• IL CASO

Minacce e intimidazioni per il cardinale Caffarra

Escalation di ingiurie per l'arcivescovo di Bologna: la Procura ha aperto un'inchiesta.

caffarra

Minacce di morte, e-mail ingiuriose, offese via fax. Sta succedendo davvero di tutto all’Arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra. Quella di martedì scorso è stata soltanto l’ultima di una escalation che negli uffici di via Altabella, sede della curia felsinea, non esitano a definire «preoccupante» e «spiacevole».

Tutto ha inizio martedì 11 gennaio con una telefonata anonima al 113. «Uccideremo il cardinal Caffarra», queste le parole che il piantone di turno ha sentito dall’altro capo del telefono alle 19.29 di quel martedì: voce maschile, senza particolari accenti o inflessioni dialettali, sui 40-45 anni. Gli agenti della mobile hanno rintracciato la cabina telefonica da cui è partita la chiamata, quella di via Murri, ma la ricerca di ulteriori indizi non ha dato esiti.

Il fatto ha indotto la Procura di Bologna ad aprire un fascicolo per minacce gravi, ulteriormente aggravate dall'odio religioso. L'inchiesta è stata assegnata dal Procuratore capo di Bologna, Roberto Alfonso, al Pm Enrico Cieri, del gruppo “Istituzioni e terrorismo". Caffarra infatti è presidente della Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna e membro del parlamentno Cei, un organismo che ha rapporti istituzionali con lo Stato. Pertanto ai fini dell’indagine, un organismo politico.

Il cardinale però non è nuovo ad episodi del genere. Già nel dicembre del 2009 una telefonata analoga era stata ricevuta dalla Polizia. Per questo gli investigatori sono al lavoro per comparare le due voci e per capire se si tratti o meno della stessa persona.

Ma a destare più di un sospetto presso gli inquirenti è l’escalation di minacce e offese, recapitate via fax o via e-mail nelle ultime due settimane nella curia bolognese. Così, mentre il porporato ha ricevuto la solidarietà di politici ed istituzioni e cerca di minimizzare gli accaduti attraverso il suo portavoce, le forze dell’ordine intensificano le misure di sicurezza, soprattutto in vista degli impegni del cardinale.

Caffarra, all’inizio dell’anno, aveva definito inammissibile il sostegno a un partito o a un candidato sindaco in occasione della campagna elettorale. Lo aveva fatto dalle colonne dell’inserto bolognese di Avvenire, “Bologna Sette”, nel quale era stata pubblicata una lettera dell’Arcivescovo.

I giornali locali non hanno potuto non pensare all’appoggio dato il 21 dicembre scorso dall’ex direttore della Caritas diocesana don Giovanni Nicolini ad Amelia Frascaroli, candidata alle primarie del centro sinistra. Ma anche al sostegno dato alla “cattolica rossa” da don Benito Fusco, notato in prima fila la sera del comizio di Nichi Vendola. Secondo l’edizione bolognese di Repubblica, gli inquirenti stanno verificando se alla base delle minacce di morte ci possa essere un collegamento con quella presa di posizione che ha fatto discutere in città, anche perché fatta a alla vigilia delle primarie del centrosinistra del 23 gennaio.