vladimir Putin, con George W. Bush sempre nel 2002: un testo che non vietava i missili a testata multipla, ma abbassava il tetto massimo a 2200 testate nucleari strategiche per ciascuna delle due potenze. Infine, Barack Obama e l’allora presidente russo Dmitri Medvedev, nel 2010, firmarono il trattato scaduto ieri, il New Start, il più ambizioso, in quanto fissava il tetto massimo a 1550 testate nucleari e 700 vettori a lungo raggio.

Questi trattati, dal 1991 ad oggi, non hanno impedito la proliferazione nucleare. La Russia, soprattutto, ha costruito un arsenale interamente nuovo di testate nucleati tattiche, con vettori a corto e medio raggio, fino ad averne 5mila, secondo le stime più basse. Nel 2019 gli Usa della prima amministrazione Trump si ritirarono dal Trattato sulle Armi Intermedie (Inf) che vietava il possesso di vettori a medio raggio, capaci di tenere sotto tiro tutta l'Europa occidentale se basati in Russia, o di tenere sotto tiro la capitale russa se basati in Europa occidentale. Sei anni dopo, nel 2025, anche Mosca ha annunciato di non ritenersi più vincolata da quel trattato, per altro dopo anni che stava sviluppando e schierando armi a raggio intermedio. Nel frattempo anche India, Pakistan, Corea del Nord entravano nel “club” delle potenze nucleari fra gli anni 90 e i primi anni 2000. Ma a preoccupare gli Stati Uniti e a spingere l’amministrazione Trump a non rinnovare il New Start è principalmente la crescita dell’arsenale nucleare della Cina. Il regime di Pechino, infatti, almeno dal 2023 sta producendo circa 100 testate nucleari all’anno e in dieci anni potrebbe raggiungere Russia e Usa, come terza potenza alla pari. Gli Usa vorrebbero includere anche la Cina nel negoziato per il prossimo trattato.

La Russia aveva proposto agli Usa una “soluzione tampone”, un prolungamento provvisorio del trattato esistente. Ma ad Abu Dhabi, dove le delegazioni di alto profilo dei due paesi si sono incontrate, per discutere di un cessate il fuoco in Ucraina, non si ha notizia di nuovi accordi scritti. Non è da escludere, però, che, secondo fonti dell'agenzia Axios, le due parti abbiano accettato di estendere informalmente il trattato per altri sei mesi. In questo caso sia Mosca, sia Washington, si impegnerebbero a rispettare i limiti del New Start, pur senza aver firmato nulla e senza alcun vincolo di legge. Ma per avere un documento nuovo, gli Usa insistono che vi partecipi anche Pechino. «Per avere un vero controllo degli armamenti nel XXI secolo, è impossibile fare qualcosa che non includa la Cina, a causa delle sue vaste scorte in rapida crescita», ha affermato il Segretario di Stato Marco Rubio, ribadendo un concetto caro al pensiero strategico americano. Ma la Cina non ha mostrato alcuna intenzione di partecipare ad una qualsivoglia trattativa per la limitazione delle armi strategiche. Pechino sta vivendo il suo momento di espansione della potenza militare cinese e non intende rinunciarvi.

Come si è visto, stiamo parlando di una potenza devastatrice in ogni caso: anche le “sole” 1550 testate nucleari strategiche, previste dal New Start per ciascuna delle due maggiori potenze, possono distruggere tutti i potenziali bersagli militari, industriali e civili di Nord America ed Europa. Quel che fa veramente la differenza è lo spirito con cui si affrontano le relazioni internazionali. Sin dal 1991, l’approccio di Washington e Mosca è rimasto quello di un progressivo disarmo, reso possibile dalla distensione fra due ex nemici. Dagli anni ’20 del nuovo secolo, con il sorgere di un nuovo ordine multi-polare (tre grandi poli, se solo ci limitiamo agli equilibri di potere nucleari), la corsa agli armamenti torna ad essere un obiettivo strategico di ciascuna delle potenze rivali.

«I pericoli posti dagli attuali conflitti in tutto il mondo, tra cui la devastante guerra in Ucraina, rendono la prossima scadenza del New Start semplicemente inaccettabile», aveva dichiarato il 3 febbraio mons. Coackley, a nome della Conferenza Episcopale degli Usa. E per evitare l’estinzione del trattato, il 4 febbraio era intervenuto anche Papa Leone XIV: «È più che mai urgente sostituire la logica della paura e della sfiducia con un ethos condiviso, capace di orientare le scelte verso il bene comune e di fare della pace un tesoro da custodire con cura da parte di tutti». Ma è proprio l’ethos condiviso quello che manca, in questo periodo.