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Missione Irini: la resa dell'Ue alla prepotenza turca

La missione navale europea Irini avrebbe, in teoria, lo scopo di implementare l'embargo sulle armi alla Libia. Ma una nave turca diretta a Misurata non è stata fermata e ispezionata, perché da Roma, che ha il comando della missione, è giunto l'ordine di non muoversi se non dietro esplicito consenso. Dei turchi. 

La fregata greca Spetsai

L’operazione Irini varata dalla Ue per bloccare i traffici di armi diretti in Libia in violazione dell’embargo decretato dall’ONU non è mai stata molto convincente fin dal suo avvio, nell’aprile scorso. I fatti accaduti egli ultimi giorni rischiano però di “affondarla “insieme alla residua credibilità dell’Unione Europea come soggetto geopolitico nell’ambito della crisi libica.

Il 7 giugno la nave cargo Cirkin, battente bandiera della Tanzania, era salpata dal porto turco di Haydarpasa, in direzione della Libia e in base ai dati del portale di tracciamento navale "Marine Traffic" si trova attualmente nel porto di Misurata. La nave cargo è stata individuata il 10 giugno dalla fregata greca Spetsai, al momento unica unità navale assegnata all'operazione Ue Irini il cui organico comprende anche tre aerei da pattugliamento tedesco, polacco e lussemburghese. La Spetsai avrebbe inviato un segnale di avvertimento al mercantile monitorandone il percorso ma non ha potuto inviare un boarding team per ispezionarne il carico poiché, come ha spiegato giovedì il portavoce della Commissione Europea Peter Stano rispondendo alle domande dei giornalisti, le navi di Irini possono abbordare e ispezionare le imbarcazioni sospette solo con il consenso delle stesse imbarcazioni. Una spiegazione grottesca che getta nel ridicolo la Commissione e l’operazione militare nel Mediterraneo sotto comando italiano.

Commentando l’arrivo nel porto di Misurata del mercantile Cirkin battente bandiera tanzaniana, carica di armi e munizioni per le milizie del Governo di accordo nazionale (GNA) di Tripoli e scortata da tre navi da guerra turche, Stano ha di fatto ammesso l'impossibilità da parte della operazione Eunavfor Med Irini di usare la forza per ispezionare le navi sospettate di portare armi in Libia. Stano ha ricordato che, dall'inizio del suo mandato, a inizio aprile, “l'operazione Irini ha ispezionato oltre 75 navi” ma “quando lrini ha voluto verificare il carico della Cirkin la risposta non è stata positiva", quindi non è stato possibile effettuare la verifica. Quindi la mini flotta Ue (una sola nave per ora) chiede ai mercantili di farsi ispezionare il carico: quelli che non hanno nulla da nascondere accettano e quelli che violano l’embargo declinano l’invito e continuano sulla loro rotta.

Peraltro la Cirkin aveva già sbarcato il 28 maggio a Misurata carri armati turchi M-60 anche in quel caso scortata da una nave militare turca. A una vicenda grottesca e umiliante per la Ue Stano ha aggiunto toni surreali dichiarando che “in caso di mancato consenso a salire a bordol’unica cosa che si può fare è contattare il panel di esperti” (una task force all’italiana?), il cui ruolo è difficile da comprendere ma che pare evidente non potrà offrire un contributo significativo a imporre il rispetto dell’embargo sulle armi alla Libia.

Secondo quanto riferito dal portavoce della Commissione Europea, l'operazione Ue non ha quindi nessuno strumento né per imporre né per verificare il rispetto dell’embargo.  Eppure il mandato di Irini prevede come compito principale “l’attuazione dell’embargo delle Nazioni Unite sulle armi attraverso l’uso di assetti aerei, satellitari e marittimi. In particolare, la missione sarà in grado di ispezionare le navi in alto mare, al largo delle coste libiche, sospettate di trasportare armi o materiale correlato da e verso la Libia conformemente alla Risoluzione n° 2292 (2016) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite". L’ammiraglio Fabio Agostini, alla testa di Irini, aveva specificato in un’intervista all’agenzia di stampa Nova che la missione europea è dotata di "regole di ingaggio e procedure adeguate a fronteggiare situazioni in cui siano presenti unità militari di paesi terzi". Agostini aveva sottolineato che “la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 2292 (2016) autorizza gli Stati Membri, che agiscono a livello nazionale o attraverso organizzazioni regionali, ad ispezionare in alto mar le navi destinate o provenienti dalla Libia, quando si hanno ragionevoli motivi per ritenere che siano coinvolte, direttamente o indirettamente, in un traffico illecito di armi, in violazione delle pertinenti risoluzioni dell'Onu"

Di fatto però la fregata greca Spetsai non ha imposto con la forza l'ispezione l mercantile Cirkin sfidando le navi militari turche che lo scortavano. Ieri fonti citate da alcuni organi di stampa hanno fornito una versione diversa dei fatti evidenziando l’aggressività della Marina Turca.  Le tre navi da guerra di Ankara che scortavano la Cirkin avrebbero impedito alla fregata greca dell’Operazione Irini di ispezionare il mercantile. Una fonte citata dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung ha rivelato che le navi turche hanno posto "sotto la loro protezione la Cirkin minacciando di ricorrere all'impiego della forza" per impedire che venisse ispezionata. In seguito alle minacce turche, "il comando dell'operazione ha ritirato l'ordine di ispezionare il mercantile" mentre fonti diplomatiche sostengono che "non si tratta del primo incidente di questo genere dall'avvio di Irini". Un probabile riferimento al precedente carico militare della Cirkin sbarcato a fine maggio a Misurata.

La flotta Ue non può quindi imporre ispezioni forzate e in ogni casio "cala le braghe" di fronte alla flotta di Erdogan: ce n’è abbastanza per affermare che in appena un mese di attività Irini ha già battuto il record di inutilità di Sophia, l’operazione navale Ue conclusasi a fine marzo e che avrebbe dovuto contrastare i traffici di immigrati illegali. Senza la possibilità di impiegare anche la forza militare per effettuare controlli ai mercantili sospetti, Irini pare destinata a rinnovare l’antico adagio che vuole l’Europa “verme militare” ridicolizzando il ruolo e la professionalità delle forze militari che vi partecipano. Soprattutto quelle italiane, considerato che Roma ha il comando della missione e vi spenderà quest’anno 21,3 milioni assegnandovi una nave, 3 velivoli e 513 militari.