Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Sant’Enrico II a cura di Ermes Dovico
USA

Morte di Lindsey Graham, la "maledizione" dell'ayatollah Khamenei

Il senatore Lindsey Graham è morto a 71 anni a seguito di una malattia "improvvisa". Pro-life, conservatore, falco in politica estera e amico di Trump, era odiato dal regime iraniano che lo aveva inserito nella sua lista nera, assieme alla Meloni.

Esteri 13_07_2026
Lindsey Graham (AP)

Una morte inaspettata, “improvvisa, dopo una malattia rapida”, come dichiara il suo ufficio: il senatore repubblicano statunitense Lindsey Graham è spirato a 71 anni. Era appena rientrato da una visita a Kiev, dove aveva dichiarato di non essere mai stato così ottimista come quel giorno sulla possibilità di porre fine al lungo conflitto. In conferenza stampa, tenuta in piazza nella capitale ucraina, dopo l’incontro con il presidente Volodymyr Zelensky, appariva in perfetta salute. Donald Trump, che lo aveva sentito telefonicamente la sera prima del suo decesso, afferma di averlo sentito “stanco”. Stando alle comunicazioni con i primi soccorsi, il Wall Street Journal ipotizza che si sia trattato di un arresto cardiaco: si parlava infatti di un paziente con “dolore toracico”. Ma l’importanza del personaggio, il suo ruolo determinante nel conflitto in Iran, la sua vicinanza personale a Donald Trump, lasciano aperti una serie di inquietanti interrogativi, speculazioni e teorie del complotto che sono diventate virali sul web.

Graham non è sempre stato vicino al presidente Trump. Anzi, è stato un suo rivale diretto nelle elezioni primarie del 2016, quando ha tentato la sua prima e ultima candidatura alla presidenza degli Usa. Dopo una carriera di ufficiale dell’Aviazione e avvocato presso il suo corpo d’arma, Graham è entrato in politica nei primi anni 90, eletto deputato nel suo Stato, la Carolina del Sud. Eletto deputato al Congresso degli Usa nel 1994, nella grande “ondata repubblicana”, è stato uno dei promotori del processo di impeachment all’allora presidente Bill Clinton, a seguito dello scandalo Lewinsky. Nel 2002 è stato eletto senatore. Insediatosi in un periodo in cui la memoria dell’11 settembre era ancora viva, la guerra in Afghanistan era appena iniziata e quella in Iraq si stava preparando (e sarebbe scoppiata di lì a due mesi) si è distinto, assieme al senatore John McCain (altro ex aviatore ed eroe di guerra) e all’indipendente Joe Lieberman, per essere stato uno dei più accesi sostenitori della Guerra al Terrore, su tutti i suoi campi di battaglia.

Conservatore vecchia scuola, protestante battista di religione, era uno dei pochissimi a non essersi mai sposato. Ha votato coerentemente per il diritto alla vita in ogni occasione che si è presentata, amato dalle associazioni pro-life che lo hanno classificato come uno dei migliori. Moderato sull’immigrazione, ha appoggiato, pur senza successo, una politica di integrazione per i “dreamers”, cioè gli immigrati illegali giunti negli Usa da bambini.

Nel 2016, per idee e carriera personale, soprattutto per la sua vicinanza a John McCain, è stato la nemesi di Trump. Candidatosi nel 2016, è stato fra i primi a doversi ritirare, non più amato in un Partito Repubblicano ormai cambiato. Una volta eletto Trump, tuttavia, ha deciso, proprio facendo sua la lezione di McCain, di sostenere il presidente in carica e di aiutarlo nelle sue decisioni politiche più difficili, per il bene del paese. Giocatore di golf, è stato spesso sul green assieme all’inquilino della Casa Bianca, entrando così definitivamente nella cerchia dei consiglieri personali.

Il rapporto con il presidente repubblicano si è di nuovo incrinato nel 2021, a seguito dell’assalto al Campidoglio. Ma ancora, una volta eletto presidente Trump, è tornato a sostenerlo. Con grandi capacità diplomatiche ha ricomposto forti divergenze sulla politica estera, soprattutto sulla Russia: Graham è sempre stato un sostenitore dell’Ucraina invasa, e duro nei confronti del regime di Putin. E mal si adattava alla politica di appeasement e quasi-amicizia con Putin del presidente tornato in carica. Nonostante tutto (e nonostante la diffidenza o l’aperta ostilità del popolo trumpiano, che lo fischiava ai comizi), il Repubblicano vecchia scuola è tornato ben presto nelle grazie del presidente, facendo da ponte ideale fra vecchi e nuovi conservatori.

E qui si arriva al conflitto in Iran, fortemente sostenuto proprio da Lindsey Graham. Se infatti, secondo il New York Times, è stato il premier israeliano Netanyahu a convincere il presidente degli Usa a lanciare il colpo decapitante del regime iraniano del 28 febbraio, l’inizio della nuova guerra è stato fortemente sostenuto in patria proprio da Lindsey Graham. Da veterano (in politica) della lunga Guerra al Terrore, Graham aveva sostenuto anche il controverso conflitto saudita contro gli Houthi ed è sempre stato convintamente al fianco di Israele, certo che i nemici islamici jihadisti dello Stato ebraico fossero anche i più acerrimi nemici degli Usa stessi. Quando Trump ha accettato, a Versailles, di firmare un primo memorandum di intesa con l’Iran, Graham, con un incontro fiume, durato quattro ore, ha cercato di persuadere il presidente di non accettare compromessi al ribasso. Nei giorni successivi, Trump ha un po’ corretto il tiro, affermando che non fossero previsti aiuti economici all’Iran, né che fosse in discussione la libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz.

Per questo, il regime iraniano lo voleva morto. In piazza a Teheran, in occasione dei funerali dell’ayatollah Khamenei, il suo era uno dei volti inquadrati nel disegno di un mirino. “Almeno hanno scelto una mia bella foto, giudicatemi dai miei nemici”, commentava su X il senatore, con il suo consueto senso dell’umorismo. Lo pubblicava cinque giorni prima della sua morte improvvisa.

Per questo resta aperta la speculazione: sarà stata veramente una morte naturale? Laura Loomer, influencer conservatrice fra le più seguite, ha lanciato la teoria che sia stato assassinato, o dagli iraniani, o dai russi (visto che era appena rientrato da Kiev). Il regime iraniano è stato fra i primi a celebrare pubblicamente la morte del senatore. Se quella del senatore Graham fosse una morte naturale, come finora sembra essere, di sicuro sarebbe una coincidenza notevole, una sorta di maledizione dell’ayatollah. Fra i politici inquadrati nello stesso mirino c’è anche la premier italiana Giorgia Meloni, in buona compagnia assieme a Trump, Netanyahu, Starmer, Macron e Merz. Coincidenza o complotto, è il caso di aumentare l’allerta dei nostri servizi.