a cura di Benedetta Frigerio
  • Eid al-Fitr

Momenti sereni in Pakistan in occasione della fine del Ramadan

 

Il Pakistan è come noto un paese difficile per i cristiani, non di rado oggetto di discriminazioni e abusi da parte della popolazione, in maggioranza di fede musulmana, che spesso dimostra intolleranza e disprezzo nei confronti delle minoranze sotto l’influenza dei potenti gruppi fondamentalisti. L’emergenza COVID-19 nelle scorse settimane ha tuttavia indotto le autorità religiose di diverse fedi a organizzare incontri interreligiosi per pregare per la fine della pandemia superando le divisioni e i pregiudizi. Inoltre il 24 maggio, giorno in cui con la festa di Eid al-Fitr in tutto il mondo si è concluso il Ramadan, il mese sacro di digiuno e preghiera per i musulmani, è stato una ulteriore occasione per lo scambio di segni di pace e volontà di coesistenza. Nel Punjab, monsignor Indrias Rehmat, vescovo di Faisalabad, ha fatto visita a diverse personalità politiche e religiose cittadine, in particolare quelle che stanno svolgendo un ruolo importante nella promozione della convivenza tra le fedi, accompagnato da una delegazione che ha portato doni e il messaggio del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso sulla tutela di tutti i luoghi sacri che era stato diffuso all’inizio del Ramadan. “Queste festività – ha commentato monsignor Rehmat rimarcando l’unione che deriva dall’essere cittadini pakistani e la gioia condivisa per la celebrazione di una delle più importanti ricorrenze islamiche  – ci avvicinano e danno la possibilità di sedersi assieme e pensare a quanti sono nel bisogno. Attraverso la festa di Eid al-Fitr vogliamo diffondere un messaggio di fratellanza, di pace, di amore, di coesistenza fra comunità di credo diverso in Pakistan”.