Maduro processato e regime venezuelano commissariato
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Udienza preliminare a New York: Maduro e la moglie si dichiarano innocenti. Intanto in Venezuela prende il potere ufficialmente la vicepresidente Delcy Rodriguez. Apparentemente nulla cambia (come vuole la Cia).
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Udienza preliminare del processo a Nicolas Maduro e alla moglie Cilia Flores, nel tribunale di Manhattan, New York. L’ex presidente del Venezuela e consorte dichiarano di essere ancora, rispettivamente, presidente e first lady, di essere stati rapiti illegalmente. Si dichiarano innocenti e si considerando prigionieri di guerra, respingendo tutte le accuse: cospirazione per narcoterrorismo, cospirazione per l'importazione di cocaina, possesso di mitragliatrici e dispositivi esplosivi e cospirazione per possesso di mitragliatrici e ordigni esplosivi contro gli Stati Uniti. Maduro è ora detenuto, assieme alla moglie Cilia Flores, al Metropolitan Detention Center, la prigione federale di Brooklyn, New York.
L’udienza preliminare è stata accolta come una grande festa da tutta la comunità venezuelana in esilio, nonostante si siano tenute manifestazioni di segno opposto, anche in Italia, dei nostalgici di Maduro (o quantomeno dei nemici di Trump, per protestare contro il suo intervento armato). Maduro, in dodici anni di potere pressoché assoluto, lascia un paese in macerie. Una fonte non sospetta, Human Rights Watch, fornisce le cifre del disastro: su 29 milioni di abitanti, 20 vivono al di sotto della soglia di povertà e, di questi, 14 hanno bisogno di aiuti umanitari per sopravvivere. Per fuggire dalla miseria, circa 8 milioni di venezuelani hanno lasciato il paese, nella stragrande maggioranza dei casi (6,5 milioni) per rifugiarsi in altri Stati sudamericani. Dopo le elezioni rubate del 2024, il 43% dei venezuelani dichiarava di voler emigrare. Alla miseria si aggiunge la repressione: più di 300 persone sono state uccise durante le manifestazioni contro le elezioni fraudolente. I prigionieri politici sono più di 17mila. I casi denunciati di tortura, quasi 1700.
Maduro non mostra sensi di colpa per la politica che ha portato a questo disastro, si dichiara innocente per i reati penali che gli vengono contestati e i suoi legali si battono perché venga riconosciuto (a lui e alla moglie) il diritto di immunità di un capo di Stato. Ma gli Usa non hanno mai riconosciuto Maduro come legittimo presidente, né dopo le elezioni del 2019, né tantomeno dopo quelle del 2024, quelle in cui l’opposizione democratica è riuscita a produrre le prove inoppugnabili dei brogli (i veri registri elettorali).
In Venezuela, intanto, prende ufficialmente il potere la vicepresidente Delcy Rodriguez. Come primo decreto, ha dato inizio a uno “stato di commozione esterna”, una sorta di lutto, in cui viene vietato parlar male di Maduro ed è punito con l’arresto chiunque venga scoperto a parlar bene del raid americano che lo ha catturato. Gli squadroni della morte chavisti, i “colectivos” paramilitari, hanno pattugliato in moto Caracas e le altre città, riaffermando il controllo del territorio da parte del regime. Posti di blocco sono stati allestiti da paramilitari, per perquisire le auto di passaggio. Sette giornalisti sono stati arrestati, solo ieri, 6 gennaio.
Anche senza Maduro, sembra che nulla sia cambiato. Nemmeno all’estero: le sanzioni statunitensi restano. Per tentare di forzare il blocco, 12 petroliere assieme hanno lasciato il Venezuela. Potrebbero essere tutte sequestrate. Trump ha parlato in termini semplici e brutali, nella sua ultima conferenza stampa in aereo: le forze armate americane sono pronte a «a effettuare un secondo attacco in Venezuela se necessario. Non è più fuori discussione ora. Se non si comportano bene, effettueremo un secondo attacco».
Ma d’altra parte, a tenere in piedi l’apparato di regime, sono gli Usa su suggerimento della Cia. Secondo un documento pubblicato in esclusiva dal Wall Street Journal, «Una recente valutazione riservata dei servizi segreti statunitensi ha stabilito che i membri di spicco del regime di Nicolás Maduro, tra cui il vicepresidente Delcy Rodríguez, sarebbero nella posizione migliore per guidare un governo provvisorio a Caracas e mantenere la stabilità a breve termine se l'autocrate perdesse il potere». Il servizio segreto americano, dunque, è il maggior responsabile della mancata transizione alla democrazia. Perché: « Il rapporto concludeva che Edmundo González Urrutia, considerato da molti (anche dal governo federale degli Usa, ndr) il vero vincitore delle elezioni del 2024 contro Maduro, e [Maria Corina] Machado avrebbero faticato a ottenere legittimità come leader, dovendo affrontare la resistenza dei servizi di sicurezza filo-regime, delle reti di traffico di droga e degli oppositori politici».
Come sempre la Cia, come da sua tradizione, preferisce la stabilità alla libertà e Trump ne ha sposato la linea, visto che non vuole rischiare di inviare il suo esercito in guerre lunghe all’estero. Il rischio, però, è che proprio la permanenza del regime sia fonte di instabilità. Prima di tutto perché non è detto che il regime, ora nelle mani della Rodriguez, si faccia intimidire dagli Usa al punto da comportarsi come un governo commissariato, come vorrebbe Trump. E poi perché l’opposizione potrebbe a questo punto insorgere. Anche contro gli Usa. Trump, in questo caso, perderebbe un alleato prezioso.


