• PROCESSO ALL'EX CARDINALE

Mc Carrick alla sbarra, ma non è colpa di Benedetto XVI

Theodore McCarrick finisce alla sbarra per pedofilia. Nel 2018 si era già dimesso da cardinale dopo che Papa Francesco lo aveva sospeso dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico. Sbagliato come fa il Corsera insinuare una impunità garantita con i precedenti pontificati. Ecco perché. 

Theodore McCarrick finisce alla sbarra per pedofilia, convocato dal tribunale distrettuale di Dedham in Massachusetts il 3 settembre. In giro per il mondo la notizia è stata diffusa, rimarcando il fatto che è il primo cardinale e il più alto prelato a finire nei guai con la giustizia americana per abusi sessuali su minori. In realtà, non è così. McCarrick, infatti, è stato ridotto allo stato laicale da più di due anni dopo che la Congregazione per la Dottrina della Fede lo ha giudicato colpevole di sollecitazione in Confessione e violazioni del Sesto Comandamento del Decalogo con minori e adulti, con l’aggravante dell’abuso di potere.

Nel 2018 si era già 'dimesso' da cardinale dopo che Papa Francesco lo aveva sospeso dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico, imponendogli l'obbligo di condurre una vita ritirata in una casa indicatagli. La notizia dell'incriminazione con tre capi di accusa è arrivata all'ex arcivescovo di Washington D.C. mentre si trova nel Vianney Renewal Center di Dittmer, in Missouri. Il novantunenne, infatti, sta trascorrendo l'ultima parte della sua vita in una struttura di recupero per sacerdoti affetti da dipendenze patologiche. L'incriminazione è scattata per fatti risalenti al 1974: la presunta vittima, all'epoca sedicenne, ha raccontato agli inquirenti che McCarrick gli avrebbe palpeggiato i genitali in occasione della festa di matrimonio di suo fratello, al Wellesley College.

L'inchiesta è partita dopo una lettera dell'avvocato arrivata all'ufficio del procuratore distrettuale del Middlesex. A seguito della segnalazione, la polizia ha ascoltato la presunta vittima che ha raccontato una serie di episodi di violenza sessuale di cui sarebbe stato autore l'ex cardinale, la maggior parte dei quali nel New Jersey, a New York e in California. Le precedenti accuse contro di lui relative a comportamenti inappropriati - giudicate "credibili e fondate" dal comitato di revisione dell'Arcidiocesi di New York - non avevano portato ad un'azione penale perché riferite ad episodi avvenute tra gli anni '70 ed '80 per i quali, nel frattempo, era scattata la prescrizione.

Nel caso della presunta aggressione avvenuta al Wellesley College, invece, il reato non è stato prescritto perché McCarrick non era residente nel Massachusetts. L'ex arcivescovo dovrà comparire davanti al tribunale il prossimo 3 settembre per la prima udienza del processo, originariamente programmata il 26 agosto. Sorprende il modo in cui il principale quotidiano italiano, il Corriere della Sera, ha dato notizia dell'incriminazione: nell'articolo sulla vicenda, infatti, prima si ricorda che l'ex cardinale è stato mandato in pensione nel 2006, poi viene sostenuto che "due Pontefici, Wojtyla e Ratzinger, non presero alcun provvedimento (...) fino alla svolta clamorosa del 27 luglio 2018, quando Papa Francesco costrinse McCarrick a dimettersi dal collegio cardinalizio".

Occorre ricordare che, come emerso nel cosiddetto rapporto McCarrick pubblicato lo scorso novembre dalla Segreteria di Stato, Benedetto XVI volle le dimissioni dell'allora arcivescovo di Washington non appena alla Congregazione della Dottrina della Fede arrivò da una diocesi statunitense il materiale relativo alle sue condotte immorali con preti e seminaristi tra gli anni '80 e '90. Una decisione presa da Ratzinger nonostante pochi mesi prima, al compimento dei 75 anni d'età, McCarrick gli avesse espresso l'intenzione di continuare a svolgere il suo incarico con l'approvazione dell'allora Nunzio.

Dopo la rinuncia avvenuta nella Pasqua del 2006, seguirono le indicazioni verbali dell'allora Prefetto della Congregazione per i Vescovi, il cardinal Giovanni Battista Re ribadite nel 2008 in via scritta - con approvazione di Benedetto XVI - che imponevano a McCarrick di condurre una vita riservata e di abbandonare la residenza del Seminario “Redemptoris Mater”. Tutte richieste alle quali l'ex porporato oppose una tenace disobbedienza, mascherata dai modi ossequiosi con cui si giustificava nelle missive destinate in Vaticano per rispondere ai rimproveri. Nell'articolo si parla, probabilmente a ragione, di "vere coperture nella Curia che hanno garantito l'impunità a un violentatore seriale".

Ma si dimentica di sottolineare che durante il pontificato ratzingeriano, mentre l'allora Papa regnante attraverso il suo 'ministro' competente Re cercò di proibire la vita pubblica all'ex arcivescovo di Washington sulla cui condotta incombevano pesanti ombre - ma non ancora alcuna accusa di pedofilia - altrettanto non fecero altre istituzioni. McCarrick, infatti, continuò a viaggiare all'estero in rappresentanza del Dipartimento di Stato Usa e nelle lettere al cardinal Re si fece schermo con la collaborazione affidatagli dall'allora amministrazione Obama per giustificare il mancato rispetto delle indicazioni della Santa Sede.

Nel 2008 l'ex arcivescovo, ormai caduto in disgrazia, cercò di riabilitarsi con la Segreteria di Stato facendo leva sui buoni rapporti di cui godeva con il team di transizione di Obama. Ed effettivamente, negli anni successivi, il credito concessogli dall'amministrazione dem, su fronti delicati come il Medioriente e sulla Cina gli permisero di ignorare i cartellini gialli sventolati dal Vaticano. La sua attività si fece più intensa dopo il 2013, al punto da svolgere un importante ruolo di mediazione tra Stati Uniti e Cuba su richiesta dell'amministrazione Obama.

"La svolta clamorosa del 27 luglio 2018" menzionata dal Corsera e messa in contrapposizione con l'"impunità" garantita nei precedenti pontificati arrivò dopo che il comitato competente dell'arcidiocesi di New York ritenne credibile la prima accusa di abusi sessuali su un minore per un episodio avvenuto 45 anni prima, mentre nel frattempo McCarrick aveva intensificato la sua attività di "diplomazia soft". Una precisazione che non va interpretata come un ribaltamento della lavagna in cui il Corsera ha segnato i suoi 'buoni' ed i suoi 'cattivi' su una vicenda che ha coperto di vergogna e di dolore la Chiesa: a Francesco, infatti, va riconosciuto di essere stato il primo Papa ad avviare un'indagine formale presso la Congregazione per la Dottrina della Fede e ad avergli imposto, prima del decreto conclusivo, la rinuncia al cardinalato e successivamente la riduzione allo stato laicale. Ma, alla luce dei fatti noti, non è corretto affermare che Benedetto XVI abbia lasciato l'ex arcivescovo di Washington "navigare nelle alte gerarchie ecclesiastiche".

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