• L'INTERVISTA

Medici cubani: “Falsi, a noi hanno creato molti problemi”

Il presidente della Federazione Medica Venezuelana spiega alla Nuova BQ l’operazione dei medici cubani inviati in Italia: «non hanno la laurea ma solo diplomi da operatori sanitari e da noi hanno creato un sacco di problemi sanitari. E intanto fanno propaganda comunista». E considerando che secondo Cuban Prisoners Defenders costano fino a 6000 dollari al mese, che finiscono nelle casse del regime de L’Avana, l’Italia ha controllato?

 

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“Se qualcuno soffre è un dovere aiutarlo”. È il titolo del servizio che Rainews24 ha dedicato all’ambasciatore cubano in Italia José Carlos Rodríguez Ruiz, lo scorso 30 marzo (guarda servizio qui). Un’intervista di poco più di quattro minuti che ha ripetuto il copione ormai noto della propaganda castro-comunista che abbiamo visto su quasi tutti i media italiani dall’arrivo della cosiddetta Brigada Henry Reeve in Lombardia. “Hanno compiuto diverse missioni in diversi Paesi – ha proseguito l’ambasciatore senza nessun tipo di contrasto giornalistico-. È una brigata di 10mila medici dei quali più di 7mila hanno compiuto missioni in altri paesi del mondo”, perché “Cuba ha fatto un grosso investimento in questo settore. Oggi il 10% del nostro PIB lo investiamo nella salute”.

Infatti, la dittatura cubana ha investito molto nella diplomazia medica fin dagli anni Sessanta, ma non per “solidarietà internazionale” come viene venduto dal copione. Secondo informazioni dell’organizzazione spagnola Cuban Prisoners Defenders, attraverso le missioni mediche internazionali l’isola guadagna 8.000 milioni di dollari all’anno: il regime si fa pagare tra i 4.000 e 6.000 dollari mensili per l’affitto di ogni medico. Quindi, oltre che di solidarietà, si tratta di un vero business che porta ossigeno finanziario a L’Avana.

E non solo, è un vero e proprio sistema di schiavitù moderna che porta anche soldi all’OMS, attraverso l’Organizzazione Panamericana della Salute (OPS – PAHO). Tutto questo è confermato dalle denunce fatte l’anno scorso dagli stessi medici cubani che hanno disertato la missione inviata in Brasile e che hanno fatto querela a Cuba presso i tribunali della Florida (USA): in America Latina l’OPS fa da broker e poi, dal pagamento effettuato dal governo ospitante, la stessa OPS  prende il 5%, la dittatura l’ 85% e il medico riceve soltanto il 10%, ma solo se ritorna sull’isola. Ecco perché la stessa OMS sponsorizza questi presunti aiuti, così come ha confermato l’ambasciatore cubano. “L’OMS ha riconosciuto che Cuba ha più medici nel mondo che l’OMS”, ha detto nell’intervista, ma questo punto merita un articolo dedicato che faremo successivamente. In questo momento i cubani sono all’opera nell’ospedale da campo di Crema e risulta doveroso informare sulla scarsa qualità della medicina che offrono questi medici fasulli.

Per conoscere bene la missione medica cubana, si deve guardare con attenzione il caso Venezuela. Non solo perché grazie all’accordo firmato tra Hugo Chavez e Fidel Castro, Cuba ha ricevuto circa 100mila barili di petrolio al giorno dal Venezuela in cambio dell’invio di medici e infermieri (favorendo un’invasione di circa 40mila cubani nel territorio venezuelano), ma anche perché in Venezuela si è rivelata la scarsa qualità della medicina cubana che oggi fa finta di salvare l’Italia dal Coronavirus. A raccontarlo è il Dott. Douglas Leon Matera, presidente della Federazione Medica del Venezuela (FMV), che ha parlato in esclusiva con la Nuova Bussola Quotidiana.

“In Venezuela abbiamo dimostrato che non sono medici. Sono arrivati con la scusa dell’aiuto umanitario dopo la frana che abbiamo sofferto in Vargas nell’anno 1999, dove abbiamo avuto tantissimi morti e scomparsi, e ora vedo che in Italia sono arrivati 53 presunti medici. Non ho dubbi sul fatto che questi abbiano le stesse caratteristiche di quelli che sono venuti qui in Venezuela: una buona percentuale di quei cubani non sono veri medici. Pertanto, i cubani che sono in Italia, proprio come quelli che sono arrivati qui in Venezuela, sappiamo solo che sono cubani, non si può affermare che siano medici”, ha sottolineato.

