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L'ultima follia: se la mafia esiste è colpa dei cattolici

Ci mancava la mafia. Imputata di ogni nefandezza, la Chiesa cattolica scopre ora di essere responsabile del radicamento nel Bel Paese della criminalità organizzata. Non bastavano i soliti attacchi:  ora un giornalista e un magistrato lanciano altre infamanti accuse. L'Italia è un Paese cattolico, per questo c'è la mafia.

Processione in Calabria

Ci mancava la mafia. Accusata di ogni nefandezza, la Chiesa cattolica, e con essa i fedeli cattolici italiani, scopriranno da queste righe di essere anche responsabili del radicamento nel Bel Paese della criminalità organizzata. Non bastavano le leggende nere, le crociate, la caccia alle streghe, l'accusa di impedire il progresso della scienza e la tutela dei diritti umani perché contro aborto e altre derive eugenetiche che ormai conosciamo. Adesso pastori e fedeli dovranno discolparsi anche dall'infamante accusa di essere contigui con i "massantissima" e di smerciare coppole e pizzini per coprire mafiosi, camorristi, 'ndranghetisti e compagnia. Verrebbe da dire: avanti che c'è posto, presto saremo accusati di essere responsabili dell'ormai accertata assenza della nebbia dalla Pianura padana. Eppure il disegno sembra essere proprio questo.

É ancora l'Emilia a farsi portavoce di un nuovo tormentone destinato a tenere banco e a diffondersi a macchia d'olio. La tesi è questa: «Vi siete mai chiesti perché la mafia si è radicata in un Paese cattolico e non nei Paesi protestanti?», si è chiesto il giornalista e scrittore Antonio Nicaso che con il sostituto procuratore Nicola Gratteri ha presentato nel reggiano il libro scritto a quattro mani “Acquasantissima” che racconta dei presunti rapporti tra 'ndrangheta e Chiesa cattolica. Semplice: «Perché i cattolici mettono davanti a tutto il perdono, mentre nei Paesi protestanti davanti a tutto c'è la giustizia terrena». Secondo Nicaso, e qui l'aggettivo di Sciascia di professionista dell'antimafia è davvero calzante, «i mafiosi sperano nel perdono di Dio e non in quello degli uomini. Così non credono alla giustizia terrena». La cosa ha fatto arrabbiare tanti, persino i cattolici del Pd, che si sono sentiti offesi anche perché non si è mai visto un professionista dell'antimafia che sale in cattedra con la pretesa di essere anche un esperto teologo, capace di trovare un nesso nella, tutta da dimostrare, presunta trattativa tra Mafia & Chiesa. O meglio, tra cultura cattolica che è contigua ad un certo tipo di radicamento. 

Per la verità il libro parla di altro, cioè di alcuni casi in cui sacerdoti o prelati sono rimasti invischiati in faccende di mafia, più per paura che per complicità, ma rende onore ai don Diana e ai don Puglisi che per colpa di mafia e camorra hanno trovato la morte. Senza dimenticare il discorso di Giovanni Paolo II sulla spianata di Agrigento e le parole di Benedetto XVI e Francesco. Però non basta. Nicaso doveva giustificare l'astrusa tesi, così, nel corso di un incontro pubblico a Correggio, ha provato il folle volo: mettendo a confronto protestanti e cattolici. Apriti cielo. Lui, l'esperto, ha dovuto fare marcia indietro limitandosi a dire che «la mia è solo un’opinione, non comprovata da studi». Però i 500 che ascoltavano le sue parole, nel teatro prenotato dal Comune di marca Pd, lo hanno ascoltato nella sua intemerata anticlericale. Faccenda pericolosa, perché Nicaso gira il Bel Paese parlando di storie come queste e viene anche considerato uno dei massimi esperti in materia. Ma l'esperimento troverà sicuramente degli epigoni che sapranno sfruttare la sua popolarità in chiave anticlericale.

Il teorema starebbe in piedi se quella cattolica fosse una religione del buonismo, tutta pacche sulle spalle e pateravegloria. Ma si dà il caso che quello cattolico non è altro che un Incontro che cambia la vita di chi lo sperimenta. Portandosi dietro di sé come conseguenze gioia e croce, giudizio e perdono, misericordia e condanna. Un pacchetto molto articolato, codificato da 2000 anni di esperienza sull'humanitas che probabilmente i soloni dell'antimafia non riescono ad accettare, così indaffarati a dividere in maniera manichea i buoni dai cattivi. Con il perdono cristiano forse non avremmo avuto l'Innominato e i tanti Innominati di cui la storia è piena. E nemmeno la loro salvezza, che dovrebbe starci a cuore come la nostra. Ma ciò non toglie che la Chiesa abbia sempre condannato mafie e affini e riconosciuto alla giustizia terrena, purché orientata al bene, una condizione utile alla realizzazione di quella eterna. Sennò Gesù non avrebbe dato a Cesare quello che gli spettava. 

La vicenda però è un campanello d'allarme: fa capire che ormai la Chiesa è sotto attacco per tutti i mali del mondo. Aspettiamo che ci dicano chi è il monsignore che ha escogitato le diaboliche scie chimiche. Forse però è quello scandalo della Croce che non si accetta. Uno scandalo che ci ha lasciato due cose indispensabili per vivere: la fede e il perdono. La prima è fiducia dell'uomo in Dio, la seconda è fiducia di Dio nell'uomo. Uno scandalo che non si riesce a digerire perché oggi è l'uomo che vuole essere Dio e del suo perdono non sa che farsene.