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Nella basilica dove sono sepolti i Re Magi

Una stella ad otto punte svetta sul campanile della basilica di Sant’Eustorgio a Milano, in ricordo della splendente cometa che guidò i Re Magi a Betlemme per adorare Gesù. Ai sapienti venuti dall’Oriente è legata la storia di questa splendida chiesa milanese, essendo state qui custodite per lungo tempo le loro spoglie.

La basilica di Sant'Eustorgio a Milano

Una stella ad otto punte svetta sul campanile della basilica di Sant’Eustorgio a Milano, in ricordo della splendente cometa che guidò i Re Magi a Betlemme per adorare il Bambino Gesù. Ai sapienti venuti dall’Oriente è legata la storia di questa splendida chiesa milanese, essendo state qui custodite per lungo tempo le loro spoglie, donate al vescovo Eustorgio dalla madre dell’imperatore Costantino, Elena. Le reliquie furono trafugate durante la distruzione della città meneghina per mano dell’imperatore Federico Barbarossa e traslate a Colonia, dove tutt’ora si venerano nella cattedrale gotica.  Fu il cardinal Ferrari, all’inizio del Millenovecento, a ottenerne, in parte, la restituzione. Nel transetto destro della basilica milanese le custodisce una teca posta sopra l’altare della cappella a loro dedicata.

La vicenda delle reliquie dei Magi fa supporre che la fondazione della basilica milanese sia avvenuta nel IV secolo per volontà del Santo cui è intitolata, quell’Eustorgio che, acclamato vescovo dal popolo, la elesse a luogo della propria sepoltura. In quest’area esisteva già una necropoli romana, poi cristianizzata, i cui resti sono oggi visibili sotto la navata centrale.  Più volte il sacro edificio fu distrutto durante le incursioni barbariche di Unni e  di Goti, per rinascere sotto il regno longobardo di Liutprando nell’VIII secolo. All’inizio del Duecento la chiesa divenne sede dell’Ordine Generale dei Domenicani che apportarono cambiamenti strutturali e significativi allo spazio sacro.   

La facciata attuale, in cotto, dal tipico aspetto a capanna, è frutto di un restauro tardo ottocentesco neo romanico. Sul fianco meridionale s’intravvedono le absidi delle numerose cappelle gentilizie che dai Visconti in poi vennero aggiunte al corpo basilicale. Sul lato sinistro, invece, si trova il pulpito dal quale predicava Pietro Martire, un frate domenicano strenuamente avverso all’eresia catara e per questo ucciso nel 1252. Il suo corpo riposa nell’arca per lui costruita da Giovanni di Balduccio da Pisa, in marmo bianco di Carrara, nel 1339. Il sepolcro, sorretto dalle personificazioni delle virtù teologali e cardinali, decorato con bassorilievi che raccontano la vita del Santo, nel Settecento fu spostato nella Cappella Portinari, capolavoro del Rinascimento lombardo. 

Fatto edificare da Pigello Portinari a partire dal 1462,  come mausoleo della sua famiglia e in onore di Pietro Martire, l’ambiente a pianta centrale venne completamente rivestito da affreschi di Vincenzo Foppa che su quelle pareti raccontò le storie del Santo domenicano e della Vergine. I colori della cupola, a fasce concentriche, alludono all’irradiarsi della luce divina, mentre angeli in terracotta ad altorilievo danzano sul tamburo sottostante. 

L’interno della chiesa rispecchia la suddivisione romanica in tre navate, i cui pilastri sono sormontati da capitelli scolpiti, ancora originali.  Verso la fine del Trecento Gian Galeazzo Visconti fece realizzare l’ancona marmorea per l’altare maggiore. Otto scene affollate, relative alla Passione di Cristo, circondano una composta Crocefissione, forse opera di Jacopino da Tradate. Qui sotto Eustorgio riposa accanto ad altri due santi vescovi, Magno e Onorato. 

Il legame con la chiesa delle origini è sottolineato dal fatto che la basilica sorge laddove San Barnaba, compagno di San Paolo e primo evangelizzatore di Milano, entrò in città e cominciò a battezzare in un primitivo fonte battesimale.  È ancora oggi tradizione che i neoarcivescovi della diocesi ambrosiana inizino da qui la propria missione, fermandosi a pregare nella basilica del santo vescovo. 

 

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