Maria Mediatrice, il mistero sulla perizia della commissione romana
A differenza che per la commissione belga e per quella spagnola, non si è mai ritrovato il testo della perizia della commissione romana incaricata di approfondire, da Pio XI, la mediazione universale di Maria in vista di una eventuale definizione dogmatica. Le possibili ragioni.
Nell’articolo di domenica scorsa, si è potuto constatare che, stando alle dichiarazioni di padre José Maria Bover, SJ, la Commissione romana stava seguendo lo stesso principio che animava le perizie della Commissione belga e di quella spagnola, di cui Bover era membro, ossia considerare «la Mediazione universale [di Maria] nella sua interezza», riconoscendo estrema importanza al «primo momento». Si tratta del fatto che la mediazione materna di Maria nella distribuzione delle grazie si fonda sulla sua cooperazione all’acquisto delle grazie stesse; in altre parole, sulla corredenzione. Ed è in effetti una sottolineatura che ritroviamo nella perizia di P. Réginald Garrigou-Lagrange, professore di teologia dogmatica, filosofia e teologia spirituale all’Angelicum di Roma.
Prima di frugare tra le pagine del lavoro del grande domenicano, dobbiamo fare un passo indietro. Mentre è stato piuttosto agevole conoscere i nomi dei teologi membri della Commissione belga – Camille van Crombrugghe, Joseph Lebon e Benoît-Henri Merkelbach – e di quella spagnola – Ángel Amor Ruibal, Isidro Gomá y Tomás e José Maria Bover –, le cose non sono andate così lisce per la Commissione romana. È grazie al lavoro tenace e certosino di suor Florence Coomans [Marie Médiatrice de toutes grâces dans la Commission pontificale instituée par Pie XI (1922), Lugano – Siena 2025], che, dopo anni di ricerca, si è finalmente riusciti a risalire ai quattro nominativi. Dalla lettera che l’allora segretario di Stato, il cardinale Pietro Gasparri, scrisse al cardinale Désiré-Joseph Mercier (28 novembre 1922, in M. Hauke, Maria, “Mediatrice di tutte le grazie”, Lugano 2005), sappiamo che Pio XI aveva disposto che i quattro membri dovessero provenire da quattro università teologiche romane: la Gregoriana, l’Urbaniana (all’epoca Collegio De Propaganda Fide), il Seminario Maggiore del Laterano e l’Angelicum; il papa voleva inoltre che la scelta non cadesse esclusivamente su teologi già noti per essersi pronunciati a favore della definibilità della mediazione universale di Maria.
Il prescelto proveniente dall’Università dei domenicani doveva essere P. Édouard Hugon, teologo di fiducia di Pio XI, il quale però, secondo quanto egli stesso scrisse a Mercier in una lettera del 29 febbraio 1924, suggerì al papa il nome di P. Garrigou-Lagrange, come suo degno sostituto (che fu anche nominato segretario della Commissione); per la Gregoriana fu scelto il P. Silvio Fabbri, SJ. Al domenicano e al gesuita venne affidata l’esposizione sistematica della dottrina, mentre ai rappresentanti della Lateranense e dell’Urbaniana lo studio della teologia positiva, come si chiamava allora, ossia la presentazione delle fonti storiche. Come rappresentante del Seminario Maggiore, la scelta cadde su Pio Paschini (che nel 1932 diventerà magnifico rettore dello stesso e, nel 1954, presidente del Pontificio comitato di scienze storiche), mentre per Propaganda Fide fu proposto il nome di Ettore Baranzini, rettore del Pontificio Seminario Lombardo e, dal 1933, arcivescovo di Siracusa.
La difficoltà nel rintracciare l’identità dei membri della Commissione romana è parsa poca cosa rispetto a quella di ritrovare il testo della perizia. Mentre abbiamo a disposizione una sintesi della perizia della Commissio Belgica (De definibilitate mediationis B. V. Mariæ tribuendæ, in Marianum, 1985, 47, pp. 79-176) e della Commissio Hispanica (De universali B. Mariæ V. mediatione Theologica disquisitio, in Marianum, 1985, 47, pp. 42-78), nulla sappiamo di quella romana. Secondo il professor Manfred Hauke, «un esito positivo della ricerca sarebbe stato per la verità piuttosto inverosimile, visto che i documenti (a quanto pare) sono già stati oggetto di ricerca (al più tardi) negli anni novanta da parte di qualche autorità della Curia romana, senza essere stati trovati» (Maria, “Mediatrice di tutte le grazie” nell’Archivio Segreto Vaticano del Pontificato di Pio XI, in Immaculata Mediatrix, 2007, 7/1, p. 122). La ricerca cui si allude sembra essere stata realizzata a favore della Commissione di Czestochowa (1997), istituita a seguito del Congresso Mariologico del 18-24 agosto 1996, per studiare l’opportunità di definire il “quinto dogma”.
