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Matrimonio gay, l'Africa è sotto ricatto

Poche ore dopo la celebrazione in Francia del primo matrimonio gay, in Nigeria è stata approvata una legge che proibisce i matrimoni omosessuali. La comunità internazionale però minaccia di far sparire gli aiuti economici per la cooperazione se la legge verrà ratificata.

Africa

Il 30 maggio, poche ore dopo la celebrazione in Francia del primo matrimonio omosessuale, in Nigeria la camera dei rappresentanti ha approvato all’unanimità una legge che proibisce i matrimoni gay e dichiara illegale la costituzione di organizzazioni in difesa dei diritti degli omosessuali.

Per i trasgressori si prevedono pene detentive fino a 14 anni. La legge punisce inoltre con il carcere fino a dieci anni chiunque faccia da testimone o in qualche modo aiuti delle coppie omosessuali a sposarsi. Infine, proibisce, e sanziona con il carcere sempre fino a dieci anni, la creazione di club e organizzazioni gay e ogni pubblica manifestazione diretta e indiretta di omosessualità.
Subito dopo l’approvazione, la legge, che aveva già ottenuto il voto favorevole del senato nel novembre del 2011, è stata inviata al presidente Goodluck Jonathan che la deve ratificare. Che lo faccia, però, non è del tutto scontato.

Il problema non è dato dall’esistenza di potenti gruppi di pressione contrari alla legge. La condanna dell’omosessualità in Nigeria è generale sia negli stati del nord a maggioranza islamica sia in quelli del sud dove si concentrano i cristiani e l’omosessualità è proibita fin dai tempi in cui il paese era una colonia britannica.
Peraltro in tutto il continente africano, salvo che in Sudafrica, i matrimoni omosessuali non sono ammessi e in molti stati l’omosessualità è illegale, punita anche con la morte.

Tra i casi più recenti, ad aprile in Tunisia è stato arrestato per sodomia Mounir Baatour, avvocato e fondatore del Partito Liberale, colto in flagranza insieme a un ragazzo in un albergo della capitale Tunisi. A maggio, in Zambia, è toccato a un militante gay, arrestato per le dichiarazioni fatte durante un programma televisivo in difesa del matrimonio tra persone dello stesso sesso e in favore della depenalizzazione della omosessualità.
Pochi giorni dopo, sempre in Zambia, una coppia di uomini gay conviventi da diverso tempo sono stati a loro volta arrestati e rischiano fino a 14 anni di carcere per atti sessuali contro natura.

Tornando alla Nigeria, ciò che ha rallentato l’iter della legge e potrebbe indurre il presidente Jonathan a non firmare il testo è il rischio di veder interrotti i finanziamenti internazionali della cooperazione bilaterale e multilaterale allo sviluppo, inclusi e anzi, in particolare, quelli destinati ai programmi di lotta all’AIDS.
Recentemente il governo britannico ha infatti minacciato di sospendere gli aiuti ai paesi africani che violano i diritti degli omosessuali maschi e femmine. L’Unione Europea potrebbe seguire l’esempio della Gran Bretagna: nel 2011, mentre la legge era in discussione al senato, ha ufficialmente protestato, chiedendo al governo nigeriano di desistere dall’iniziativa. In un suo intervento, il parlamentare europeo Michael Cashman, dell’intergruppo LGBT (acronimo di Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender), aveva dichiarato:

“Se questo progetto di legge venisse approvato, (i parlamentari nigeriani, n.d.a) dovranno riternersi responsabili delle complicazioni che sorgeranno tra l’Unione Europea e la Nigeria, complicazioni che riguarderebbero anche gli aiuti economici che attualmente diamo”. Anche gli Stati Uniti avevano alzato la voce nel 2011 e il presidente Obama aveva emanato una direttiva che imponeva al personale diplomatico e ai cooperanti USA di promuovere e proteggere i diritti degli omosessuali e dei transgender nigeriani.

Se promulgata, la legge danneggerebbe per primi i programmi di lotta all’AIDS perché una parte dei fondi dell’UNSAID, il programma delle Nazioni Unite per l’AIDS/HIV, in Nigeria come altrove vanno a organizzazioni che lavorano con gli omosessuali, cosa che non sarebbe più consentita.
Nel novembre del 2011 la parlamentare Ulrike Lunacek, copresidente dell’Intergruppo LGBT del Parlamento Europeo aveva tra l’altro affermato: “questo è un progetto di legge che si basa sull’idea errata che l’omosessualità non appartenga alla storia e alla cultura dell’Africa, credenza che nel corso della storia di qualunque continente è stata ampiamente smentita, dal momento che sono sempre esistite donne e uomini che si sono innamorati di persone del proprio sesso”.

È una dichiarazione che lascia senza parole. Si può non essere d’accordo con l’iniziativa di legge nigeriana, ma di certo non è perché ritiene l’omosessualità estranea alle società africane tradizionali che il parlamento nigeriano è contrario ai matrimoni gay, bensì perché si preoccupa di tutelare la famiglia e i bambini.
Per di più che il verificarsi di un comportamento ne legittimi l’esistenza è un argomento davvero debole: quel che è peggio, avvalora un principio pericoloso che consente di giustificare praticamente qualsiasi cosa.