a cura di Benedetta Frigerio
  • CINA

Mindong: pressioni sul vescovo "sotterraneo"

Mons. Guo Xijin

Ancora nel mirino del regime cinese, monsignor Guo Xijin, vescovo ausiliare di Mindong, nella provincia del Fujian. Due settimane fa si era notata la sua assenza durante l’ordinazione di due sacerdoti da parte del nuovo vescovo ufficiale (cioè riconosciuto da Pechino) Zhan Silu, la prima dopo l’accordo fra il Vaticano e Pechino del settembre 2018. Allora, secondo testimoni, il prelato non aveva presenziato alla cerimonia per le “pressioni” subite dalle autorità, a causa del suo rifiuto di aderire alla Chiesa “indipendente”, che in realtà è indipendente dal Vaticano, ma dipendente in tutto e per tutto dal Partito Comunista Cinese.

Questa settimana, secondo quanto riporta l’agenzia missionaria Asia News, monsignor Guo sarebbe ancora sotto stretta sorveglianza, pedinato da agenti dell’Ufficio per la pubblica sicurezza. I funzionari vorrebbero che firmasse una dichiarazione di adesione alla Chiesa “indipendente” cinese. Secondo le fonti dell’agenzia missionaria, Il Partito vuole anche che, dopo la firma, il vescovo partecipi a un incontro del clero “indipendente” del Fujian, che si sta svolgendo a Xiamen. L’incontro dura fino al 15 novembre. Il progetto del Partito è di mostrare la sottomissione di mons. Guo per indebolire la resistenza dei sacerdoti sotterranei, che sono la maggioranza del clero della diocesi.

La polizia ha letteralmente rapito il vescovo, che si rifiutava di partecipare all’incontro. Dopo aver tentato inutilmente di persuaderlo ad andare a Xiamen, lo hanno condotto a cospetto del nuovo vescovo Zhan Silu. Ma mons. Guo non si è fatto convincere ed è tornato a casa sua senza alcun atto di adesione alla Chiesa “patriottica” cinese. E continua ad essere posto sotto stretta sorveglianza.  

Mons. Guo, su invito del Vaticano, per rispettare i nuovi accordi col regime di Pechino, aveva fatto un passo indietro, facendosi retrocedere da vescovo ordinario (riconosciuto dal Papa ma non da Pechino) a vescovo ausiliare e accettando la nomina di Zhan Silu, vescovo ufficiale. Si tratta di un primo esempio di come il regime cinese intende usare l’accordo con la Santa Sede: nominare i suoi vescovi e costringere quelli sotterranei (dunque fedeli a Roma) ad aderire alla “sua” Chiesa.