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Nelle mani del Papa il "rimedio mariano" ai mali del mondo

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Da decenni si invoca la pace ma aumentano le guerre e nella Chiesa la situazione non è migliore. La voce dei semplici chiede al Santo Padre un atto solenne che può dissipare le tenebre e "scatenare" la grazia: proclamare Maria madre spirituale di tutti gli uomini, corredentrice, mediatrice e avvocata.

Ecclesia 22_08_2026

«Forse l'Abanà e il Parpar, fiumi di Damasco, non sono migliori di tutte le acque di Israele? Non potrei bagnarmi in quelli per essere guarito?» (2Re 5,12). La reazione del capo dell'esercito del re di Aram, Nàaman, è l’emblema di come l’uomo si pone di fronte ai problemi che lo affliggono. Ci si guarda addosso e si comprende di avere la lebbra; si cercano aiuti umani, tutti fallimentari. Poi l’umile voce di una donna straniera ci indica il rimedio e, nella nostra disperazione, si spera sempre che qualche magia possa avvenire. Ma quando poi ci viene chiesto dall’uomo di Dio di fare qualcosa di semplice, iniziamo a mettere davanti i nostri ragionamenti: ma se dovevo immergermi nelle acque di un fiume per guarire, perché non in quelle che io ritengo essere migliori? Agli occhi umani di Nàaman, le acque dell’Abanà e del Parpar apparivano più salubri e abbondanti di quelle del Giordano: che razza di uomo di Dio è uno che non si rende conto di questa cosa? Sarà semplicemente un bigotto e un sempliciotto, che non è mai uscito dalla sua patria e non conosce che acque ben migliori esistono fuori della terra d’Israele.

Sono decenni che non si fa altro che parlare di pace, e sono decenni che la guerra monta in ogni angolo del mondo, aumentando sempre più il suo potenziale di annientamento totale del globo terrestre. Sono decenni che si innalzano inni alla libertà, e sono decenni che la vita dell’uomo, personale e sociale, è sempre più controllata e manovrata. Sono decenni che gli enti educativi (o presunti tali) fanno progetti “scientifici” di educazione delle giovani generazioni, e sono decenni che la sfacciataggine, la maleducazione e la violenza stanno crescendo a dismisura e sono ormai fuori controllo. Sono decenni che la scienza rassicura di aver trovato il rimedio definitivo per il cancro, il diabete, l’ipertensione e l’alluce valgo, e sono decenni che le malattie cronico-degenerative aumentano su tutta la popolazione.

Se guardiamo dentro i confini della nostra amata Chiesa, la situazione non è migliore. Anni ed anni di nuova evangelizzazione, pastorale giovanile, pastorale familiare, pastorale dei migranti, pastorale della pastorale, “camminare insieme”, inclusione; uffici di qua, convegni di là, meeting, congressi, sinodi, formazione permanente e Dio solo sa che altro. Ed anni ed anni di costante calo delle vocazioni sacerdotali e religiose, conventi venduti, chiese chiuse, crollo dei matrimoni, avanzamento continuo della secolarizzazione, dei nuovi movimenti religiosi; ovunque eresie, ovunque scismi, ovunque la carità si raffredda.

Di fronte a questo spettacolo, pensare che la guarigione possa venire da qualcosa di semplice, come quell’immergersi nelle acque del Giordano, provoca sdegno, protesta, e qualche sorrisetto più o meno compassionevole. Meglio le acque conosciute dell’Abanà e del Parpar, dei nostri progetti e delle nostre iniziative, comprovati e sostenuti dalla diplomazia, dalla cultura e dalla scienza, anche se hanno dimostrato di essere acque sterili, incapaci di dare e restituire vita e salvezza.
Poi però la voce dei semplici ricorda che in Samaria c’è un profeta, e che facendo semplicemente quello che il profeta comanda, la salvezza è ancora possibile. Vai dal profeta, ascolta la sua voce che ti dice di bagnarti sette volte nel Giordano. E all’obiezione troppo umana “perché il Giordano? Perché non i fiumi di casa nostra?”, ricorda che nelle acque del Giordano è entrata l’Arca dell’Alleanza, la dimora dell’Altissimo (cf Gs 3,14-17).

Da decenni non c’è solo la decadenza, sotto gli occhi di tutti, ma anche la voce di tanti umili del Signore che hanno chiesto e continuano a chiedere al Papa di immergere la Chiesa e il mondo nelle acque del Giordano, perché scompaia la terribile lebbra che sfigura e macera le loro carni: proclamare dalla sua cattedra il dogma di Maria, madre spirituale di tutti gli uomini, corredentrice, mediatrice e avvocata. Anni di iniziative, milioni di petizioni rivolte alla Santa Sede perché riconosca pubblicamente e solennemente che Dio ci ha voluto e ci vuole salvare «per mano di donna» (Gdt 13,15), questa donna che è vera madre nostra, perché siamo membra del corpo del Figlio divino.

Dio vuole che il suo popolo, la sua Chiesa la riconoscano vera madre nel piano della salvezza degli uomini: vuole che riconoscano il parto doloroso con cui ci ha generati, associandosi come corredentrice a Cristo; vuole che la riconoscano come nutrice degli uomini, dispensando loro tutte e ciascuna le grazie della salvezza; vuole che la riconoscano come loro tutrice, sempre pronta a proteggere i suoi figli e intercedere per loro. Vuole non solo che la riconoscano madre, ma che anche sperimentino che lei è la donna pensata dall’eternità perché, unita al Figlio suo, schiacci la testa al serpente antico, abbatta per sempre le sue due infernali “creature” – la bestia che sale dal mare e la bestia che sale dalla terra (cf. Ap 13,1.11)–, che trascinano tutti gli uomini nell’errore, nel vizio, nell’oscurità.

Il Santo Padre ha una grande e grave responsabilità nei confronti dell’umanità intera: egli può aprire le porte del Cielo, proclamando Maria vera madre di tutti gli uomini nell’ordine della grazia, e donare così al mondo e alla Chiesa un tempo di pace vera e stabile. Con sé ha il popolo di Dio, che attende da anni questo momento; a suo sostegno ha una teologia ormai matura per spiegare in cosa consista questa maternità, nella sua dimensione corredentiva e di mediazione, e tenere lontani eventuali fraintendimenti; in suo aiuto ha l’esempio e l’intercessione di tanti santi, incluso il santo pontefice Giovanni Paolo II, che tanto ha fatto maturare la riflessione della Chiesa a riguardo.

Ma se da un lato il pensiero del grande bene che potrà venire da questo atto solenne incoraggia, conforta, dona speranza nella grande tribolazione che stiamo vivendo, dall’altra non è possibile nascondere la trepidazione e persino lo sgomento che riempie l’animo al pensiero che, ancora una volta, la grande occasione di rispondere al desiderio del Cielo di glorificare la Madre, possa essere rinviata. Pensiero non certo remoto alla luce del triste ed incomprensibile passo indietro che il Dicastero per la Dottrina della Fede ha compiuto con la Nota dottrinale Mater populi fidelis.

La nostra preghiera per il Santo Padre dev’essere sempre più insistente, perché egli abbia umiltà, luce e coraggio di compiere il grande atto che dissiperà le tenebre oscure del male, che ormai ricoprono ogni angolo della terra e del cuore dell’uomo; di immergere la Chiesa e il mondo nelle acque del Giordano, riconoscendo la potenza salvifica della nuova Arca dell’Alleanza. Il mondo attende; ogni singolo uomo e ogni singola creatura arrestano il respiro, attendendo da colui che ha ricevuto il potere di legare di sciogliere che apra le porte del Cielo.



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