• PENSIERO FRAGILE

Né Dio, né Allah, la scimitarra di Ceronetti

Guido Ceronetti, nel nome della laica tolleranza, su La Repubblica arriva a giustificare la sentenza della Malesia che vieta ai cristiani di pronunciare la parola Allah. Per il poeta del "pensiero fragile", si dovrebbero vietare sia Dio che Allah. Perché sono le religioni a provocare guerre e violenze.

Malaysia, manifestazione di fondamentalisti

La conoscenza erudita e gli studi più raffinati non bastano a capire la religione e dedicare una vita allo studio della Bibbia o del Corano non garantisce il paradiso (cristiano o musulmano che sia). Imbottire i propri scritti di citazioni in latino può essere un vezzo very snob e da bastian contrario, ma non avvicina di un millimetro alla verità. Guido Ceronetti, poeta e scrittore, guru del “pensiero fragile” (da non confondere con quello del “pensiero debole” del professor Vattimo, suo acerrimo nemico) non è certo un grande esperto di cristianesimo e neppure un fervente praticante. Nemmeno di islam ne mastica molto e forse non è mai entrato in una moschea. Figuriamoci, lui che si dichiara filoisraeliano e nemico degli arabi a cui augura il diabete (su gay  e sindacalisti l’attempato maestro va giù ancora più duro). 

Insomma, quel che si dice un ateo adulto e consapevole. Eppure, come sovente capita, sono proprio questi “ignoranti” della fede a salire sulle cattedre dei più accaniti critici e spietati interpreti delle religioni. Il maestro Guido ci è salito ieri, invitato da La Repubblica a commentare la notizia che l’Alta Corte di  Kuala Lampur, in Malesia, ha sentenziato che i cattolici non possono usare il termine Allah per rivolgere al loro Dio. Un verdetto deciso a maggioranza (4 giudici contro 3) e salutato in piazza da una folla in delirio, urlante l’invocazione d’obbligo  “Allahu  Akbar” (Dio è grande). La guerra sul nome andava avanti ormai da sette anni: dopo che la Corte suprema nel 2009  aveva ragione ai cristiani, la sentenza si è rovesciata nel 2013 quando la Corte di appello ha vietato al settimanale cattolico Herald di usare il termine Allah per indicare il Dio cristiano. Nonostante la parola venga usata dai cristiani da più di 400 anni. Qualche mese fa, il re della Malaysia Tuanku Abdul Halim Muadzam Shah (stiano parlando di una sola persona) dichiarava che “alcune parole sono di uso esclusivo dei musulmani”, specialmente nei confini suo regno dove la religione ufficiale è l’Islam. Ma attenzione: il signor Tuanku Abdul ecc. non è mica il sovrano di un califfato quaedista, tutt’altro. Oggi la Malaysia, grazie al petrolio, è un Paese ricco moderno, di  alta tecnologia e finanza internazionale e nella capitale Kuala Lampur ci sono i grattacieli più alti del mondo (come le Twin Towers della Petronas, la compagnia petrolifera statale malese che ha speso milioni di dollari per costruire la pista dove ogni anno si disputa il Gran Premio di Formula 1 e  partner del team Mercedes).  E i giudici dell’Alta Corte non portano certo turbante e kefiah quando si riuniscono: anzi, hanno una  formazione molto british.
 
Dettagli che devono essere sfuggiti a Ceronetti, che non vede l’ora per sfoderare la sua laica scimitarra contro i troppo fedeli cattolici.  Dal pulpito del quotidiano scalfariano, il maestro ci viene a spiegare che i giudici malesi hanno sentenziato bene, perché Dio e Allah non sono la stessa cosa, anche se, aggiunge, insieme si divertono a giocare alla guerra e a infliggere pene e tormenti all’umanità. “Nei monoteismi”,  taglia corto il poeta “non ci può essere pace: tra loro e nel loro interno la pace non può che essere provvisoria o creazione politica, regola di convivenza”. Ohibò, e allora che succede? Semplice e chiaro, sentenzia Ceronetti in versione malese, “Da secoli, la loro eredità è la guerra”. Il resto sono bruscolini o ingannevoli tic da teologi sofisti. La libertà religiosa, la minaccia dell’islam radicale e politico, la persecuzione e la caccia sistematica ai cristiani da parte di jiaidisti e Stati della sharia? Bazzeccole per un massacro che per lo smemorato guru occorre sempre addebitato alle religioni. 

Vabbè, e adesso chi glielo dice all’ateo tagliatore di teste della Malesia che altre e diverse sono le “religioni”, di pura cifra laica e materialista, che hanno insanguinato l’Europa e il modo per  tutto il Novecento? Mai sentito parlare di nazismo e comunismo, di Stalin, Hitler, Mao o Pol Pot, caro Ceronetti? Massì che lo sa, però l'illustre opinionista  finge di non  sapere. Mah, più che fragile il suo pare diventato ormai un pensiero gravemente danneggiato.