Perché afferma con tanta sicurezza che i cubani delle missioni mediche non sono medici?
Questi stranieri di origine cubana non hanno mai rispettato la legge, non hanno mai presentato le loro credenziali in Venezuela e quando siamo riusciti a controllare almeno 100 cartelle che sembravano credenziali, abbiamo scoperto che non avevano la laurea in medicina. Il massimo livello di formazione è quello di tecnico sanitario, con studi di massimo 3 anni (in Venezuela la laurea in medicina ha una durata di 6 anni, N.d.A.), e la maggioranza erano falegnami, tassisti e coltivatori di canna da zucchero, che avevano seguito corsi veloci di due o tre mesi in medicina semplificata e dopo erano stati inviati in Venezuela.

Anche in Italia, i medici cubani sono arrivati con la scusa della solidarietà in un momento molto tragico causato dal coronavirus. Ci racconta come questa missione è passata dall’essere un intervento di emergenza a un programma permanente in Venezuela?
Passata l’emergenza, nel 2002 ci fu un accordo con l’isola avallato dal sindaco del comune di Libertador (Caracas), Freddy Bernal e dal presidente dell’Ordine dei Medici di Caracas dell’epoca, il dott. Fernando Bianco. Poi il presidente Hugo Chávez ha dato caratteristiche nazionali a questo accordo regionale. Di conseguenza, la Federazione Medica Venezuelana ha presentato un appello per la protezione della salute e per l'esercizio della professione in Venezuela riguardo a questi presunti medici cubani. E la Corte le ha dato ragione, stabilendo che gli stranieri devono rispettare la legge nazionale per poter esercitare la professione medica nel nostro Paese.

Come funzionava la missione medica cubana in Venezuela?
Il governo l’ha denominata “Barrio Adentro” (dentro le favelas, N.d.A.) e, secondo dichiarazioni dello stesso Chávez, c'erano più 30.000 medici cubani in Venezuela. Hanno costruito circa 600 moduli per l’attenzione alle cure primarie: erano piccoli palazzi ottagonali di due piani, di 40 metri per ciascun livello. Al piano terra funzionava la parte sanitaria e al piano superiore c’era la residenza, dove dormiva tutto il personale tra cui addetti alle pulizie, conducenti di ambulanze, presunti medici, presunti dentisti, presunti infermieri, ecc. Tutte queste persone dormivano in 40 metri quadri.

Ma raccontato così sembra un grande sforzo per portare salute alla popolazione più povera, invece cosa non ha funzionato?
Sono stati scoperti parecchi casi, molto gravi, di negligenza e ben l'80% di questi moduli è attualmente chiuso, oggi non funziona più e coloro che forse erano medici hanno lasciato il Venezuela. Sono fuggiti attraverso il confine colombiano fino a Miami e si trovano lì come tecnici sanitari, ma qui in Venezuela non hanno mai dimostrato di essere medici. È un programma che hanno rilanciato più di 50 volte perché in realtà non funziona, ma politicamente funziona per loro, perché sono sicuramente operatori politici che si occupano di catechizzare, di diffondere il pensiero socialista tra le persone. Quindi in realtà non sono medici e ci hanno creato un grave problema di salute pubblica. Così il governo ha abbandonato gli ospedali, ha abbandonato anche la parte preventiva, e si è limitato a fare propaganda politica di partito promovendo a questi cubani, che invece maltrattavano il popolo e hanno causato tanti morti.

L’ambasciatore cubano in Italia ha affermato che i medici cubani si trovano in più di 59 Paesi del mondo, anche con il sostegno dell’OMS…
Si, ma quello che è accaduto in Venezuela è successo anche in altri Paesi. Così è stato in Brasile con il programma Mais Médicos, in cui hanno usato l'OMS latino-americana, la OPS (PAHO, N.d.A.), per far lavorare questi cubani senza dimostrare la loro qualifica di medici, ma poi sono stati scoperti da Bolsonaro e cacciati via. La Bolivia ha finito per confermare le nostre denunce: l'attuale governo boliviano, grazie all’intervento del nuovo ministro della Salute Aníbal Cruz, ha scoperto che di 756 cubani che esercitavano come medici, solo 200 lo erano, quindi il 70% non lo era. Purtroppo, i medici cubani fasulli sono soltanto mercanti di salute e di dolore umano.

Alla luce della testimonianza del presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici del Venezuela, il Dott. Douglas Leon Natera (già pediatra, urologo e Magister Scientiarum in Urologia), è lecito chiedersi le verifiche che ha fatto l’Italia prima di mettere la salute degli italiani -in un momento così difficile- nelle mani di persone impreparate. Forse non è abbastanza affidabile l’avallo di un regime dittatoriale e comunista. Forse sarebbe il caso che la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici possa fare le dovute verifiche… siamo ancora in tempo di evitare danni.

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