• L'EDITTO CONTRO I NO VAX

Mentana e Maggioni fanno propaganda, non giornalismo

Con la campagna vaccinale, il giornalismo è diventato pedagogismo civile. Le voci dissenzienti sono state silenziate. Due importanti direttori, come Mentana (Tg di La7) e la Maggioni (Tg1), dichiarano di non voler lasciare più spazio al contraddittorio. Ma è giornalismo? Solo qualcuno si oppone, come Giletti.

Manifestazione no green pass

Il giornalismo come pedagogismo civile. La nuova figura del giornalista collettivo che, anziché usare le armi del giornalismo d’inchiesta per scoprire verità nascoste, affida le chiavi della realtà a scienziati ed esperti e si sente investito di una missione salvifica: educare il pubblico. E’ anche questo un segno (perverso) dei tempi. Durante la pandemia, l’informazione mainstream ha progressivamente preferito abdicare ai suoi compiti, ha smesso di raccontare la realtà attraverso la democratica applicazione del principio del contraddittorio e preferisce coltivare il dogmatismo delle opinioni, che sempre opinioni sono e che, tuttavia, vengono spacciate per verità oggettive.

Sopravvivono, in maniera residuale, negazionismi riferiti al Covid, mentre esistono milioni di persone che avanzano riserve sull’efficacia e la sicurezza dei vaccini e dichiarano di non volersi vaccinare. Queste persone hanno o no diritto di cittadinanza nei circuiti mediatici? E’ questa la vexata quaestio che divide l’informazione italiana e lacera il tessuto sociale, già fortemente provato dalla caccia all’untore e dall’odio dei vaccinati verso i non vaccinati.

Hanno dunque fatto molto discutere le parole pronunciate nei giorni scorsi da Enrico Mentana che, da direttore del tg La7, ha dichiarato che non darà spazio a chi sostiene le tesi contrarie al vaccino. Gli ha fatto eco Monica Maggioni, appena nominata direttrice del Tg1, che ha annunciato la censura delle voci no vax sui telegiornali della rete ammiraglia Rai, argomentando in questo modo: «Se ci va di mezzo la vita delle persone non puoi mettere sullo stesso piano uno scienziato e il primo sciamano che passa per la strada. Deve tornare a contare la competenza, non tutte le opinioni hanno lo stesso valore». 

Fa riflettere e risulta fuorviante e improprio il richiamo alla competenza, visto che quasi nessuno dei virologi e degli scienziati che affollano le trasmissioni televisive e i telegiornali in realtà ha competenza su un virus sconosciuto. Prova ne è che i punti di vista di questi esperti sul Covid-19 sono fortemente contraddittori tra di loro. Inoltre, se si ricostruissero le dichiarazioni di ciascun virologo nell’arco dell’ultimo anno e mezzo, ci sarebbe tanto materiale per barzellette e gag divertenti, dal momento che ciascuno di loro ha puntato a cavalcare l’onda sensazionalista, senza mai fornire informazioni di interesse pubblico fondate su evidenze scientifiche; infatti, larga parte di quelle parole non hanno poi trovato riscontro nei fatti. Si tratta, beninteso, di medici specialisti che hanno quasi sempre un curriculum di tutto rispetto. Tuttavia, sostituire la scoperta delle notizie con le loro congetture e valutazioni non significa fare giornalismo ma, in moltissimi casi, terrorismo mediatico.

Dunque, censurare milioni di persone che esprimono un’opinione contraria, ma rispettando le regole (chi non si vaccina non viola nessuna legge – va sempre ricordato - dal momento che non esiste obbligo vaccinale), significa creare un vulnus alla democrazia. Le restrizioni anti-Covid sono scelte politiche che si possono condividere o meno, ma vanno rispettate. Che le tv pubbliche e quelle private che trasmettono su base nazionale possano ignorare persone che vanno a lavorare pagandosi i tamponi e che pagano le tasse e anche il canone Rai, appare una forzatura. Non essendoci, come detto, verità inequivocabili sulle strategie messe in campo sin qui dai governi per combattere la pandemia.

Peraltro Mentana e Maggioni trovano supporto in diverse opinioni di direttori e giornalisti ma vengono osteggiati da altri loro colleghi. Massimo Giletti, ad esempio, continuerà ad ospitare rappresentanti del mondo no vax nelle sue trasmissioni. Il conduttore di Non è l’Arena ha infatti dichiarato che il suo programma «è una agorà che deve creare dibattito, aperta anche a chi non la pensa come me», e ha provocato Mentana: «Non credo che Mentana sia un fascista eppure quando CasaPound lo ha invitato, lui ci è andato. Io, invece, no, sebbene avrei potuto farlo».

Giletti si riferisce a un episodio del 2017 che fece molto discutere: Mentana il 29 settembre di quell’anno venne infatti invitato dal leader Simone di Stefano a un confronto nella sede del movimento dichiaratamente neofascista a Roma, ha spiegato il quotidiano La Stampa, che lo ha intervistato. Giletti si è detto contrario alla linea Mentana e ha aggiunto: «Io contrasto questo metodo. Sono un anarchico di questo mestiere e porto nel mio programma ogni forma di contraddizione. Non censuro, faccio domande scomode per smascherare le fake. Ognuno a casa si farà la propria idea. Posso non essere d’accordo con Montagnier, Freccero e Cacciari, ma hanno il diritto alla parola e non solo perché sono intellettuali. Sono contrario a portare in tv solo il pensiero mainstream. Bisogna ascoltare tutte le voci, è importante che una trasmissione dia spazio anche a chi la pensa diversamente da me, ma come 8 milioni di persone No Vax e No Green Pass. Criminalizzare è sempre un errore».

La posizione di Giletti è la fedele attuazione del principio giornalistico del rispetto del contraddittorio tra opposte visioni di una stessa realtà, in mancanza di verità oggettive e incontrovertibili. In democrazia il giornalista è chiamato ad alimentare il dibattito pubblico e a raccontare episodi e situazioni sospendendo il giudizio di fronte a fatti di dubbia autenticità o ancora meritevoli di conferma. Tutto il resto non è giornalismo ma propaganda.

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