• COVID E POTERE

Mascherine, ormai sono una mania del governo

Anche d'estate le mascherine si devono tenere sui mezzi pubblici. Anche a costo di ostacolare i viaggi dei turisti, il governo Draghi continua a mantenere queste restrizioni, unico nel mondo occidentale, fuori tempo massimo. E ci sono le solite contraddizioni: in treno sì, in aereo (e in discoteca) no. Un colpo di tosse costa ancora la quarantena.

Mascherina al chiuso

Prepariamoci a vedere le immagini delle persone che, per mancanza di liquidità o perché costrette a lavorare, dovranno trascorrere il mese di agosto nella calura delle città deserte e saranno pure costrette a indossare la mascherina anti-Covid prendendo i mezzi pubblici, magari senza aria condizionata. Le ultime decisioni del governo italiano ormai cozzano contro ogni elementare buon senso e si discostano in maniera imbarazzante dall’orientamento quasi unanime di tutti gli Stati europei, che già da marzo hanno praticamente abolito ovunque l’uso dei dispositivi di protezione nei luoghi chiusi e anche su autobus, treni e aerei.

Basta osservare nelle ultime settimane i volti dei turisti che, per fortuna, hanno preso d’assalto alcune località turistiche italiane e che si vedono costretti a indossare la mascherina per andare al cinema o al teatro (per fortuna dal 16 giugno l’obbligo non c’è più) o per spostarsi da una località all’altra, da Milano a Torino ad esempio, perché a bordo treno occorre ancora la FFP2.

Quali sono le ragioni di tale ostinazione del governo italiano rispetto al prolungamento fino al 30 settembre di tali obblighi non è dato sapere. Perfino tra i virologi e gli scienziati serpeggia malumore, visto che gran parte di loro ha ammesso di non indossare più la mascherina da nessuna parte, se non sul luogo di lavoro, cioè in ospedale o nelle case di riposo, dove l’obbligo è ancora in vigore.

In discoteca, anche negli ambienti chiusi, dove gli assembramenti sono decisamente superiori a quelli di un treno o un autobus, dove invece ognuno ha il suo posto assegnato, l’obbligo delle mascherine è caduto già da tempo, ma era rimasto fino a qualche giorno fa nei cinema e nei teatri. Norme illogiche, che alimentano lo scetticismo e la frustrazione di milioni di persone che non capiscono più da tempo l’operato di chi prende decisioni in questo campo.

E che c’è differenza c’è tra aerei e treni? La durata del viaggio? Per andare da Milano a Bari in aereo ci vuole poco più di un’ora, mentre in treno occorrono 8-9 ore? E’ questo il motivo per cui in volo la mascherina non serve più mentre sulle carrozze di un Frecciarossa sì? Si tratta, peraltro, di un’offesa nei confronti di Trenitalia e Italo, che già da tempo hanno pubblicizzato l’efficienza dei loro sistemi di aerazione che, al pari di quelli di Ita e di altre compagnie aeree, assicurano un ricambio dell’aria pari al 99%, impedendo dunque qualsiasi contagio. E poi, se si è detto per due anni che il tempo necessario per trasmettere il virus è di pochi minuti, anche su un volo che dura un’ora ci sono rischi, no?

E la quarantena per i positivi al covid? Altra farsa in salsa italiana. In questo periodo ci sono tante persone che per uno starnuto o un colpo di tosse fanno un tampone, continuando a sostenerne il costo (almeno 15 euro), e, se risultano positive, sono costrette a stare chiuse in casa per una settimana, rinunciando ad uscire e ad andare a lavorare, con ripercussioni sulla produttività complessiva di un Paese che ha urgente bisogno di ripartire in tutti i campi e in ogni modo per frenare un declino che potrebbe risultare irreversibile già a partire dall’autunno.

Sono scelte miopi che ogni tanto vengono messe in discussione perfino da chi le prende. E’ di queste ore la dichiarazione del sottosegretario alla salute, Costa, che ha prospettato l’eventualità di poter abolire l’isolamento per i positivi. A quel punto che senso avrebbe sapere di essere positivi? Perché continuare ad alimentare il business dei tamponi quando in ospedale, per fortuna, ci sono numeri risibili di ricoverati in reparti ordinari e terapie intensive?

Più in generale, vista l’incertezza internazionale, e considerate le preoccupazioni per la guerra russo-ucraina e per gli effetti sulle forniture di gas e di materie prime e per le criticità legate all’inflazione, non sarebbe il caso che anche il mondo dell’informazione abbassasse i toni, evitando di continuare a diffondere la ossessiva contabilità quotidiana dei casi Covid, di per sé privi di significato, essendo stato il virus derubricato da gran parte degli scienziati a semplice raffreddore?

Nessuno può fare previsioni su quello che succederà in autunno, nessuno può dire che la pandemia è finita o che non ce ne sarà un’altra. Ma intanto sarebbe giusto che non ci si ostinasse nel perpetuare un’emergenza che al momento assolutamente non c’è, trasmettendo messaggi di incertezza e precarietà che vanno a impattare duramente sulla salute mentale e psichica delle persone, sulla situazione socio-economica e sull’immagine del nostro Paese agli occhi dei turisti.

Si metta un freno a tutto questo, abolendo ogni restrizione, per consentire alle persone di godersi quello che per due anni hanno solo agognato o vagamente assaporato: una vera normalità.

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