La stessa suor Coomans non ha potuto rinvenire il testo di questa perizia nella sua ricerca; «in effetti, dopo tutte le ricerche effettuate a partire dall’apertura degli Archivi Apostolici per il periodo di Pio XI, nessuno ad oggi è ancora riuscito a trovarlo. Su questo documento aleggia un vero e proprio mistero, mentre le altre due perizie sono già state pubblicate in toto o parzialmente» (Coomans, p. 149).
Che questa perizia sia stata fatta sparire? O che non sia mai stata consegnata? E per quale ragione? Sono domande a cui non si è in grado per ora di dare risposte fondate. Forse c’entra qualcosa il fatto che le due nomine di Paschini e di Baranzini non siano state particolarmente felici. La levatura dei due professori in questione è fuori discussione, ma è pur vero che nessuno di loro si era mai distinto per lavori dedicati alla mariologia; di Paschini si ricorda solo un articolo del 1931 sul culto a Maria nell’antichità cristiana; riguardo a Baranzini, suor Coomans (p. 148, nota 153) riporta la sua eloquente risposta al cardinale Gasparri: «Sento […] la mia poca competenza in materia, avendo da solo un anno preso a spiegare la dogmatica nella scuola di Propaganda. Confidando che la mia pochezza non sia di impedimento ai lavori [...]». Pio XI aveva voluto che i teologi coinvolti non fossero nel loro insieme già noti per il sostegno favorevole alla definibilità della mediazione universale di Maria, ma sembra che alcune di queste scelte abbiano tralasciato anche la loro competenza nell’argomento mariologico.
Grazie alla ricerca del prof. Hauke, abbiamo invece a disposizione la perizia integrale di P. Garrigou-Lagrange (in Maria, “Mediatrice di tutte le grazie”, pp. 163-179), mentre possiamo dedurre il contenuto del contributo di P. Fabbri a partire da un articolo anonimo, che è stato probabilmente scritto dalla sua mano, pubblicato su La Civiltà Cattolica nel 1924, dal titolo La Madre di Dio universale mediatrice di grazia, e decisamente favorevole alla definizione.
Torniamo al «primo momento» della mediazione di Maria, che avrebbe costituito lo snodo fondamentale delle tre perizie, dimostrando in questo modo una notevole condivisione di vedute sul tema. Le tre commissioni si rendono conto che il fondamento della singolare mediazione di Maria sta nell’altrettanto singolare cooperazione all’acquisto di quelle stesse grazie; in termini più tecnici, che la partecipazione della Santa Vergine alla Redenzione oggettiva o in atto primo è il fondamento della sua partecipazione alla Redenzione soggettiva o in atto secondo. Il tema della mediazione non poteva quindi trascurare quello della corredenzione. Questa più che opportuna apertura di prospettiva portava in sé tanta fecondità quante nuove difficoltà.
La nuova Rachele – Il testo del video
La moglie eletta di Giacobbe è un’altra prefigurazione di Maria Santissima, così come il figlio di lei, l’antico Giuseppe, è figura di Gesù. Già nella tradizione ebraica Rachele è vista come la madre sofferente che intercede per il suo popolo e le cui lacrime vengono esaudite da Dio.
Corredentrice perché Mediatrice: il contributo della Commissio Hispanica
Nel 1925 la commissione teologica spagnola inviò alla Santa Sede un lavoro di oltre duemila pagine sulla verità della mediazione universale di Maria Santissima: che comprende la corredenzione. Un criterio fondamentale, in linea con quello delle altre due commissioni volute da Pio XI.
Maria Mediatrice, il prezioso lavoro della commissione belga
Van Crombrugghe, Lebon e Merkelbach furono i tre teologi nominati per i lavori della commissione di studio belga sulla mediazione universale di Maria. Una perizia di grande importanza, perché confermò che questa mediazione può essere definita «come verità dogmatica e dogma di fede».
Maria Mediatrice, il risveglio dei teologi
Gli anni Venti del XX secolo rappresentarono la stagione della fioritura teologica della mediazione materna di Maria, nuovamente dietro impulso del cardinale Mercier. Il quale arrivò a chiedere al Papa una nuova dichiarazione dogmatica.
Maria Mediatrice, la petizione del cardinale Mercier (II parte)
Nel 1920, Mercier richiese ufficialmente alla Santa Sede la celebrazione di una festa in onore della Mediatrice di tutte le grazie. E Roma la concesse. Il Proprio della Messa della festa è un vero gioiello, che aiuta a comprendere la verità della mediazione mariana.
Maria Mediatrice, la petizione del cardinale Mercier
Dietro impulso della mistica carmelitana Madre Maddalena di Gesù, il cardinale Mercier si adoperò perché la Chiesa proclamasse dogmaticamente la verità della mediazione universale di Maria Santissima. L’importante contributo teologico del canonico Bittremieux.

