• IL MOTU PROPRIO

Né frodi né riciclaggio: arriva la spazzacorrotti in Vaticano

Il Papa inserisce delle novità nel Regolamento Generale della Curia Romana, imponendo agli alti dirigenti dei dicasteri di non avere condanne per delitti né processi pendenti per organizzazione criminale, corruzione, frode, terrorismo, riciclaggio, sfruttamento di minori. Il motu proprio arriva dopo lo scoop di Report che ha scoperto che il Vaticano ha detenuto azioni di un'azienda farmaceutica che produce contraccettivi. 

I riflettori dell'opinione pubblica sulle finanze vaticane non si spengono. Lunedì scorso l'inchiesta di Report con un'intervista all'ex revisore generale dei conti, Libero Milone ha tenuto incollati davanti a Raitre due milioni e 291 mila spettatori. Un filone di successo, quindi, come dimostrato in questi anni dal successo di libri sul tema divenuti dei veri e propri best seller. In queste ricostruzioni giornalistiche non mancano falle e svarioni rilevanti, come quelle emerse sulla vicenda della causa di beatificazione di Aldo Moro e le presunte richieste di denaro per agevolare l'iter di cui aveva parlato la trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci nella prima puntata dedicata al Vaticano. 

Sia la Congregazione per le Cause dei Santi che l'ex prefetto, il cardinale Angelo Becciu hanno smentito - carte alla mano - le testimonianze raccolte dal giornalista Giorgio Mottola. In questo clima di veleni, con le casse della Santa Sede di nuovo nel mirino dell'attenzione mediatica, Papa Francesco lancia un altro segnale all'insegna della trasparenza. Lo fa promulgando la Lettera Apostolica in forma di «Motu Proprio» recante disposizioni sulla trasparenza nella gestione della finanza pubblica. Un documento che si pone nel solco del nuovo codice degli appalti entrato in vigore quasi un anno fa e si preoccupa di intervenire "ai fini della prevenzione e del contrasto, in ogni settore, di conflitti di interessi, di modalità clientelari e della corruzione in genere".

Il Papa inserisce delle novità nel Regolamento Generale della Curia Romana, imponendo agli alti dirigenti dei Dicasteri - cardinali inclusi - di sottoscrivere una dichiarazione che attesta di non avere condanne per delitti dolosi né processi pendenti per reati di organizzazione criminale, corruzione, frode, terrorismo, riciclaggio di proventi di attività criminose, sfruttamento di minori, forme di tratta o di sfruttamento di esseri umani, evasione o elusione fiscale. La dichiarazione, da firmare al momento dell'assunzione dell'incarico, verrà conservata dalla Segreteria per l’Economia a cui compete il controllo economico e la vigilanza sugli Enti della Santa Sede.

Gli alti papaveri vaticani saranno obbligati a dichiarare di non detenere "contanti o investimenti, ivi incluse le partecipazioni o interessenze di qualunque genere in società e aziende, in Paesi inclusi nella lista delle giurisdizioni ad alto rischio di riciclaggio o finanziamento del terrorismo" e che "tutti i beni, mobili e immobili, di proprietà" così come "i compensi di qualunque genere" percepiti non hanno "provenienza da attività lecite e non costituiscono il prodotto o il profitto di reato".

Inoltre, il personale dirigente, cardinali di Curia inclusi, non potrà accettare o sollecitare regali di valore superiore ai 40 euro in funzione dell'incarico svolto. Tra le novità da segnalare, ai dirigenti vaticani verrà chiesto di dichiarare il mancato possesso di partecipazioni in società o aziende che operino con finalità e in settori contrari alla Dottrina Sociale della Chiesa.

Nell'inchiesta di Report andata in onda lo scorso lunedì era emerso come tra gli investimenti indiretti del Vaticano ci fossero quote di una società farmaceutica svizzera, la Novartis, che produce contraccettivi attraverso la controllata Sandoz.  La circostanza venne fatta presente dall’allora revisore generale, Libero Milone e portò alla cessione del portafoglio azionario nel 2016. La notizia ha fatto clamore sui media e sui social, provocando accuse di ipocrisia nei confronti della Chiesa cattolica. L’introduzione di questa misura eviterà simili situazioni inopportune non solo per gli investimenti della Santa Sede ma anche per quelli personali dei dirigenti dei Dicasteri. 

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