• IL CASO

L'Ue cede sulla pornografia: norme meno restrittive

La partita Ue sulla protezione dei minori da contenuti pericolosi, specialmente pornografia e violenza in tv e Internet. La proposta votata la scorsa settimana dalla commissione Cultura non è abbastanza coraggiosa, perché gli standard a salvaguardia dei minori sono più deboli di quelli oggi in vigore. 

Una partita importante si sta giocando all’Unione europea e riguarda la protezione dei minori da contenuti pericolosi, specialmente relativi alla pornografia e alla violenza in tv e su Internet. Del tema si sta discutendo nell’ambito del generale processo di revisione della direttiva 2010/13 sui servizi di media audiovisivi, che ad oggi prevede delle modifiche che andrebbero a indebolire le attuali tutele per bambini e adolescenti. L’allarme è lanciato dalla Federazione delle associazioni familiari cattoliche in Europa (Fafce), che in un comunicato ha espresso profonda preoccupazione per il voto del 25 aprile alla commissione Cultura del Parlamento europeo.

Il processo di revisione è iniziato con una proposta della Commissione europea pubblicata nel maggio 2016, che nei mesi successivi è stata oggetto di oltre 1300 emendamenti e di lunghe negoziazioni, a conferma dell’importanza della direttiva in questione, la quale regolamenta le offerte di contenuti delle televisioni, dei servizi a richiesta e delle piattaforme online per la condivisione dei video.

Riguardo al tema specifico della protezione dei minori, la Fafce spiega che sono stati fatti dei passi avanti rispetto alle modifiche inizialmente approntate da Bruxelles (di cui questo quotidiano ha già parlato qui), perché alcuni elementari principi riguardanti la tutela da contenuti dannosi sono stati estesi a tutti i servizi audiovisivi, inclusi i grandi portali come Youtube che ospitano filmati creati dagli utenti. Tuttavia, la stessa Fafce sottolinea che la proposta votata la scorsa settimana dalla commissione Cultura non è abbastanza coraggiosa, perché gli standard a salvaguardia dei minori sono più deboli di quelli oggi in vigore. In particolare, non sono state riaffermate le limitazioni sulla pornografia e su altri contenuti pericolosi, come invece proponeva giustamente l’emendamento 81 della commissione per il Mercato interno e la protezione dei consumatori.

L’importanza della protezione dei minori è stata affermata a parole dall’europarlamentare tedesca Sabine Verheyen (Ppe), relatrice della proposta di modifica assieme alla connazionale Petra Kammerevert (Pse). Secondo la Verheyen, “la protezione dei minori è una delle nostre maggiori priorità. Abbiamo proposto di adattare ai servizi online alcune delle regole previste per i programmi televisivi, come per esempio le regole sulla pubblicità diretta e indiretta e sulle sponsorizzazioni”.

Alle affermazioni dell’europarlamentare la Fafce replica che i pericoli per i minori non sono presenti soltanto nella pubblicità, ma anche e soprattutto in certe piattaforme di condivisione video, dove la pornografia è ampiamente diffusa: un problema che si può arginare solo con norme chiare e nette, dotando inoltre i genitori di incisivi strumenti di controllo. “Se la protezione dei minori fosse davvero una priorità per le relatrici, non dovremmo affrontare questa situazione dove il focus di molti dibattiti è su quote e questioni commerciali, piuttosto che sugli strumenti concreti per consentire ai genitori di proteggere i bambini. Il risultato è un compromesso al ribasso, che dà l’impressione che gli europarlamentari siano soggetti alle pressioni di gruppi lobbistici ben finanziati: se le parole mostrano un interesse per il bene comune, la realtà di questo testo mostra il contrario”, ha detto il presidente della Fafce, Antoine Renard.

Per capire in quale verso si evolverà la direttiva, sarà determinante l’assemblea plenaria del 15 maggio a Strasburgo, quando i partiti europei decideranno se dare il via a trattative inter-istituzionali per l’approvazione finale delle modifiche. Intanto, la Fafce ha rilanciato la sua raccolta firme, alla quale hanno finora aderito 20 associazioni di tutta Europa, per chiedere ai membri dell’Europarlamento di rafforzare le norme che limitano la pornografia e la violenza gratuita, a salvaguardia di un armonico sviluppo dei più piccoli e nell’interesse di tutta la società.