• CREMONA

Messa proibita a chi chiede la Comunione in bocca

Il vescovo di Cremona non va per il sottile con chi non si adegua al diktat igienista: il gruppo che celebra la Messa in latino chiede un incontro per poter ricevere la Comunione in bocca. Napolioni sospende le celebrazioni. Il gruppo scriverà alla CDF che non potrà far altro che dargli ragione. Ma il dado è tratto: l'Eucarestia è un ostacolo al pensiero covid corretto insinuatosi nella Chiesa. 

«Di comunione in bocca non si può nemmeno parlare. Anche solo chiedere un incontro può costare caro, ad esempio vedersi negato il diritto a partecipare alla Messa. Il vescovo di Cremona Antonio Napolioni non va per il sottile quando si tratta di igienismo covid corretto. Così di fronte alle richieste di alcuni fedeli a ricevere la comunione in bocca e non in mano, ha improvvisamente sospeso le Messe in forma straordinaria che si svolgono in diocesi di Cremona a cura del gruppo stabile locale.

Eravamo stati facili profeti: il divieto di comunione in bocca avrebbe creato non poche ferite e a farne le spese sarebbero stati prima di tutto quei fedeli che – in coscienza – non si sentono di ricevere la comunione con le mani. Tanto più che, nel caso della cosiddetta Messa in latino, normata dal Messale del 1962 l’unica distribuzione della Comunione ammessa è quella in bocca, non esistendo nel 1962 questa possibilità.

I fatti prendono il via a Cremona a metà giugno quando dopo il lockdown il gruppo di fedeli si organizza per ricominciare le celebrazioni sospese. Ma il delegato vescovile che segue il gruppo, don Daniele Piazzi comunica la sua volontà di non distribuire la comunione in bocca. E neppure secondo le modalità “prudenziali”, con la pinza ad esempio, come fanno a Milano.

Il gruppo a questo punto cerca di far ragionare il sacerdote spiegando che differentemente dal Novus Ordo, nel quale la comunione sulla mano è ammessa e può essere scelta come modalità preferibile o, addirittura, esclusiva di distribuzione, nella Forma Extraordinaria essa non è possibile.

Insomma: non si può imporre a quei fedeli che – consapevoli del loro diritto di ricevere la Comunione in bocca – trovano l’amministrazione in mano totalmente estranea alla loro sensibilità eucaristica, e che si troverebbero costretti a scegliere di astenersi dalla comunione sacramentale. Quasi nessuno farebbe la Comunione.

Il gruppo fa notare anche che come è stato rilevato da numerosi medici ed infettivologi, la distribuzione in mano non costituisce una modalità più sicura rispetto a quella tradizionale.

Ma, essendo dentro un’esperienza che si svolge dentro le mura diocesane, il gruppo ha chiesto di poterne discuterne serenamente per non vivere la cosa con la logica della diatriba o del contrasto.

Ma quali discusisoni d'Egitto? La risposta del sacerdote non si è fatta attendere ed è stata una doccia gelata: «Considerando che la modalità di ricevere la comunione è per la vostra sensibilità eucaristica più vincolante del comunicarsi in se stesso, tanto da portarvi a non obbedire al comando del Signore: “Prendete … mangiate”, il Vescovo mi autorizza a informarvi che la Messa nella forma straordinaria è sospesa fino al momento in cui i Vescovi italiani e le disposizioni governative consentiranno di tornare alla “normalità” celebrativa senza mettere a rischio la salute dei fedeli».

Una decisione drastica, quella del vescovo, e probabilmente illegittima perché la sospensione della Messa nasce a fronte di una semplice richiesta a poter parlare del tema della comunione in bocca. Ora la Congregazione per la Dottrina della fede si troverà a dover risolvere il problema dato che il gruppo, dopo il diniego di Napolioni, scriverà all’ex Sant’Uffizio, che – stando ai soliti ben informati – non potrà fare altro che riconoscere il pieno diritto dei fedeli.

La comunicazione di don Piazzi rivela tutto il disprezzo verso i fedeli con sensibilità liturgiche diverse da quelle mainstream, diciamo, e in questo periodo, Covid-corrette: «Come voi non volete “essere costretti” a una modalità celebrativa che offende la vostra sensibilità eucaristica, ugualmente il sottoscritto “in scienza e coscienza” non può essere posto da altri nella condizione di mettere a rischio la salute dei fedeli». Salute che, lo abbiamo scritto tante volte non è messa a rischio per la distribuzione della comunione in bocca, che rappresenta a questo punto, visto che la situazione in tante chiese sta tornando alla normalità dopo l’eliminazione dei guanti, il vero nemico da abbattere. 

Il prete preferisce l'igiene del corpo alla salute delle anime. Suona male come titolo, ma è così. Nel frattempo tutte le possibili stramberie liturgiche negli anni sono state accettate e sdoganate come salutari. 

Se non si interverrà con autorità per ripristinare almeno le condizioni pre-esistenti, molti fedeli dovranno soffrire. L’Eucarestia è ormai il nemico, la Comunione obbligatoriamente sulla mano è da decenni il mantra preferito dei distruttori della liturgia. Adesso si aggiunge la vessazione e si procede addirittura a impedire ai fedeli di stare in ginocchio. La dittatura igienista ha dato la spallata finale. Ora è tutto chiaro.