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Meloni, Schlein e Conte, tre primati da prendere con cautela

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Mentre l'attuale esecutivo sta per superare la longevità del Berlusconi II, la segretaria del Pd batte il record di Bersani alla guida del partito e si contende la guida del campo largo con il leader dei 5 Stelle, anch'egli in sella da un lustro. Tre casi di continuità non scontata, ma la politica non è una gara a chi resiste più a lungo: senza risultati la durata è un'illusione ottica.

Politica 27_08_2026
Alessia Mastropietro - Imagoeconomica

Ci sono date che, nella politica italiana, sembrano fatte apposta per diventare simboliche. Il 24 agosto Elly Schlein ha raggiunto e superato il record di permanenza consecutiva alla guida del Partito democratico appartenuto a Pier Luigi Bersani: 1260 giorni per il segretario che aveva guidato il Pd dal 2009 al 2013, 1261 per la segretaria arrivata al Nazareno nel febbraio 2023. Il prossimo 4 settembre sarà invece la volta di Giorgia Meloni: il suo governo supererà il Berlusconi II, diventando l'esecutivo più longevo nella storia della Repubblica.

Due primati che arrivano quasi contemporaneamente e che invitano a una riflessione sulla durata come parametro della politica. In un Paese abituato a governi brevi, crisi di leadership, congressi, scissioni e ricambi vorticosi, restare al potere per anni rappresenta indubbiamente una forma di forza politica. Meloni è arrivata a Palazzo Chigi nell'ottobre 2022 e si appresta a diventare la presidente del Consiglio con il governo più longevo della Repubblica; Schlein, dopo una vittoria alle primarie che aveva rovesciato il risultato del voto degli iscritti, è riuscita a restare alla guida del Pd più a lungo di Bersani. E non sono gli unici numeri significativi. Anche Giuseppe Conte ha costruito una permanenza importante alla guida del Movimento 5 Stelle, di cui da oltre cinque anni è il punto di riferimento.

Sono dati e, come tali, vanno registrati senza forzarli. Ma proprio perché sono dati, non sono ancora un giudizio politico. Il rischio è confondere la longevità con la qualità, la permanenza con la forza, la sopravvivenza con la capacità di guidare. Un governo può durare molto e governare male; un segretario può restare a lungo in carica senza trasformare la permanenza in una leadership pienamente riconosciuta. È questa la distinzione che oggi diventa importante. Il record di Meloni è certamente un risultato politico. Per arrivarci bisogna aver mantenuto una maggioranza parlamentare, evitato crisi irreversibili e superato tensioni interne. Ma la longevità del governo non coincide automaticamente con la sua efficacia.

Proprio mentre il calendario consegna alla premier un primato storico, la situazione politica appare più complessa di quanto il semplice conteggio dei giorni potrebbe suggerire. Il rapporto con Donald Trump, che per una lunga fase era stato presentato come uno dei punti di forza della politica estera di Meloni, è entrato in una fase difficile. La difficoltà con Washington non significa che la politica estera di Meloni sia fallita, ma dimostra che anche una delle relazioni sulle quali Palazzo Chigi aveva investito maggiormente non può essere considerata acquisita una volta per tutte. E lo stesso vale sul piano interno. Gli ultimi sondaggi mostrano un governo in affanno sul consenso e una situazione nella quale, con l'attuale sistema elettorale e nelle simulazioni disponibili, il centrodestra non avrebbe più la certezza di prevalere.

Meloni ha ancora tempo per recuperare iniziativa, ridefinire le priorità, dare risposte più convincenti alle difficoltà economiche e sociali e tornare a essere percepita come la leader capace di dettare l'agenda anziché come quella costretta a reagire agli eventi. La longevità le consegna un capitale, ma quel capitale deve essere trasformato in consenso e risultati. Altrimenti il primato rischia di essere ricordato più come una curiosità statistica della Repubblica che come la certificazione di una stagione politica di successo.

Qualcosa di molto simile riguarda Elly Schlein. Il suo record è significativo se si considera la storia recente del Pd, un partito che ha conosciuto una frequenza di cambi di leadership molto elevata. Schlein ha superato Bersani nella durata consecutiva alla guida del partito e questo significa che ha conquistato una stabilità interna che non era affatto scontata. La sua segreteria ha attraversato elezioni, tensioni sulle alleanze, discussioni sulla linea politica e una costante competizione con il Movimento 5 Stelle. Il record, dunque, ha un significato reale. Ma cosa certifica davvero?
Certifica che Schlein è rimasta segretaria. Non certifica automaticamente che abbia conquistato la leadership dell'intero campo progressista. Sono due cose diverse. Proprio mentre raggiunge il record di Bersani, la segretaria si trova davanti alla questione della contendibilità della leadership. Giuseppe Conte cerca apertamente di accreditarsi come possibile candidato alla guida del campo largo e ha portato il tema delle primarie al centro del confronto politico.

Anche qui i numeri suggeriscono cautela: alcuni sondaggi attribuiscono a Conte un vantaggio su Schlein in un'ipotetica primaria e le simulazioni elettorali mostrano che il leader del M5S potrebbe ottenere risultati migliori della segretaria Pd in uno scontro con il centrodestra. Non è dunque corretto dire che Schlein sia destinata a perdere una primaria contro Conte. È corretto dire che oggi non avrebbe affatto la certezza di vincerla. Ed è precisamente questa differenza che dovrebbe interessare la politica. Perché un leader non può vivere soltanto della propria durata.

È qui che i tre casi, Meloni, Schlein e Conte, diventano interessanti insieme. Tutti hanno costruito una forma di continuità che, nel sistema politico italiano, non è banale. Meloni ha consolidato il governo più longevo; Schlein ha conquistato una permanenza alla guida del Pd superiore a quella di Bersani; Conte è da ormai un lustro il riferimento stabile del M5S. Ma la politica non è una gara a chi resiste più a lungo. È una gara a chi riesce a dare un significato politico alla propria permanenza. Conte deve ancora dimostrare di poter trasformare il consenso del M5S in egemonia sull'intero campo progressista. Schlein deve dimostrare di essere la leader riconosciuta non soltanto del Pd, ma della coalizione alternativa alla destra. Meloni deve dimostrare che il tempo trascorso a Palazzo Chigi produce una capacità di governo proporzionata alla durata del suo esecutivo. Altrimenti i record rischiano di trasformarsi in una specie di illusione ottica.



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