• VIA LIBERA ALLA LEGGE DI BILANCIO

Manovra di lacrime e fumo, mentre le aziende scappano

Un’altra pioggia di tasse e balzelli sta per abbattersi sugli italiani, soprattutto sul ceto medio. Soluzioni servono soltanto per compiacere fasce sociali che ne percepiranno temporaneamente i benefici, salvo scoprirsi più povere per la generale depressione che interesserà la nostra economia. Intanto le  aziende, come la Whirlpool, scappano. 

Come alla fine di ogni anno, anche in queste settimane si discute di legge di bilancio e i partiti di governo litigano aspramente per tutelare i rispettivi orticelli elettorali. Questo è comprensibile. Molto meno comprensibile risulta invece ricorrere ai soliti pannicelli caldi, anziché varare manovre di ampio respiro in grado di dare una reale prospettiva di crescita al Paese. In questo caso, poi, i rimedi sembrano davvero peggiori dei mali. Soprattutto se le indiscrezioni di queste ore saranno confermate.

Un’altra pioggia di tasse e balzelli sta per abbattersi sugli italiani, soprattutto sul ceto medio. La demonizzazione della ricchezza e dell’iniziativa imprenditoriale sembra, al di là dei proclami ufficiali, la cifra dominante delle scelte di politica economica che l’esecutivo si accinge a fare. C’è una forte penalizzazione del risparmio, c’è una negazione del principio costituzionale della progressività dell’imposizione fiscale, c’è una scarsa considerazione delle difficoltà burocratiche delle imprese, c’è il retropensiero giustizialista di voler cercare l’evasione fiscale anche dove non c’è.

Insomma, una manovra piena di slogan, di fumo negli occhi dei contribuenti (vedi tassa green sulla plastica), che finisce per tassare i redditi medi, per consacrare un principio pauperista pericoloso per lo sviluppo sociale e per alimentare quel clima da caccia alle streghe che disarticola ulteriormente la società e non risana le casse dello Stato.

La guerra all’evasione fiscale è il mantra di una manovra che intende abbassare a mille euro la soglia di liceità delle transazioni in contanti, forse per favorire banche e operatori finanziari, che si arricchiranno sempre più con le commissioni su bancomat e carte di credito. L’azzeramento delle detrazioni fiscali per i redditi superiori ai 100-120.000 euro lordi contraddice il principio della progressività dell’imposizione fiscale, sancito dall’art.53 della Costituzione e richiamato mesi fa per smontare ogni ipotesi di flat tax.

Poi ci sono tutta una serie di detrazioni possibili per le spese effettuate dai parrucchieri, dagli idraulici o nei ristoranti. E multe per chi non usa il bancomat.

Ma queste soluzioni servono soltanto per compiacere fasce sociali che ne percepiranno temporaneamente i benefici, salvo scoprirsi più povere per la generale depressione che interesserà la nostra economia se una manovra siffatta verrà approvata con questi contenuti.

Intanto, però, il governo non appare in grado di affrontare le emergenze che davvero rischiano di far sprofondare il Paese, sia nella sostanza che nella forma. Ci riferiamo soprattutto ad Alitalia, che in queste ore sta vivendo l’ennesima agonia, con la scadenza del prestito ponte, rinnovato per la settimana volta, in mancanza di una soluzione di mercato convincente e in grado di rilanciare la compagnia di bandiera. Si attendono offerte di potenziali acquirenti che ogni volta sembrano vicine ma poi tramontano. E tutta Europa ci giudica per una telenovela che sembra davvero senza fine.

La multinazionale americana Whirlpool, contrariamente alle promesse fatte in passato dall’ex Ministro dello Sviluppo economico (ora promosso agli Esteri!) Luigi Di Maio, ha annunciato che cesserà la produzione nello stabilimento di Napoli a partire dal primo novembre. L’Ilva di Taranto continua ad essere una polveriera, con contraddizioni pronte ad esplodere e a provocare nuove tensioni sociali. Le crisi aziendali si moltiplicano e si aggrovigliano, ma i parlamentari sembrano tranquilli e beati perché l’approvazione della riduzione del numero di senatori e deputati ha allungato la vita della legislatura e quindi c’è la certezza di non andare a votare in tempi brevi. Ma questa permanente provvisorietà è la cartina al tornasole di un Paese che naviga a vista e annaspa, mentre le riforme strutturali si allontanano. Neppure quelle destinate a incidere maggiormente sull’economia, come la riduzione del cuneo fiscale, sembrano prendere forma.